(Recensione di Elena Rimondo per “storiadeifilm.it“) – “Un mondo fragile” è un film di César Augusto Acevedo, con Haimer Leal, Hilda Ruiz, Marleyda Soto, Edison Raigosa e José Felipe Cárdenas. Il regista indaga il presente e il recente passato del suo paese, la fase acuta di una crisi sociale esplorata da un cinema intraprendente, vivo, necessario.
Alfonso, un uomo ormai anziano, torna a casa dopo diciassette anni per accudire il figlio gravemente malato ai polmoni. Il luogo che aveva lasciato, però, non esiste più. Ormai la casa è circondata da piantagioni di zucchero dove ogni giorno vengono appiccati incendi per facilitare il lavoro dei tagliatori, col risultato che quasi tutti gli abitanti se ne sono andati in città per sfuggire alla cenere e al fumo.
Storie pazzesche, “Il segreto dei suoi occhi”, “Desde allá”, “Vulcano” e “Un mondo fragile”: film che raccontano le storie più varie e che appartengono a generi diversi, ma caratterizzati da un comune denominatore, ovvero il Sudamerica. Sembra che negli ultimi anni la settima arte stia traendo nuova linfa vitale dall’America Latina, e non più dalla parte settentrionale del continente. È forse il modo più autentico, più audace di raccontare storie la chiave del successo (più di critica che di pubblico, a dire il vero) del cinema sudamericano da qualche tempo a questa parte, e “Un mondo fragile” ne è la prova.
Niente effetti speciali, lunghi silenzi, ritmo lento, eppure la triste storia di Alfonso e della sua famiglia commuove come poche altre. Il film inizia in medias res, con un uomo anziano che torna nella sua casa da cui manca da molti anni. Di cosa abbia fatto tutto questo tempo sappiamo solo che ha abitato in un posto che lui definisce bellissimo, ma, trattandosi probabilmente della città, risulta difficile credergli. Contrariamente a quanto si potrebbe pensare di primo acchito, Alfonso non è tornato per trascorrere gli ultimi anni della sua vita nella casa natale, bensì per assistere il figlio morente. Al capezzale del figlio Alfonso incontra per la prima volta la giovane nuora e il nipotino, oltre alla moglie, una donna rancorosa con la quale ha un rapporto a dir poco conflittuale. I dissidi tra i due vengono esasperati dalla convivenza forzata, dalla malattia del figlio e, ultimo ma non meno importante, dalle condizioni ambientali. La casa di Alfonso è sì circondata dal verde, ma non quello della foresta, bensì quello delle sterminate piantagioni di canna da zucchero nelle quali lavorano la moglie e la nuora di Alfonso. Ogni sera vengono…(per continuare a leggere la recensione cliccare qui –>> “storiadeifilm.it”).
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