13 Novembre 2014

Infanzia, Unicef: dal 1990 -50% il tasso di mortalità dei bambini, in vent’anni tanti i traguardi raggiunti

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Dal 1990 il tasso di mortalità infantile, nel mondo, per bambini sotto i cinque anni è stato ridotto di circa il 50%. Tra il 1990 e il 2012, il numero di bambini che non avevano accesso alla scuola primaria è diminuito di oltre il 40% e ogni anno oltre 100 milioni di bambini vengono vaccinati. Nel 2013 si siano registrati circa 289.000 casi di mortalità materna, una diminuzione di circa il 45% rispetto al 1990. Questi solo alcuni dei traguardi raggiunti, in 25 anni dalla Convenzione sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza, presi in considerazione dal nuovo rapporto dell’Unicef “25 anni di progressi per l’infanzia e l’adolescenza”.

(blogs.unicef.org)

(blogs.unicef.org)

La missione dell’Unicef: tutelare e proteggere i diritti dei bambini. “Fin dalla sua approvazione l’Unicef è stato in prima linea nella promozione della Convenzione – dichiara il presidente dell’Unicef Italia Giacomo Guerrera -, la missione dell’Unicef è, infatti, quella di proteggere i diritti di tutti i bambini, in ogni luogo e in qualsiasi attività che porta avanti ed è l’unica organizzazione specificatamente menzionata dalla Convenzione come fonte di assistenza tecnica e di consulenza”.

Con la pubblicazione l’Unicef si chiede: “il mondo è un posto migliore per i bambini e gli adolescenti?”. Nonostante i progressi, infatti, la maggior parte dei decessi dei bambini sotto i cinque anni avviene per cause prevenibili e circa il 44% di queste morti avviene nei 28 giorni successivi alla nascita. Ancora 17.000 bambini muoiono ogni giorno per cause prevenibili. Polmonite, diarrea e malaria restano le cause principali di morte, mentre quasi la metà (il 45%) di tutti i decessi sotto i cinque anni ha come concausa la malnutrizione.

I dati sui bambini nel mondo.

Almeno 250 milioni di bambini non sono ancora in grado di leggere, scrivere e far di conto, che vadano a scuola o meno. L’iscrizione alla scuola materna, fondamentale per l’apprendimento nella loro vita, è passata dal 27% del 1990 al 54% del 2012, ma ancora diversi paesi devono arrivare raggiungere l’istruzione secondaria universale. Nonostante ogni anno oltre 100 milioni di bambini vengono vaccinati ancora il 20% non riceve le vaccinazioni, la maggior parte dei quali vive nei paesi tra i più poveri al mondo.

Dal 1988 i casi di polio nel mondo sono diminuiti di oltre il 99%. A livello globale, il rapporto dell’Unicef stima che nel 2013 si siano registrati circa 289.000 casi di mortalità materna, una diminuzione di circa il 45% rispetto al 1990 eppure le complicazioni durante la gravidanza e il parto sono alcune delle cause principali di morte tra le adolescenti. I neonati le cui madri muoiono durante le loro prime sei settimane di vita sono più a rischio di morte nei primi due anni di vita. Grazie alla diffusione dei programmi per prevenire la trasmissione da madre a figlio dell’Hiv, le infezioni da Hiv nei bambini sotto i 14 anni si sono ridotte di oltre la metà. Per le mutilazioni genitali, invece, attualmente si registra un importante movimento a livello globale contro le mutilazioni genitali femminili: circa 10.000 comunità e circa 8 milioni di persone in 15 paesi hanno dichiarato la propria volontà ad abbandonare questa pratica dannosa.

Aumentata anche la registrazione alla nascita: tra il 2000 e il 2010 a livello globale il tasso di registrazione è aumentato dal 58 al 65%. Ma circa 230 milioni di bambini sotto i 5 anni non sono stati registrati: significa che 1 bambino su 3 ufficialmente non esiste. Diminuisce di circa un terzo dal 2000, anche il numero di bambini tra i 5 e i 17 anni coinvolti nel lavoro minorile, ma un bambino su quattro nei paesi meno sviluppati lavora. Complessivamente 168 milioni di bambini sono ancora costretti a lavorare. Si è ridotta dal 47% del 1990 al 20% del 2010 la proporzione delle persone che vivono con meno di 1,25 dollari al giorno ma la povertà colpisce soprattutto i bambini creando un ambiente che non ne favorisce il sano sviluppo e mina le loro opportunità di vita. Infine, circa la metà (47%) delle persone che vive in condizioni di povertà estrema nel mondo ha meno di 18 anni. (ADNKRONOS)

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