8 Novembre 2014

Nel 2014 è ancora possibile ci siano operai che vivano in un dormitorio-lager per sopravvivere alla crisi?

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Mobili di ogni genere, costruiti in qualsiasi modo, vecchi lettini, vestiti sparsi e l’acqua, che aveva completamente allagato lo spazio, arrivando ad un metro di altezza. Diciassette persone in totale, di cui 12 italiani, che immobili cercavano un riparo dall’acqua. Questo quello che è apparso davanti agli occhi dei Vigili del Fuoco di Luino, mercoledì scorso, mentre facevano un sopralluogo all’interno di un capannone di Germignaga, in provincia di Varese, dopo le violente piogge che hanno creato non pochi disagi alla popolazione. Sconvolgente il quadro che si è andato a delineare, quando sono intervenuti sia gli agenti della Polizia di Luino, con il vice-questore aggiunto Francesco Menchiari, e la Guardia di Finanza di Luino, con il capitano Alberto Potenza.

(Foto © repubblica.it)

(Foto © repubblica.it)

Ci si stupisce delle situazioni al sud Italia, dei braccianti africani costretti a vivere in pessime condizioni e per meno di venti euro raccogliere pomodori 12-14 ore al giorno, o di venire a conoscenza delle situazioni in cui sono costretti a vivere alcuni cinesi in Italia, magari rinchiusi dentro un capannone, mentre si tratta di vere e proprie abitazioni-dormitorio per decine e decine di persone. Unico fine, quello di avere un lavoro, senza nessuna apparente dignità da salvaguardare, purtroppo. Questo è quello che siamo diventati nel corso degli ultimi anni e con l’alibi della crisi, della ricerca di un impiego maggiormente retribuito e di una vita “migliore”, molti si accontentano di quello che riescono a trovare.

Germignaga, il capannone-dormitorio lager per lavorare in Svizzera. Le abbondanti piogge sono state la causa della scoperta di una terribile vicenda, quella riguardante il capannone-dormitorio lager che serviva ad un imprenditore lucano, un 48enne già noto alle forze dell’ordine, proveniente dalla zona di Francavilla in Sinni, in provincia di Potenza. Qui l’uomo ha affittato lo spazio per dare un luogo in cui “vivere” a dodici italiani, del suo stesso paese, tre romeni, un polacco ed uno svizzero. Tra questa una donna romena aveva il compito di pulire i locali. Tutti i lavoratori, invece, fino all’ultimo non volevano lasciare il capannone, nonostante l’acqua di mercoledì sera avesse raggiunto già il metro di altezza. Questo era l’unico modo in cui vivere, per “combattere la crisi”: ogni mattina giù dalle brande, con direzione Svizzera, per andare a lavorare. All’interno del capannone, inoltre, sono stati trovati anche dei giocattoli, da parte delle forze dell’ordine. Dormire con le proprie famiglie magari, dentro un capannone abbandonato, destinato ad uso industriale, ma più semplicemente usato per secondi fini, quello di dare un posto dove poter dormire a persone pronte a tutto pur di portare a casa qualche euro.

Come è mai possibile, nel 2014, che un imprenditore possa arrivare a tanto? Qual è il business che “gioca” con persone che, per combattere la crisi economica, sono disposte a vivere così? Non è ora di smettere, da parte di alcuni datori di lavoro senza scrupolo, di usare la crisi economica come semplice alibi per risparmiare qualche euro? Com’è possibile che un uomo, un lavoratore, accetti di vivere la sua vita in similei condizioni? Perchè accade questo? Non sarebbe ora, in ogni caso, di dare e di pretendere che i lavoratori abbiano una dignità che spetta a loro di diritto? E, infine, non sarebbe ora che il lavoro tornasse ad essere un fondamentale diritto da tutelare?

L’Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro. La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione. 

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