9 Luglio 2014

“Cerco di tacere il più possibile, scrivere il più possibile e amare il più possibile”: intervista a Maria Antonietta, una ragazza con la chitarra

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“Maria Antonietta è una ragazza con la chitarra e litri di sangue versato.” si legge così sul profilo Facebook dell’artista alla sezione biografia. 

Ph Chiara Gambuto

Ph Chiara Gambuto

Nata a Pesaro nel 1987, Maria Antonietta, al secolo Letizia Cesarini, dopo aver autoprodotto il suo primo disco nel luglio 2010 “Marie Antoinette wants to suck your young blood” e dopo aver fondato il progetto shoegaze Young Wrists nella sua città, confeziona l’esordio in italiano registrato e prodotto da Dario Brunori (Brunori Sas) uscito il 6 gennaio 2012. Poi arrivano un lungo tour che dura quasi un anno e mezzo, un brano come “Animali” nel maggio 2013, una cover di Gigliola Cinquetti ed ora un nuovo disco che si intitola “Sassi” uscito per la Tempesta Dischi. Un disco minimale e sincero, perché per la cantautrice la sincerità verso se stessi è la cosa più importante, quella che poi aiuta ad esserlo con gli altri.

Quando hai cominciato a scrivere canzoni?

Ho cominciato a scrivere canzoni dopo la maturità, quando i miei genitori mi hanno regalato un quattro piste a cassetta. Mi sono sempre piaciute le parole, e poco alla volta hanno preso al forma di canzoni.

Il tuo secondo disco, Maria Antonietta, è arrivato dopo un primo album autoprodotto e in lingua inglese. Perché hai scelto il passaggio all’italiano?  

Quello che mi interessa è lo scontro/incontro con le persone e la lingua inglese era una barriera insormontabile, soprattutto nel momento del live che per me è il momento più importante e vitale. Dunque, frustrata dall’impossibilità di essere compresa fino in fondo ho deciso di cantare in italiano. Se uno vuole comunicare davvero dev’essere trasparente e ho deciso di esserlo fino in fondo.

Un disco, in un certo senso doloroso, ruvido, Maria Antonietta, in cui racconti di pillole, depressione, bisogno d’amore… Ti è servito scriverne? 

Sicuramente scrivere di cose poco degne le ha rese degne, le ha santificate, le ha rese meritevoli di essere conservate sottovuoto. Mi ha guarita scrivere quel disco, mi ha aiutata, mi ha fatta sentire più leggera condividere certe tristezze con il resto del mondo. L’importante poi è andare avanti.

Hai imparato ad accettare la realtà? In Estate ‘93 cantavi di esserne incapace.

Credo che certi assiomi della realtà non li accetterò mai come essere umano, altre cose sono diventata più brava a gestirle, questo sì.

E la passione per l’agiografia da dove nasce?

Mio padre è un appassionato e uno studioso di Arte Medievale e dipinge icone sacre. Le mie vacanze dell’infanzia e dell’adolescenza sono state dedicate a chiese, abbazie, musei diocesani ecc. Tutta quella bellezza mi ha conquistata. Ci sono un mucchio di storie e di vite interessanti da scoprire nell’agiografia, è un territorio affascinante.

Ph Daniele Bianchi; Circolo degli artisti Roma

Ph Daniele Bianchi; Circolo degli artisti Roma

Nel mese di marzo è uscito Sassi con l’etichetta La Tempesta Dischi, anch’esso molto diretto ma apparentemente più sereno e anche musicalmente più pulito…

In realtà è un disco forse anche meno sereno del precedente, ma i sentimenti anche i più terribili sono esplorati per così dire con una lucidità maggiore, perchè io sono più salda. E quando sei più salda puoi permetterti di affrontare o di parlare anche dei demoni più spaventosi. In quanto a pulizia è sicuramente più sporco questo, più grezzo. Non è stato registrato in uno studio, ma in una maniera anarchica sulle montagne in provincia di Ancona, qui a casa da Andrea Vescovi e la produzione è stata condotta tutta all’interno della mia famiglia con Marco Imparato e Giovanni Imparato. Insomma è un disco nato in famiglia, con tutte le libertà che puoi concederti quando sei all’interno della tua famiglia.

In occasione della manifestazione Fuori chi legge, a Luino, a coloro che ti hanno chiesto di dare un consiglio ai giovani, hai risposto che suggeriresti a tutti di vivere nella verità e nella purezza. Puoi spiegarmi cosa intendevi?

Agire e parlare senza la paura del giudizio degli altri. Credere e procedere diritti.

Penso a Giardini Comunali in cui canti: “La verità non si contiene e non fa sconti… continuerò a fare quello che mi pare, questo è sicuro: nella purezza come ho fatto sempre…”. E’ molto importante per te l’autodeterminazione sincera, vero?

La sincerità verso se stessi è la cosa più importante che c’è, è propedeutica alla sincerità verso il mondo. Riconoscere i propri talenti e le proprie debolezze ma anche il proprio valore serenamente è la cosa più difficile ma più importante che ci sia.

Sostieni di esser di poche parole, cioè una di quelle persone che faticano ad esprimere pensieri e convinzioni agli altri, in un’epoca in cui invece ogni cosa viene sbandierata e spesso urlata con ogni mezzo. Hai quindi trovato nella musica il tuo modo di esprimerti?        

Credo di sì.

Cosa t’infastidisce di più del nostro tempo?

Come dicevi tu tutto viene sbandierato. Tutto viene svilito, inflazionato, contaminato. Ogni cosa è uguale all’altra. Tutto viene appiattito orizzontalmente. Occorre essere cinici. Occorre sapere convincere gli altri, manipolarli. Pattinare sempre sulla superficie. Io cerco di tacere il più possibile, scrivere il più possibile e amare il più possibile. Questa è l’unica strategia che mi sembra intelligente mantenere.

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