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18 Marzo 2014

Luino (VA), venerdì inaugurazione della mostra fotografica in ricordo alle vittime delle “Foibe”

Tempo medio di lettura: 3 minuti

L’istituzione del “Giorno del ricordo” in memoria delle vittime delle foibe dell’esodo giuliano-dalmata risale al 2005. Così, al Palazzo Verbania di Luino, sulla riva del lago Maggiore, verrà inaugurata una mostra in ricordo della terribile tragedia delle Foibe. L’esposizione è organizzata dalla Città di Luino, in collaborazione con la Provincia di Varese e con l’Associazione Nazionale Venezia Giulia e Dalmazia.

Un'immagine del massacro delle Foibe

Un’immagine del massacro delle Foibe

Il prossimo venerdì 21 marzo alle ore 11 verrà inaugurata a Palazzo Verbania a Luino una mostra dedicata alla tragedia delle Foibe, dove interverranno il Sindaco Andrea Pellicini, il Consigliere con delega ai rapporti con le Associazioni Culturali, Alessandro Franzetti, e Giacomo Fortuna, Segretario del Comitato di Varese dell’Associazione Nazionale Venezia Giulia Dalmazia, che tratterà il tema e illustrerà la mostra davanti alcune classi del liceo scientifico “Vittorio Sereni” di Luino.

“Le Foibe e l’esodo dei nostri fratelli della Venezia Giulia, degli istriani e dei dalmati sono una ferita che sanguina ancora. – commenta il Sindaco Andrea Pellicini – Sono uomini e donne che hanno pagato solo perché erano italiani. Ricordiamoli con rispetto perché per oltre cinquant’anni sono stati dimenticati”.

I pannelli con fotografie d’epoca, propongono un percorso nella storia di quel periodo, che si focalizza su differenti tematiche. La mostra sarà fruibile durante i sabati e le domeniche dal 22 marzo al 7 aprile (10.00 – 12.30 e 15.00 – 18.00).

– LA STORIA DEL MASSACRO DELLE FOIBE – 

Le foibe sono cavità carsiche di origine naturale con un ingresso a strapiombo. È in quelle voragini dell’Istria che fra il 1943 e il 1947 sono gettati, vivi e morti, quasi diecimila italiani. La prima ondata di violenza esplode subito dopo la firma dell’armistizio dell’8 settembre 1943: in Istria e in Dalmazia i partigiani slavi si vendicano contro i fascisti e gli italiani non comunisti. Torturano, massacrano, affamano e poi gettano nelle foibe circa un migliaio di persone. Li considerano “nemici del popolo”.

Ma la violenza aumenta nella primavera del 1945, quando la Jugoslavia occupa Trieste, Gorizia e l’Istria. Le truppe del Maresciallo Tito si scatenano contro gli italiani. A cadere dentro le foibe ci sono fascisti, cattolici, liberaldemocratici, socialisti, uomini di chiesa, donne, anziani e bambini. Lo racconta Graziano Udovisi, l’unica vittima del terrore titino che riuscì ad uscire da una foiba. È una carneficina che testimonia l’odio politico-ideologico e la pulizia etnica voluta da Tito per eliminare dalla futura Jugoslavia i non comunisti. La persecuzione prosegue fino alla primavera del 1947, fino a quando viene fissato il confine fra l’Italia e la Jugoslavia.

Nel febbraio del 1947 l’Italia ratifica il trattato di pace che pone fine alla Seconda guerra mondiale: l’Istria e la Dalmazia vengono cedute alla Jugoslavia. Trecentocinquantamila persone si trasformano così in esuli. Scappano dal terrore, non hanno nulla, sono bocche da sfamare che non trovano in Italia una grande accoglienza. La sinistra italiana li ignora: non suscita solidarietà chi sta fuggendo dalla Jugoslavia, da un paese comunista alleato dell’URSS, in cui si è realizzato il sogno del socialismo reale. La vicinanza ideologica con Tito è, del resto, la ragione per cui il PCI non affronta il dramma, appena concluso, degli infoibati.

Ma non è solo il PCI a lasciar cadere l’argomento nel disinteresse. Come ricorda lo storico Giovanni Sabbatucci, la stessa classe dirigente democristiana considera i profughi dalmati “cittadini di serie B”, e non approfondisce la tragedia delle foibe. I neofascisti, d’altra parte, non si mostrano particolarmente propensi a raccontare cosa avveniva alla fine della seconda guerra mondiale nei territori istriani. Fra il 1943 e il 1945 quelle terre sono state sotto l’occupazione nazista, in pratica sono state annesse al Reich tedesco.

Per quasi cinquant’anni il silenzio della storiografia e della classe politica avvolge la vicenda degli italiani uccisi nelle foibe istriane, così il 10 febbraio del 2005 il Parlamento italiano ha dedicato il “Giorno del ricordo” ai morti nelle foibe. La data ricorda il trattato di Parigi, siglato nel 1947, dove si assegnava alla Jugoslavia il territorio occupato nel corso della guerra dall’armata di Tito.

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