Una colazione al Caffè Clerici con Federico Morlacchi che ci ha raccontato la sua esperienza alle Olimpiadi Paralimpiche di Rio de Janerio, che ha disputato nello scorso mese di settembre, dove ha conquistato tre argenti ed un’oro. Un bottino da favola per il 23enne nuotatore luinese, che ora ha iniziato la preparazione in vista dei Mondiali Paralimpici di Nuoto che si disputeranno quest’estate a Città del Messico. Noi siamo andati ad intervistarlo e lui si è raccontato a 360°.

Morlacchi verso i Mondiali: “Mi sto preparando per Città del Messico. Rio indimenticabile”. Una fredda mattinata di febbraio, quella in cui abbiamo incontrato il campione paralimpico Federico Morlacchi, per una colazione al Caffè Clerici. Un viaggio insieme a Federico partendo dagli straordinari risultati conquistati a Rio de Janeiro, dove è stato uno tra gli atleti più medagliati di tutta la kermesse con gli argenti nei 100 farfalla S9, nei 400 stile libero S9, nei 100 rana SB8 e il fantastico oro nei 200 misti SM9. Il giovane luinese ha iniziato da qualche mese la preparazione atletica per la sua prossima sfida, i Mondiali di Nuoto Paralimpico che si svolgeranno quest’estate a Città del Messico, dove dovrà confermarsi ad alti livelli. Oltre alle medaglie brasiliane, infatti, Federico proverà a mantenere o migliorare i risultati dei Mondiali di Glasgow 2015, dove ha portato a casa un oro nei 200 misti SM9 e tre argenti nei 100 farfalla S9, 100 stile libero S9 e nei nei 400 stile libero S9.
Com’è iniziata l’avventura olimpica a Rio?
Siamo partiti da Linate, in sordina, ritrovandoci tutti insieme. Prima scalo a Roma e poi lungo viaggio verso Rio, undici ore tra film, chiacchiere, dormite e relax. Una volta atterrati a Rio a colpire è stato il caldo. Nonostante l’inverno e l’umidità, ci sono stati giorni in cui abbiamo toccato anche i 42 gradi. Il villaggio, rispetto a quello di Londra 2012, era molto più grande e dispersivo, una cosa pazzesca. Oltre venti palazzine, da diciotto piani l’una ed otto appartamenti per piano. In ogni “casa” vi erano sei persone. Una quantità incredibile tra atleti, allenatori, preparatori e i vari entourage di ogni nazione. Ben sette i giorni di attesa, prima della cerimonia di apertura, è stata lunga e logorante.
Come hai vissuto la vigilia delle gare?
Ero sereno, anche se il viaggio, la stanchezza e la tensione sportiva si sono fatte sentire. Penso sia normale e fisiologico, però, alle Olimpiadi ci sono in gioco quattro anni di impegni, allenamenti e sacrifici, e ci si gioca tutto in soli otto giorni. Prima delle gare vere e proprie, invece, non ascolto mai musica, perchè mi distrae. Cerco di rimanere il più tranquillo possibile e concentrarmi al massimo. Il quarto d’ora prima delle gare è intenso ed infinito: devi stare in camera di chiamata con i tuoi avversari, attendendo di scendere in vasca, tra mille pensieri in testa, guardando in faccia i ragazzi con cui ti giocherai le medaglie.
Prima gara e subito medaglia d’argento nei 400 stile libero S9…
Brenden Hall era imprendibile, sapevo che non avrei mai conquistato l’oro. Nelle batterie del mattino, infatti, aveva già dimostrato cosa era capace di fare e si è confermato. Pensavo di riuscire ad arrivare secondo perchè il terzo non era sui miei stessi tempi. Se pensi che a Londra 2012 eravamo in cinque sotto i 4’20”, credo che ci sia stato un livello più alto nelle batterie rispetto alla finale. A Rio, dopo ogni gara, ci consegnavano un foglietto di convocazione alla premiazione e poi l’appuntamento con “Mamma Rai”, per rilasciare quattro impressioni a caldo, ma stando sempre attento a cosa dire… Sono riuscito a far diventare mia nonna più famosa di me, ed era molto contenta di questo…
Due giorni dopo la seconda gara, la batteria dei 200 misti della mattina. Arrivato ai microfoni della Rai, però, ti sei tolto qualche sassolino dalle scarpe. Mi riferisco a quello che aveva scritto la stampa su Giulia Ghiretti, la tua ragazza…
Sì, lei aveva vinto il bronzo nei 50 delfino il giorno prima, facendo la gara più spettacolare che abbia mai visto. Ho pianto per lei, è stata straordinaria. La gara della vita, anche se le auguro di rifarne ancora così… Lei e le sue avversarie sono arrivate tutte attaccate e Giulia l’ha spuntata per qualche centesimo, una gara tiratissima. Sulla “Gazzetta dello Sport”, non un giornalino qualunque, nell’occhiello ho letto “la fidanzata di Morlacchi”. Sul momento l’ho presa sul ridere, ma poi ho pensato e riflettuto. Credo che in primo luogo ci sia la dignità di ogni atleta, poi tutto il resto. Se il giornalista vuole fare gossip, lo faccia pure, ma in un altro articolo. Così ha sminuito Giulia, perchè ai miei occhi quell’occhiello era in risalto. Non doveva essere definita la mia ragazza, lei ci è rimasta male e da lì è nata la mia dichiarazione polemica. Giulia era d’accordo con me.
Nel pomeriggio arriva l’oro nei 200 misti SM9, dopo l’argento…
La batteria della mattina è stata relativamente veloce, così ho deciso di tirare solo in qualche frazione per capire come stavo, testare la condizione e vedere se potevo permettermi affondi. E’ andata bene e di solito le gare me le ricordo per filo e per segno, invece il 2 misto di Rio non me lo ricordo. Credo sia stata “La Gara”, un oro in cui non credevo. Mi sono migliorato nel modo e nel momento in cui serviva. Non riesco a spiegare quelle sensazioni dopo essere uscito dalla vasca… certe cose vanno solo vissute…
Com’è andata però?
E’ stato tutto così emozionante, il mio primo oro alle Olimpiadi. Tra applausi, urla e casino siamo usciti per andare sul podio. Guardavo fisso per non piangere, godendomi ogni singolo momento, perchè sai benissimo che forse non ti capiterà mai più, ma in quell’esatto momento sei tu protagonista. Campione olimpico, medaglia d’oro al collo e parte l’inno nazionale. Essere il primo oro azzurro, poi, fino a quel momento, beh… è stata una grande soddisfazione. Finita la premiazione, però, tutto come prima: qualche scatto, l’intervista alla Rai, prendi la borsa negli spogliatoi e si va a mangiare. Il giorno dopo avevo un’altra gara e in competizioni come questa non ci si può permettere nessun tipo di distrazione.
Nei 100 stile, invece, il podio è svanito di poco…
Sono entrato in acqua in finale e ho sbagliato totalmente l’atteggiamento. Volevo passare più forte ai primi 50, ma non ce l’ho fatta. Ci sta, è lo sport. Sono arrivato quarto per 8 centesimi, in ogni caso per un olimpiade, non è male…
Nei 100 rana SB8, invece, ti aspettavi la medaglia di argento?
Mi viene da ridere al solo pensiero, io che sono vicecampione olimpico dei cento rana. Nel 2012 mai avrei pensato di portare un 100 rana alle Olimpiadi e penso sia il risultato in assoluto più inaspettato. Ero molto tranquillo, non mi aspettavo nulla, volevo fare solo il meglio. Se pensi, però, che ho fatto il mio record italiano, i miei avversari probabilmente si sono fatti prendere dalla tensione. Io ero abbastanza sicuro di potermi giocare il terzo o il quarto posto. Mai avrei detto secondo, sai… rispetto ai miei avversari, a me manca una gamba… (ndr, sorridendo)…
È la gara che ti ha sorpreso di più come risultato?
A prescindere dall’oro, sono rimasto sorpreso dal tempo che ho fatto. 59″52 è davvero un grande risultato per me. Per questo devo ringraziare Max, che mi ha fatto rimanere concentrato, dicendomi “stai attento, non distrarti”. Era la quinta gara, da sedici giorni eravamo arrivati a Rio ed io cominciavo a cedere dal punto di vista psico-fisico. Ho tirato fuori tutto quello che avevo. Un atleta maturo può riconoscere la sconfitta, io ho messo il massimo e non ho rimpianti. Di più non potevo fare…
Cosa succedeva dopo le gare?
Beh, quando c’era il Wi-Fi, utilizzavo il cellulare, sempre con attenzione e non pubblicando nessun post direttamente dal mio profilo. Avevamo delle chiare regole da parte della federazione. Mi ha scritto tanta gente e non ho fatto in tempo a rispondere a tutti. Ho ricevuto tanti inviti, da ogni parte di Italia. Sicuramente non riuscirò ad andare ovunque, ma ci sto provando nel limite del possibile.
Com’è stato il rientro in Italia?
Siamo arrivati a Linate, dopo lo scalo a Roma. Al contrario di quando siamo partiti, c’era tantissima gente. Noi eravamo un po’ rincoglioniti, ma non vedevamo l’ora di atterrare. A prendermi sono venuti i miei genitori e la nonna, erano contentissimi. Sapevo che sarebbe venuta la nonna, lo avrebbe fatto anche da sola. Bello, però, è stato vedere a Linate anche il mio preparatore e la psicologa.
Da quando sei tornato a casa hai partecipato a numerosi incontri istituzionali…
Il primo è stato la riconsegna della bandiera a Roma, una bella occasione. C’era Taras, un mio compagno, che voleva fare una foto con me. Renzi mi ha fermato, dicendomi che aveva parlato di me alla “Fiera del Levante”, e così abbiamo fatto un selfie tutti insieme. E’ stato molto diretto, piacevole parlare con lui. Con il Presidente della Repubblica, invece, abbiamo avuto un incontro formale, senza nessuna battuta. In Brasile il sottosegretario Lotti ci ha fatto la sorpresa di raggiungerci e ovviamente è stato molto gratificante per noi. Così come non menzionare il lavoro che fa quotidianamente il nostro presidente Pancalli, che non possiamo far altro che ringraziare.
Quali sono gli introiti che hai avuto dalle Paralimpiadi?
Mensilmente, per le paralimpiadi e i club paralimpici, il CIP riconosce dei soldi, un tot al mese, in caso contrario, se non avessi vinto, mi sarei dovuto associare a qualche forza armata. Oltre alcuni sponsor privati, poi, c’è il guadagno delle medaglie ed un riconoscimento che dura fino alle prossime olimpiadi, partendo da mille euro al mese, per un assegno che cresce negli anni fino alla successiva kermesse olimpica.
E ora, cosa stai facendo? In che modo ti stai preparando ai Mondiali che si svolgeranno quest’estate a Città del Messico?
Fino a novembre ci siamo fermati, ora mi sto preparando al meglio per affrontare le sfide di quest’anno. Nel post olimpico abbiamo deciso, così, di porre le basi per il quadriennio, quindi una gran quantità di chilometri e intensità, sopratutto in vista dei mondiali messicani.
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