19 Luglio 2016

Il Comitato apre al dibattito e alla partecipazione, da qui passa il futuro dell’Ospedale di Luino

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Una bella serata fatta di scambio di idee e di confronto, tra il centinaio di partecipanti al dibattito organizzato dal Comitato Pro Ospedale di Luino a Germignaga. L’ex Colonia elioterapica si è trasformata così in un teatro di opinioni, in cui sono emerse le criticità del nosocomio luinese non solo da parte di amministratori locali e dipendenti, ma anche da cittadini che hanno espresso tutte le loro preoccupazioni. Tanti gli spunti di riflessioni interessanti, per un primo dibattito che ha sicuramente chiarito alcune dinamiche sanitarie. Si aprono nuovi spiragli per il futuro dell’Ospedale di Luino?

Il Comitato apre al dibattito e alla partecipazione, da qui passa il futuro dell'Ospedale di Luino

Il Comitato apre al dibattito e alla partecipazione, da qui passa il futuro dell’Ospedale di Luino. Tanti i temi toccati nell’incontro di ieri sera a Germignaga organizzato dal Comitato Pro Ospedale di Luino, che hanno analizzato appieno la situazione della struttura sanitaria luinese. A condurre il giornalista Matteo Inzaghi, che ha subito lasciato la parola all’ingegner Frigerio, capace con estrema lucidità di raccontare oltre duecento anni di storia dell’Ospedale di Luino. Tante le curiosità e gli aneddoti tra politica, comunità, chiesa, servizi e pazienti.

Così la parola passa all’ex primario, nonchè presidente del Comitato, il dottor Sergio Moalli che delinea un quadro generale sulla situazione del nosocomio luinese in rapporto alle esigenze del territorio e delle persone. E’ duro l’intervento di Moalli che non risparmia critiche al dg Bravi, tra emergenze-urgenze, servizi passati e prospettive gestionali future. “Questa situazione non tiene conto in nessun modo della fascia minoritaria della popolazione, dei più deboli, delle persone che vivono in Val Veddasca, e fa capire in che modo i dirigenti sanitari si muovano per gestire le strutture. Non sarebbe da farlo in base al profitto, ma guardando alle esigenze delle persone”. Moalli vorrebbe un ospedale dotato di un pronto soccorso funzionante al 100% così come per i reparti di medicina, chirurgia e ortopedia, ma anche un’autonomia dell’anestesia, un laboratorio di analisi ed una radiologia. Che abbiano tutti servizi necessari, affiancati ad ambulatori specifici. “I dati oggettivi sono questi, inutile che ci vengano a dire ‘non è in atto un depotenziamento’: nel 1995 si creò il presidio del Verbano, nel 1997 la ginecologia e la maternità furono spostate a Cittiglio, mentre il dg di allora diceva fosse solo una cosa temporanea, nel 1998 gli ospedali passarono da Asl all’azienda Ospedaliera Macchi di Varese e poco dopo venne definitivamente chiusa la pediatria a Luino. Nel 2001 hanno chiuso la rianimazione. Nel 2003 l’ambulanza della Cariplo donata all’Ospedale di Luino venne trasferita a Cittiglio per fare una convenzione con la Cri. L’anno dopo è stata necessaria una nuova convenzione per sopperire a questa mancanza. Come se non bastasse nel 2013 sono state accorpate la chirurgia e l’ortopedia, con una drastica riduzione dei posti letto. Ora c’è il week surgery”. Sono tanti le criticità emerse dalle parole di Moalli, come la gestione dell’emergenza-urgenza, l’impossibilità di fare interventi chirurgici in orari notturni, almeno fino a settembre, la rapidità di intervento sul territorio, la mancanza di una risonanza magnetica. Un elenco infinito di errori per l’ex primario, a partire dagli anni ’90 fino ai giorni nostri. “Dobbiamo entrare nell’ottica di lavorare bene, di poter garantire le cure ai nostri cittadini, per le future generazioni. Il nostro obiettivo è quello di continuare l’attività provando a farci portavoce di un sentore allarmante, delineandolo a politici e istituzioni come abbiamo fatto oggi. La politica deve essere consapevole di questa situazione ed aiutarci a tutelare l’ospedale e garantire il diritto alla salute per tutti”.

A prendere la parola prima del dibattito vero e proprio è il padrone di casa, il sindaco di Germignaga Marco Fazio. Fazio si concentra su due parole: comunità e diritti. L’ospedale, infatti, deve rispondere alle esigenze dell’intera popolazione, mentre quello della salute è un diritto fondamentale. Importante il ruolo del comitato che filtra le preoccupazioni delle persone, ma è necessario che si prosegua insieme alle amministrazioni locali per un’interlocuzione più proficua con l’azienda sanitaria, soprattutto nel momento in cui si discute e decide della stesura del piano aziendale.

Il Comitato apre al dibattito e alla partecipazione, da qui passa il futuro dell'Ospedale di Luino

Il dibattito vero e proprio inizia con gli interventi del dottor Paolo Enrico, di Gianfranco Cipriano, che parla del corto circuito innescato dalle strutture private a discapito di quelle pubbliche, e del dottor Compagnoni, che evidenzia alcuni vizi di forma nella gestione della situazione e dei servizi. Inzaghi provoca i presenti, prima facendo riferimento al 2003, quando c’era la possibilità di creare il polo sanitario di Cassano Valcuvia, e poi raccontando di una telefonata con Bravi nella quale il dg gli diceva che a Luino non ci vuole venire nessuno a lavorare. Uno dei pochi amministratori locali presenti in sala replica a muso duro, dicendo che oggi le infermiere professionali fanno la parte amministrativa ed i contratti per i nuovi assunti non agevolano l’interesse dei dipendenti a rimanere a Luino.

Intervengono anche l’ex primario Fraschini, l’ex consigliere comunale Alessandro Franzetti, Renato Latini delle ACLI, Giuseppe Taldone, capogruppo de “La Grande Luino”, che come nel consiglio comunale di ieri rimarca la volontà di un fronte comune, e Adriano Giannini, che vorrebbe una politica in grado di ascoltare e recepire il progetto del comitato. C’è spazio anche per uno dei tre operai termici dell’Ospedale che da settembre rimarrà disoccupato, visto che inizieranno i lavori per ammodernare il sistema. E lo denuncia lui, personalmente: “Sindaco Pellicini, il comune di Luino avrà tre famiglie in più che non pagheranno le tasse. L’ospedale che ho sotto gli occhi è sempre più un cantiere, meno una struttura sanitaria”.

A chiudere il giro di interventi, quello di Lino Bernasconi, che ritiene necessario far capire come i dati ed i numeri incidano fortemente sulle scelte dell’azienda sanitaria, del sindaco di Luino, Andrea Pellicini, e di Brissago Valtravaglia, Giusi Giordano. Il primo cittadino luinese ha rimarcato quanto fatto in questi anni e di come abbia battuto i pugni quando vi sono state scelte che andavano a diminuire i servizi dell’ospedale, facendo riferimento non solo alle urgenze notturne, ma anche alla mancanza di personale. “Con contratti a tempo indeterminato medici ed infermieri verrebbero a Luino, ed io l’ho scritto e detto più volte sia a Bravi, sia a Daverio. Bandire un concorso per il ruolo di primario in Chirurgia è fondamentale, ma ancora niente. Il dottor Urbani, facente funzioni, sta facendo miracoli per sopperire ad alcune problematiche. Io sono d’accordo con Cherubino, su alcuni tagli da fare sul territorio, ma bisogna capire che tra Luino e Cittiglio è necessario dividersi le funzioni: loro una pediatria-ginecologia più forte e noi uno sviluppo ed un rinforzo del reparto di ortopedia-traumatologia necessario. Nel caso in cui non riuscissimo a capirlo, andremmo a morire”.

Prima degli interventi finali a lanciare una frecciatina al dg Bravi è Giusi Giordano che richiama la politica a svegliarsi dopo la spinta del comitato, suggerendo all’azienda sanitaria di lavorare non solo sulla programmazione economica, perseguendo gli obblighi di legge, ma anche a quella che è la realtà del territorio. “Sul mancato arrivo del personale, se è come dice Bravi, credo che incida molto la sua incapacità a rendere appetibile il nostro ospedale”. A chiudere, prima dei saluti finali, è Patrizia Martino, che racconta quello che ha fatto il comitato in questi mesi, per una battaglia che sicuramente porteranno avanti con convinzione: “Una cittadinanza attiva e partecipata è uno strumento utile per il territorio. Vogliamo trasparenza, non ci faremo prendere in giro”. In sala anche il sindaco di Maccagno con Pino e Veddasca, Fabio Passera, quello di Agra, Ernesto Griggio, quello di Curiglia con Monteviasco, Ambrogio Rossi, ed altri amministratori locali.

Insomma una serata di confronto, di idee e scambio di opinioni, talvolta anche acceso, come è fisiologico che sia. Partendo da qui, però, con la forza dialettica che ha saputo dimostrare ieri sera il Comitato, nonostante l’affluenza dei partecipanti potesse essere sicuramente più cospicua, si può pensare di ricostruire qualcosa, soprattutto, come dice Moalli, per le future generazioni. L’ospedale di Luino è garanzia di sicurezza per un bacino d’utenza importante e riconoscerne le sue peculiarità è fondamentale. Il diritto alla salute della popolazione dell’alto Varesotto passa da qui.

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