1 Maggio 2016

Dal Cipe 3,5 miliardi di euro per ricerca e cultura. Al lavoro anche per innovazione e banda ultralarga

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Un po’ di ossigeno per cultura e ricerca, visto che dal Cipe oggi arriveranno fondi per la cultura italiana, un miliardo di euro circa. A questi, sono stati stanziati ulteriori 2,5 miliardi per la ricerca.

(eunews.it)

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Dal Cipe 3,5 miliardi di euro per ricerca e cultura. Al lavoro anche per innovazione e banda ultralarga. Oggi dal Cipe (il Comitato interministeriale per la programmazione economica) buone notizie per il “petrolio” dell’Italia: al patrimonio culturale del Paese sarà infatti destinato un miliardo di euro. A cui si aggiungeranno, sempre dal Cipe nella riunione del primo maggio, 2 miliardi e mezzo di fondi per la ricerca. Ad annunciarlo il presidente del Consiglio Matteo Renzi, da Catania dove ha firmato il ‘Patto per il Sud’ con il sindaco della città siciliana, Enzo Bianco. E poi il Cdm ha dato il via ai primi bandi della banda ultralarga. Da un’altra città del Meridione, a Reggio Calabria dove ha inaugurato il Museo Archeologico nazionale, il ministro dei Beni Culturali Dario Franceschini ha ringraziato il premier Renzi, ”perché – ha sottolineato – siamo alla vigilia di un Cipe che stanzierà risorse mai viste per il patrimonio culturale del Paese per completare tutti i grandi progetti. Un miliardo di euro che si aggiunge al 27% di risorse in più assegnate quest’anno al Ministero”.

A questa forte azione di stimolo per due ambiti strategici nazionali eppure straordinariamente ‘dimenticati’ fino al recente passato dalla politica, il governo spinge l’acceleratore sull’innovazione e sulla banda ultralarga per far recuperare all’Italia il gap accumulato nei confronti dell’Europa. Partono i primi bandi per la posa della banda ultralarga nelle zone C e D, le cosiddette aree ‘a fallimento di mercato’. Il via è stato dato ieri sera nel corso del Consiglio dei ministri.A confermarlo lo stesso premier Renzi, al termine del Cdm, precisando che l’avvio non richiedeva un passaggio al Consiglio, ma in qualità di premier ha comunque voluto portare un’informativa al governo. “La scommessa non è quando partono – ha detto Renzi – ma quando finiscono”.

Gli obiettivi del governo sulla banda ultralarga. “Ci sono le zone A, B, C e D. Nelle zone A e B non c’è bisogno dei soldi pubblici e gli operatori privati possono portare la banda larga in competizione tra di loro. Le zone C e D sono quelle, utilizzo un gergo giuridico, un pochino più sfigate” aveva spiegato in mattinata Renzi in collegamento video con l’Internet Day di Pisa. L’obiettivo, ha ricordato il capo del governo, è arrivare “a 30 megabyte” di banda larga per dare a tutti i Comuni un “livello minimo di banda larga ma portare molte realtà a banda ultra larga con 100 mega byte: ‘andare a cento all’ora’, si potrebbe dire. Questo consente – ha sottolineato – di stare in un altro mondo, andare in un’altra direzione”. (ANSA)

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