Luino | 22 Settembre 2026

Ristorni dei frontalieri, Artoni critica il decreto: «Meno autonomia per i Comuni di frontiera»

Il fondo dovrebbe salire da 89 a 108 milioni, ma cambiano vincoli e modalità di utilizzo. Il consigliere comunale interviene sulle nuove risorse: «Il Comune non decide, esegue direttive centrali»

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Più risorse ai Comuni di frontiera, ma con maggiori vincoli sulla loro gestione. È questo, secondo le anticipazioni circolate sul nuovo provvedimento del Governo, il punto che solleva interrogativi sul futuro dei ristorni e, più in generale, sull’autonomia degli enti locali.

«Si perde il federalismo, la libertà dei Comuni di frontiera e si applaude con il beneplacito della Lega». È la posizione espressa da Furio Artoni, consigliere comunale di minoranza a Luino del gruppo “Stati Generali del Centrodestra”, sul provvedimento del Governo che riguarda i ristorni destinati ai Comuni italiani di frontiera. Un intervento critico che arriva dopo le valutazioni positive espresse nei giorni scorsi da amministratori e rappresentanti dei territori interessati.

Il provvedimento porta il fondo destinato ai ristorni da 89 a 108 milioni di euro. Artoni invita però ad attendere la pubblicazione definitiva del decreto e propone una lettura diversa delle cifre e delle modalità con cui le risorse potranno essere utilizzate dai Comuni.

«Potrebbe sembrare una bella giornata di autunno, con il sole che scalda i cuori dei nostri amministratori di confine e fioccano plausi per il nuovo decreto governativo. La gente ride felice con un caro carburante che impazza, però adesso il governo stanzia fondi. Ma questo è un decreto scaldacuori?», afferma Artoni.

Il consigliere luinese entra quindi nel merito delle risorse: «Per carità, aspettiamo la pubblicazione in Gazzetta del decreto, ma intanto le notizie che filtrano dalla stampa sono queste. Il fondo ristorni sale da 89 a 108 milioni. Ma i Cantoni ne hanno diritto a 128: il 108 è l’84,4%, e 20 milioni (15,6%) restano a Roma che la fa da padrona, direbbe qualcuno (un tempo forse). Del taglio ipotizzato, 39 milioni, ne sono stati recuperati 19. Quindi Comuni di frontiera perdono fondi rispetto a quelli previsti».

Uno dei punti centrali dell’intervento riguarda proprio l’autonomia degli enti locali nella gestione delle risorse. «Prima i Comuni incassavano i soldi dai Cantoni svizzeri e decidevano come spendere, e ne rispondono solo agli elettori. Adesso accade il contrario. L’importo lo fissa il Ministero. La destinazione la fissa la legge di bilancio: tetto del 50% alla spesa corrente, priorità alle crisi aziendali, soglia frontalieri/popolazione alzata dal 3% al 4%. Il Comune non decide, esegue le direttive centrali. Alla faccia!».

Artoni concentra poi l’attenzione sulle possibili conseguenze per i bilanci degli enti locali: «Le conseguenze sono contabili. Un’entrata vincolata non paga la bolletta del municipio né la sistemazione delle buche sulle strade. In più se le somme non vengono impiegate, restano congelate nel risultato di amministrazione. Il Comune si ritrova con vincoli in abbondanza e cassa in difetto. I Comuni non possono utilizzare questi fondi per le spese cosiddette correnti come accadeva prima».

Nel suo intervento il consigliere affronta anche il tema delle risorse destinate alla Regione Lombardia: «I 2,5 miliardi che restano alla Regione: meglio che a Roma per carità, ma non ai Comuni, che sostengono i costi di strade, scuole e servizi. Ed è destinato soprattutto ai salari, con priorità definite dall’alto. È regionalismo, non federalismo municipale».

Artoni richiama inoltre la vicenda del blocco cautelativo di una parte dei ristorni deciso dal Canton Ticino, che nei mesi scorsi ha riguardato oltre 50 milioni di franchi. «Il Ticino ha sospeso in via cautelativa oltre 50 milioni di franchi. Se chi paga per compensare i Comuni vede il denaro dirottarsi altrove, farà diventare i blocchi di questi importi una malsana abitudine. Ciò significa per i Comuni di frontiera meno possibilità di occuparsi delle spese del territorio».

Da qui la critica politica espressa dal consigliere comunale di Luino: «Il federalismo lascia decidere al sindaco. Qui decide lo Stato, e lo chiama federalismo. Dunque un vero e proprio passo indietro rispetto al federalismo, ma scusate, perché applaudite?».

Artoni conclude collegando la questione anche all’attuale dibattito politico e al costo dei carburanti nelle aree di confine: «Siamo in campagna elettorale? E intanto il carburante sale a livelli mai visti e Roma gioca con quelli che sono spiccioli per il governo ma grandi somme per i piccoli Comuni. Io non applaudo, aspetto con calma…».

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