Prosegue l’iter avviato da Regione Lombardia per ampliare la propria autonomia nelle materie consentite dalla Costituzione.
Oggi a Palazzo Pirelli si è tenuta, come da programma, la seduta congiunta della Commissione Speciale “Autonomia e riordino autonomie locali” e della Commissione Affari Istituzionali ed Enti locali, per illustrare il documento relativo al percorso di attuazione dell’autonomia differenziata per la Regione Lombardia ai sensi dell’articolo 116, terzo comma, della Costituzione e la relazione sulla Risoluzione, frutto del lavoro delle due Commissioni sugli atti di indirizzo da dare alla Giunta.
Al centro dei lavori i due schemi di intesa definitivi concordati prima della pausa estiva con il Governo: il primo relativo all’attribuzione di ulteriori competenze e funzioni nelle materie “protezione civile”, “professioni” e “previdenza complementare e integrativa”, ed il secondo dedicato alla “tutela della salute – coordinamento della finanza pubblica”.
«Si tratta di un passaggio cruciale per l’attuazione concreta del regionalismo differenziato – dichiara il Presidente della Commissione Speciale Autonomia Giovanni Malanchini (Lega) – Grazie al lavoro svolto nei mesi scorsi e al continuo confronto con le realtà territoriali e gli enti locali, si è giunti ad un quadro chiaro di funzioni che permetteranno alla Lombardia di rispondere con maggiore tempestività, efficienza e sussidiarietà alle esigenze dei cittadini e delle imprese lombarde».
Dello stesso avviso il Presidente della Commissione Affari Istituzionali Matteo Forte (FdI), che ha presentato così la Risoluzione con cui il Consiglio regionale intende approvare gli schemi d’intesa con lo Stato: «Siamo di fronte a un momento importante che è l’esito di un lavoro di 11 anni, ma non è nemmeno la fine. L’autonomia differenziata è un qualcosa di dinamico, tanto è vero che nella nostra risoluzione si dà mandato alla Giunta di proseguire il negoziato su altre materie. Quel che ci apprestiamo a votare – prosegue –, è un qualcosa di necessario, sebbene non ancora sufficiente, per quella maggiore prossimità delle istituzioni alle esigenze dei territori che con l’autonomia vogliamo garantire».
La prossima settimana il testo sarà oggetto di votazione da parte delle due Commissioni. Entro il 7 settembre, come previsto dalla legge, arriverà anche il parere di competenza del Consiglio delle Autonomie Locali (CAL). La discussione e il voto dell’Assemblea lombarda sono previsti per il prossimo giovedì 10 settembre.
Una volta ottenuto il via libera definitivo da parte del Consiglio Regionale, l’intesa sarà trasmessa al Governo per la predisposizione del disegno di legge di approvazione dell’intesa da presentare alle Camere, completando così il percorso legislativo previsto dall’articolo 2 della legge n. 86/2024.
Una riforma in cui la Lombardia fa da apripista insieme ad altre tre Regioni, Veneto, Piemonte e Liguria che hanno intrapreso il medesimo percorso.
Nel corso della seduta sono intervenuti i Consiglieri Angelo Orsenigo (PD), Michela Palestra (Patto Civico) e Onorio Rosati (AVS) che hanno espresso preoccupazione «sulle tempistiche ristrette che sono state date per l’approvazione di un provvedimento di fondamentale importanza che avrebbe necessitato un maggiore approfondimento».
«L’audizione di oggi in Commissione, presieduta da Giovanni Malanchini, con il sottosegretario all’Autonomia Mauro Piazza, è un passaggio importante perché ci permette di vedere finalmente nel concreto come l’autonomia differenziata potrà tradursi in nuove competenze per la Lombardia», aggiunge il consigliere regionale leghista Emanuele Monti.
«Il primo elemento da sottolineare è che siamo arrivati qui grazie a un percorso iniziato molti anni fa e portato avanti con coerenza dalla Lega e dal mondo autonomista. Un percorso nel quale ha avuto un ruolo fondamentale Roberto Maroni, che ha creduto nell’autonomia lombarda e ha lavorato per costruire le condizioni politiche e istituzionali per raggiungerla. Poi c’è stato il referendum del 2017, quando milioni di lombardi sono stati chiamati a esprimersi e hanno dato un’indicazione chiarissima a favore di una maggiore autonomia. Oggi quella volontà popolare comincia finalmente a tradursi in competenze concrete».
«Pensiamo, per esempio, alla protezione civile: la Lombardia – spiega Monti – potrà avere maggiori strumenti per intervenire nelle emergenze che riguardano esclusivamente il territorio regionale. Il presidente della Regione potrà emanare specifiche ordinanze in deroga alle norme statali, entro limiti precisi, e la Regione potrà rafforzare anche il reclutamento e la formazione del personale di Protezione civile».
«Oppure – continua – pensiamo alla sanità, dove l’autonomia potrà consentire alla Lombardia una maggiore flessibilità nella gestione delle risorse: ad esempio, la possibilità di individuare tariffe di rimborso e remunerazioni differenti rispetto a quelle nazionali, sostenendone l’eventuale maggiore costo con risorse regionali, oppure di gestire direttamente risorse statali destinate agli investimenti tecnologici ed edilizi delle strutture sanitarie. Un altro esempio riguarda la previdenza complementare: la Regione potrà promuovere forme di previdenza integrativa su base regionale e avere una rappresentanza negoziale per favorire l’adesione ai fondi pensione del personale della Regione, degli enti locali e del sistema sanitario regionale».
«Non stiamo quindi parlando di uno slogan, ma di un percorso che inizia a produrre effetti concreti. È il risultato di anni di battaglie della Lega, della visione di Roberto Maroni, del voto espresso da milioni di lombardi e del lavoro istituzionale portato avanti dalla Regione. Adesso – conclude Monti – dobbiamo completare il percorso. Le pre-intese devono diventare intese definitive e poi tradursi nelle necessarie norme di attuazione. La Lombardia ha aspettato a lungo: ora è il momento di portare fino in fondo la volontà espressa dai lombardi e trasformare l’autonomia in più efficienza, più responsabilità e risposte più rapide ai cittadini».
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