Una vicenda di gelosia, persecuzione e violazione delle misure cautelari ha portato all’arresto di una 26enne di Lavena Ponte Tresa, come riportato dal quotidiano La Prealpina nell’edizione di ieri.
La giovane, già destinataria di un divieto di avvicinamento al suo ex fidanzato e alla nuova compagna di lui – con obbligo di mantenersi ad almeno 500 metri di distanza da entrambi e braccialetto elettronico al polso – si è presentata sul luogo di lavoro della donna, violando il provvedimento emesso dal giudice. Dopo due notti in carcere e la convalida dell’arresto, è stata scarcerata.
All’origine della storia, finita sul tavolo del gip del Tribunale di Varese Marcello Buffa, in base a quanto ricostruito dall’articolo di Massimiliano Martini, ci sarebbe la gelosia: la giovane, infatti, non avrebbe accettato la fine della relazione con l’ex fidanzato, che nel frattempo aveva iniziato una nuova storia.
La 26enne avrebbe iniziato a perseguitare entrambi con pedinamenti, appostamenti e ripetuti passaggi sotto casa, culminati anche in una violenta lite tra le due donne: una serie di comportamenti che aveva spinto i due fidanzati a sporgere denuncia per stalking.
Ne era seguito un ammonimento del questore, che intimava all’indagata di astenersi da ulteriori atti persecutori e che, di norma, prevede anche l’invito a partecipare, in centri specializzati, a un percorso di consapevolezza sul disagio sociale e penale delle proprie condotte. Ammonimento che non è stato, però, sufficiente: la giovane lo ha violato, portando alla misura cautelare vera e propria: il divieto di avvicinamento ai luoghi frequentati dalle persone offese, sorretto dal braccialetto elettronico.
Fino allo scorso lunedì, quando la ragazza ha fatto ingresso in una palestra situata in un Comune alle porte di Varese, dove lavora, da poco tempo, la nuova compagna dell’ex. Quest’ultima, alla vista della 26enne, si è spaventata e ha immediatamente allertato i carabinieri, peraltro già avvisati dal dispositivo elettronico. I militari dell’Arma hanno rintracciato e arrestato la giovane pochi minuti dopo, a Porto Ceresio.
Dopo due notti trascorse nel carcere di Como, la ragazza – difesa dagli avvocati Antonio Battaglia e Luca Raviola – è stata interrogata dal gip. Davanti al giudice ha sostenuto di essere entrata nella struttura sportiva unicamente per iscriversi, senza sapere che lì lavorasse l’altra donna. Per il momento, dunque, la vicenda si è conclusa con l’arresto convalidato, la scarcerazione della 26enne e il respingmento della richiesta della Procura di aggravare la misura cautelare. Il procedimento seguirà il percorso ordinario.
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