Leggiuno | 3 Agosto 2026

«Dal Consiglio senza telecamere un “campo aperto” per Leggiuno»

Con una lunga nota il consigliere di minoranza Stefano Introini propone uno spazio nel quale progetti, giovani capaci e visione territoriale vengano prima delle liste in vista delle elezioni 2027

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Riceviamo e pubblichiamo la nota del consigliere di minoranza del Comune di Leggiuno Stefano Introini, inviata a margine della seduta del consiglio comunale del 31 luglio scorso. Diversi i temi toccati da Introini, che specifica: «Non lancio candidature. Propongo uno spazio nel quale progetti, giovani capaci e visione territoriale vengano prima delle liste»

Poiché il Consiglio comunale di Leggiuno non viene trasmesso né in diretta né in differita video, questa volta provo a fare il reporter improvvisato. Con un’avvertenza di trasparenza: questa non è una cronaca neutrale, ma il punto di vista dichiarato e firmato di un consigliere di opposizione. Le opinioni sono mie; gli atti, le votazioni e i numeri possono essere verificati.

Il tema della mancata trasmissione delle sedute è emerso proprio alla fine del Consiglio del 31 luglio, attraverso la risposta a una mia specifica interpellanza sul sistema audio-video della sala consiliare dove Chiara Bodio ha ampiamente argomentato circa l’efficienza dell’impianto audiovideo del comune ma senza restituire disponibilità dell’amministrazione ad “andare in onda”.

Per aiutare il sindaco gli ho persino suggerito, con un po’ di ironia, una possibile “exit strategy”: potremmo sostenere che la diretta impigrisca i cittadini e che, non trasmettendo il Consiglio, li si voglia convincere a uscire di casa per partecipare personalmente. Sarebbe quasi una nuova politica comunale contro la sedentarietà.

Scherzi a parte, continuo a pensare che la diretta non sostituisca la partecipazione fisica, ma la allarghi. Permette di seguire il Consiglio anche a chi lavora, assiste un familiare, vive temporaneamente altrove o semplicemente non può uscire la sera. Consente inoltre di ascoltare un ragionamento politico nella sua interezza, senza costringere i consiglieri a rivolgersi alla stampa per farlo conoscere. Finché questa scelta non verrà ripensata, non resta che raccontare ciò che è accaduto.

Il Consiglio di fine luglio ha mostrato una Leggiuno già attraversata dalle suggestioni delle elezioni del 2027. Non perché qualcuno abbia formalmente aperto la campagna elettorale, ma perché, dietro ogni scelta urbanistica, economica e sociale, emerge inevitabilmente una domanda: quale paese vogliamo costruire dopo questa Amministrazione?

Accanto a me, tra i banchi dell’opposizione, Riccardo Valena si è astenuto su diversi punti. A una mia ironica allusione sulla sua possibile candidatura nel 2027 non è seguita una smentita. Il silenzio non è una conferma e non intendo attribuire a Valena intenzioni che spetta a lui dichiarare. Mi auguro però che, quando sarà il momento, tutti coloro che vorranno impegnarsi escano allo scoperto soprattutto sui contenuti. Lo dico immediatamente per evitare equivoci: non sto annunciando una mia candidatura a sindaco.

Mi interessa piuttosto contribuire alla nascita di un terzo spazio, dopo voci circa l’ex vicesindaco Fantoni ed appunto il mio compagno in consiglio, un vero “campo aperto” nel quale persone, gruppi civici e soprattutto giovani capaci possano incontrarsi attorno a una visione e a progetti concreti.

Non cerco una sedia da occupare. Cerco un tavolo intorno al quale mettere competenze, esperienze e nuove energie. Se emergerà una squadra giovane, credibile e capace di lavorare insieme, sarò disponibile a darle una mano, senza pretendere necessariamente di guidarla. Questo, almeno, è il modo in cui interpreto il mio ruolo: studiare gli atti, controllare, proporre, costruire collegamenti e riconoscere anche il lavoro degli altri quando lo considero positivo.

È quanto è avvenuto sulla sistemazione di via Bernardoni. Dalla ricostruzione degli atti e dei finanziamenti emerge chiaramente che si tratta di un progetto promosso e finanziato dall’attuale Amministrazione. È giusto riconoscerlo alla maggioranza e agli uffici che hanno lavorato. Allo stesso tempo, questa ricostruzione evita che domani qualcuno possa presentare l’intervento come una propria conquista maturata silenziosamente dall’opposizione. Non attribuisco a nessuno questo disegno. Mi limito a ricordare che gli atti amministrativi hanno una memoria generalmente più precisa di quella delle campagne elettorali.

Resta la mia critica politica: via Bernardoni non può essere considerata un’opera isolata, soprattutto se il nuovo PGT attribuisce alla stessa zona prospettive di trasformazione urbanistica. Occorre spiegare quali benefici pubblici verranno prodotti e quale parte degli oneri debba essere sostenuta dalle operazioni immobiliari interessate. Il Comune deve realizzare opere utili alla comunità, non limitarsi ad apparecchiare la tavola affinché altri possano consumare la rendita.

Anche sulla Scuola dell’infanzia San Carlo ho cercato di superare la logica delle contrapposizioni personali. Il lavoro gratuito di chi segue la contabilità, l’amministrazione o le attività della scuola deve essere riconosciuto. Ma nessuna singola persona può essere trasformata nella “salvatrice” di una struttura sostenuta in misura rilevante dalle risorse della collettività. I bilanci non appartengono a una famiglia, a un candidato o a un amministratore. Appartengono alla scuola e devono consentire al Comune di comprenderne il futuro.

Il passaggio da 51 a 34 bambini in un solo anno è un segnale troppo importante per essere affrontato soltanto facendo tornare alcune somme su un prospetto. Mancano proiezioni complete per gli anni della nuova convenzione e non sono stati prodotti verbali puntuali della Commissione paritetica. Questa volta il foglietto c’è. Anzi, di foglietti ne abbiamo parecchi. Ma un foglietto può far tornare un conto: non può far tornare i bambini.

Da questa considerazione è nata la proposta “San Carlo 80”: costruire insieme un progetto che, verificata la capacità della struttura, riporti progressivamente la scuola verso 70 o 80 iscritti. Il numero non è uno slogan. È un orizzonte attorno al quale aggregare Comune, scuola, parrocchia, insegnanti, famiglie, nido, scuola primaria, associazioni e competenze esterne. Servono innovazione educativa, educazione civica fin dall’infanzia, attività ambientali e all’aperto, incontro tra culture differenti, laboratori linguistici e intergenerazionali, servizi più flessibili e una vera attività di promozione territoriale. L’open day non può essere soltanto una visita alle aule con due palloncini e i moduli d’iscrizione sul tavolo. Deve mostrare concretamente una scuola viva, innovativa e capace di produrre quell’effetto “wow” che spinga una famiglia a sceglierla.

Su questo tema si è aperto subito un confronto dialettico ma costruttivo con l’assessore Paola Costantini. Ne sono contento, perché una buona proposta non perde valore se viene raccolta dalla maggioranza. Al contrario: se diventa realtà, ha raggiunto il proprio scopo. Non mi interessa mettere una bandierina sulla San Carlo. Mi interessa che tornino i bambini.

Lo stesso atteggiamento ha accompagnato i miei interventi sulla variazione di bilancio, sull’assestamento e sul DUPS. Ho riconosciuto l’impegno dell’Amministrazione e soprattutto dei suoi componenti più giovani nell’animazione del paese. Organizzare iniziative, coinvolgere volontari e mantenere viva una comunità richiede energia e disponibilità personale. Il mio invito è però quello di compiere un salto ulteriore: trasformare le singole iniziative in una strategia territoriale. Gli eventi terminano, le fotografie scendono rapidamente nei social e, finite le feste, anche le lucine inevitabilmente si spengono. Un progetto ben costruito può invece continuare a produrre risultati tutto l’anno.

Per questo continuo a proporre un masterplan capace di rimettere Leggiuno al centro del Lago Maggiore: Santa Caterina del Sasso, il complesso delle suore, le proprietà ecclesiastiche disponibili, le aree dismesse, le scuole, il paesaggio, la torbiera, la mobilità, il commercio e i servizi devono essere letti come parti dello stesso sistema. Non si tratta di commissionare l’ennesimo libro illustrato destinato a riposare in un ufficio. Si tratta di costruire una regia e individuare progetti capaci di attrarre investimenti e finanziamenti.

In Consiglio ho fatto anche un riferimento, ancora necessariamente sintetico, al percorso promosso da LandsLake – Terre di Lago e alla proposta di un Contratto di Lago Maggiore. È questo uno degli obiettivi ai quali tengo maggiormente. Il lago non si interrompe ai confini comunali e nemmeno le politiche dovrebbero farlo. Ambiente, navigazione, mobilità, turismo, cultura, rigenerazione e sviluppo economico richiedono una collaborazione stabile tra Comuni, istituzioni, imprese e comunità delle diverse sponde.

Leggiuno, con Santa Caterina e la sua posizione, può assumere una responsabilità di area vasta e diventare uno dei nodi attivi di questo percorso. Non deve chiudersi a riccio, aspettando che le decisioni vengano prese altrove. Un masterplan locale e il Contratto di Lago rappresentano due livelli dello stesso progetto: capire che cosa può diventare Leggiuno e, contemporaneamente, quale ruolo possa svolgere dentro il sistema del Lago Maggiore.

Penso a un territorio capace di intercettare nuove forme di permanenza: lavoratori digitali, professionisti e famiglie che possono trascorrere periodi più lunghi sul lago; turismo religioso legato a Santa Caterina; turismo culturale e congressuale; recupero delle proprietà storiche e delle aree oggi sottoutilizzate. Non basta far arrivare un visitatore, lasciargli fotografare l’Eremo e vederlo ripartire dopo un’ora. Bisogna creare le condizioni perché si fermi, utilizzi i servizi, frequenti gli esercizi di vicinato, torni e magari scelga di abitare una parte della propria vita sul nostro territorio.

Anche per il PGT ho chiesto al sindaco di valutare un gruppo di lavoro politico strutturato e un calendario di incontri prima dell’approvazione definitiva. Questo non significa cancellare il lavoro dei professionisti o ricominciare tutto da capo. Significa rafforzare il quadro politico e motivazionale del Piano, evitando che venga percepito soltanto come una raccolta di piccoli aggiustamenti immobiliari. Il PGT deve raccontare il paese che vogliamo lasciare tra dieci o vent’anni. Se non riusciamo a raccontarlo, forse dobbiamo concederci il tempo di lavorarci ancora.

È qui che immagino il “campo aperto”. Non una lista già confezionata, non una coalizione elettorale mascherata e nemmeno il trampolino per una mia candidatura. Uno spazio di elaborazione nel quale i progetti vengano prima dei nomi e le competenze prima dei pacchetti di consenso.

Nel 2027 potrebbero presentarsi almeno tre liste. Non sarebbe un problema, se la competizione avvenisse sulle idee. Lo diventerebbe se tutto si riducesse al conteggio di parentele, amicizie, appartenenze e voti presunti. Il radicamento personale è importante, ma non basta. Un albero genealogico può raccontare da dove veniamo; non ci dice necessariamente dove vogliamo andare.

Io so di essere un consigliere di opposizione e conosco i limiti del mio ruolo. Non dispongo dei numeri per decidere e non pretendo di impartire lezioni. Posso però studiare, controllare, formulare proposte e mettere a disposizione l’esperienza maturata dentro e fuori Leggiuno. Posso anche riconoscere un risultato della maggioranza senza sentirmi indebolito e collaborare con un assessore quando intravedo la possibilità di realizzare qualcosa di utile. Credo che la fiducia si costruisca anche così: dicendo con chiarezza quando non si è d’accordo, ma senza considerare un tradimento ogni punto d’incontro.

Se nascerà un gruppo di giovani seri, preparati e capaci di fare squadra attorno a questa visione, sarò lieto di sostenerlo e aiutarlo. Non mi interessa essere il proprietario del campo. Mi interessa che il campo venga finalmente coltivato.

Le candidature verranno, se e quando serviranno. Prima vengono il progetto “San Carlo 80”, il masterplan, il PGT, Santa Caterina e il Contratto di Lago. Per contare i voti può bastare una rete di relazioni. Per costruire il futuro di Leggiuno serve una comunità capace di guardare oltre il proprio cortile e finalmente all’altezza del suo lago.

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