(di Matteo Toson) Per chi vive nelle province di Varese e Como, il Canton Ticino non è semplicemente il vicino di casa. È un territorio con cui si condividono ogni giorno lavoro, studio, turismo e relazioni familiari. Migliaia di persone attraversano quotidianamente il confine, rendendo la mobilità uno dei temi più strategici per il futuro dell’intera regione insubrica.
Negli ultimi anni il Ticino ha investito in modo significativo nel trasporto pubblico e nella pianificazione coordinata della mobilità. I risultati iniziano a vedersi.
Nel 2025 i passeggeri-km percorsi sui treni regionali ticinesi hanno raggiunto i 395 milioni, con una crescita del 4,2% rispetto all’anno precedente, confermando il consolidamento della domanda ferroviaria e il ruolo sempre più centrale della rete TILO. Anche il trasporto pubblico su autobus continua a crescere, raggiungendo i 157 milioni di passeggeri-km, il dato più alto mai registrato nel Cantone.
Eppure, l’automobile continua a rappresentare il mezzo di trasporto prevalente, soprattutto nei collegamenti transfrontalieri. Il risultato? Congestione quotidiana lungo i principali assi viari, tempi di percorrenza imprevedibili e una crescente pressione sui parcheggi nelle aree produttive.
La sfida non riguarda soltanto il Ticino. Riguarda anche l’Italia. Basti pensare ai flussi che ogni mattina interessano il Mendrisiotto, il Luganese e il Malcantone, con migliaia di frontalieri provenienti dalle province di Varese e Como. In questo contesto, la mobilità non può più essere affrontata con una logica puramente amministrativa o confinata entro i limiti di un singolo Comune. Serve una visione di sistema.
Il Canton Ticino ha già dimostrato che l’integrazione funziona. La Comunità tariffale Arcobaleno consente infatti di utilizzare treni, autobus e altri mezzi di trasporto pubblico attraverso un sistema tariffario unificato, semplificando gli spostamenti dei cittadini. Allo stesso tempo, progetti transfrontalieri come SMILE – Strategia per la Mobilità Leggera stanno lavorando per promuovere soluzioni sostenibili tra Varese, Como e Ticino, con l’obiettivo di ridurre la congestione e incentivare nuove forme di mobilità dolce.
Ma il futuro richiederà un ulteriore salto di qualità. Non basterà investire in nuove infrastrutture. Occorrerà integrare in modo intelligente: trasporto pubblico; carpooling aziendale; parcheggi di interscambio; mobilità ciclabile; strumenti digitali capaci di accompagnare il cittadino nella scelta del mezzo più efficiente. La vera innovazione sarà passare dalla gestione dei singoli mezzi alla gestione dell’intero viaggio.
Perché il pendolare che parte da Luino, Marchirolo o Lavena Ponte Tresa non si chiede se utilizzare il treno, l’auto o la bicicletta. Si chiede semplicemente quale sia il modo migliore per arrivare al lavoro in tempi certi, a costi sostenibili e con il minor stress possibile. La mobilità del futuro sarà quindi sempre meno una questione di asfalto e sempre più una questione di integrazione.
Il Ticino, grazie alla sua dimensione e alla capacità di fare rete tra istituzioni, aziende e operatori del trasporto, può rappresentare un laboratorio interessante anche per il territorio italiano. Perché, alla fine, le colonne in dogana non hanno nazionalità. Così come non hanno passaporto le opportunità di costruire un sistema di mobilità più efficiente, inclusivo e sostenibile.
La sfida dei prossimi anni sarà proprio questa: smettere di ragionare per confini e iniziare a progettare corridoi di mobilità capaci di unire territori che, di fatto, sono già profondamente interconnessi. E forse il vero cambiamento culturale consiste proprio nel comprendere che la mobilità non è soltanto un problema da gestire. È un’infrastruttura sociale che determina la competitività delle imprese, la qualità della vita delle persone e l’attrattività dei territori.
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