(Contenuto elettorale – “La Nostra Luino”)
In queste settimane di campagna elettorale, parlando con i cittadini, è emerso un tema che molti candidati, specialmente nell’area di centrodestra, sembrano voler evitare: la tassa sulla salute dei frontalieri. Se ne parla pochissimo, quasi nulla, eppure è una misura destinata a incidere pesantemente sulla vita di migliaia di lavoratori e delle loro famiglie.
Non è un caso che l’argomento sia praticamente bandito dai programmi dei partiti che sostengono il Governo nazionale dal momento che quella tassa è stata decisa a Roma e applicata in Lombardia da una Regione guidata dalla stessa area politica. Non ne faccio una questione di colore politico, sarebbe stato uguale se a guidare Stato e Regione vi fosse stato il centrosinistra. Chiaramente, quando una misura la si approva e la si difende, diventa poi complicato sostenerla proprio nei territori che ne devono pagare il conto.
Il punto politico è chiaro. Questa tassa non nasce a Luino né dai Comuni di frontiera, e di certo non è stata chiesta dai lavoratori. È una scelta nazionale tradotta in applicazione regionale. Per questo motivo, chi oggi chiede il voto dovrebbe avere almeno il coraggio di spiegare come verranno utilizzati quei soldi e quali benefici concreti ricadranno su Luino.
I frontalieri non sono un bancomat da spremere al bisogno: sono donne e uomini che ogni giorno attraversano il confine, producono reddito, mantengono famiglie e alimentano l’economia del nostro territorio. Chiedere loro un contributo ulteriore ha senso solo se ogni euro prelevato torna indietro in servizi sanitari veri, visibili e misurabili.
Inizialmente si era parlato di un gettito di 150 milioni di euro, ma oggi le cifre sembrano essersi sgonfiate attorno ai 50 milioni. Al di là del numero, la questione è dove finiranno queste risorse. Se entrano nel calderone indistinto dei bilanci regionali, saremo davanti all’ennesima tassa di scopo senza scopo. Se invece restano qui, possono tradursi in tempi d’attesa umani, nel rafforzamento del pronto soccorso, in ambulatori aperti e assistenza vera per anziani e fragili.
Come lista “La nostra Luino”, la nostra proposta è concreta: vogliamo batterci affinché una parte di queste risorse venga usata specificamente per trattenere e attrarre medici, infermieri e operatori sanitari nelle zone di confine. Sappiamo bene che la concorrenza svizzera è imbattibile sul piano degli stipendi, quindi dobbiamo agire su altri fronti. Abbiamo edifici dismessi che possono essere recuperati e trasformati in appartamenti a canone agevolato per chi sceglie di venire a lavorare stabilmente da noi. Chi cura la nostra comunità deve poter vivere nella nostra comunità, trovando casa e servizi, non sentendosi solo un numero di passaggio per coprire un turno.
Serve un fondo sanitario di confine che sia vincolato e trasparente. Le risorse prelevate ai frontalieri devono essere rendicontate ogni anno: vogliamo sapere quanti medici sono stati assunti e quante prestazioni in più sono state garantite grazie a quel prelievo.
C’è poi l’ombra del 2033, anno in cui i ristorni non ci saranno più come previsto dagli accordi internazionali. È una scadenza che fa tremare i polsi ai sindaci, perché senza quei fondi tenere in piedi scuole, strade e welfare sarà quasi impossibile. Non possiamo permetterci di trattare i frontalieri come una voce di bilancio, ignorando che sono una colonna portante della nostra identità sociale e civile.
La sanità di confine non può essere gestita con i parametri di un distretto qualunque. Qui perdere un infermiere significa indebolire un intero sistema che già fatica a reggere il confronto con l’estero. Servono incentivi specifici, alloggi e una vera clausola di frontiera nelle politiche regionali. Parlare di “vicinanza ai cittadini” sui volantini è facile, ma amministrare significa avere il coraggio di dire le cose come stanno, anche quando sono scomode.
Ho molti amici frontalieri e so quanto pesi il loro sacrificio. Luino ha diritto a una sanità che non viva di slogan elettorali, ma di fatti: medici che restano, riabilitazione vicina e risorse che non prendano la strada di Roma o Milano senza tornare sul territorio. Don Lorenzo Milani scriveva che uscirne tutti insieme è la politica, mentre uscirne da soli è l’avarizia. Ecco, o da questa vicenda usciamo insieme lavoratori, Comuni e Regione o questa tassa rimarrà solo un prelievo ingiusto mascherato da promessa elettorale.
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