Questa mattina, i militari del Comando Provinciale della Guardia di Finanza del Verbano-Cusio-Ossola, sotto la direzione della Procura della Repubblica presso il Tribunale di Verbania e con la collaborazione di personale della Sezione P.G. Polizia di Stato, stanno dando esecuzione a quattro misure cautelari in carcere, una di arresti domiciliari e una di obbligo dimora per reati di bancarotta fraudolenta.
In seguito ad articolate indagini svolte anche nelle province di Milano, Brescia, Varese e Como, le fiamme gialle hanno scoperto che le persone destinatarie delle misure cautelari, spacciandosi per professionisti del risanamento finanziario, attraverso operazioni organiche derivate dalla pubblicizzazione, attraverso siti web ben strutturati, di attività di consulenza legale volte a risanare aziende in difficoltà, hanno agito in frode per l’espoliazione di tutti i beni merce, beni strumentali e liquidità giacenti sui conti correnti di una società di capitali in difficoltà operante nel Verbano.
In particolare, sulla base di quanto ricostruito dai finanzieri del Gruppo di Verbania, a seguito della cessione di tale società nel corso del 2023, sono subentrati nuovi pseudo-imprenditori (amministratori di diritto e di fatto) che, attraverso l’utilizzo di diverse società nazionali ed estere, hanno causato uscite finanziarie per 100mila euro con fatture per operazioni inesistenti aventi per oggetto false consulenze amministrative e mancati introiti per 120mila euro.
Ma ciò che più risalta dagli accertamenti della Guardia di Finanza è il completo svuotamento dello stabilimento produttivo di Verbania, da cui beni merce e macchinari aziendali sono stati illegalmente trasferiti e occultati dagli attori della frode presso capannoni industriali situati nelle province di Milano, Brescia e Como, nonché in parte venduti in Repubblica Ceca. Tutti i proventi ottenuti dalla vendita dei prodotti così distratti non sono transitati sui conti bancari della società, ma sono risultati invece destinati a rapporti bancari esteri riconducibili agli indagati.
L’attività investigativa del Gruppo della Guardia di Finanza di Verbania aveva già permesso, a tutela dei creditori, di segnalare tempestivamente al Pubblico Ministero il grave stato di insolvenza societaria, cosa che ha portato l’Autorità Giudiziaria a formulare istanza alla competente Sezione Fallimentare del Tribunale di Verbania, la quale, nel novembre 2024, aveva posto in liquidazione giudiziale la società di capitali.
Un rilevante apporto alle indagini è stato dato dai finanzieri con qualifica C.F.D.A. (Computer Forensics e Data Analysis), veri e propri specialisti della Guardia di Finanza che eseguono rilevamenti tecnici su dati informatici per recuperare, analizzare e documentare prove digitali: il loro intervento ha contribuito anche a individuare, anche attraverso continue attività di appostamento, i luoghi di stoccaggio della merce ben occultati e intestati a prestanome, identificare rapidamente i responsabili, ricostruire le condotte criminose e i flussi finanziari.
Ciò ha portato, su mandato della Procura della Repubblica di Verbania, ad eseguire mirate perquisizioni nelle province di Milano, Brescia, Varese e Como che hanno permesso il rinvenimento e sequestro di beni strumentali e di 30mila prodotti casalinghi per un valore di 2,3 milioni.
Tra gli indagati figura anche un avvocato (non destinatario di misura restrittiva personale) con studio legale in Piemonte e Lombardia che, in nome e per conto di uno dei principali indagati, ha assunto un ruolo attivo nel passaggio di proprietà della società verbana contribuendo all’attuazione del disegno fraudolento.
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