«Ci sono pro e contro nell’utilizzo del Live Sonar per pescare. Ma prima di vietare questo strumento sarebbe stato opportuno sentire l’opinione di chi, come noi, è presente sul territorio». Lo dice Rolando Saccucci, presidente dell’associazione Pescatori Alto Verbano, nel commentare l’ordinanza con cui il Commissariato italiano per la Convenzione italo svizzera sulla pesca ha disposto il divieto di impiegare lo strumento tecnologico (e di portarlo sulle barche) per le sessioni di pesca su lago Maggiore, lago Ceresio e fiume Tresa.
Il divieto, valido anche sul fronte svizzero in base agli accordi della citata convenzione, resterà in vigore per i prossimi tre anni e rimuove dalla pratica quotidiana il ricorso ad un apparecchio che consente, attraverso un monitor posizionato sulla barca, di tracciare in tempo reale i movimenti dei pesci e capire su quali aree concentrarsi per le catture.
«La nostra associazione – prosegue Saccucci – non ha ancora una posizione netta rispetto a questo provvedimento. I nostri pescatori che utilizzavano il Sonar lo considerano utile ma non determinante in termini di quantità e qualità del pesce pescato. Chi è contrario al suo impiego, invece, ritiene che la tecnologia rovini lo spirito della pesca rendendola troppo facile».
Per la Commissione italo svizzera per la pesca (Cispp), che ha deliberato a favore del divieto di usare il Live Sonar, non si tratta solo di facilitare o meno l’attività dei pescatori. L’organismo, in una seduta dello scorso giugno, ha espresso una «profonda preoccupazione» per un «potenziale utilizzo su larga scala di tali tecnologie», e per le «potenziali ripercussioni negative sulla tutela e sulla gestione sostenibile del patrimonio ittico delle acque italo-svizzere». Una spiegazione in termini più pratici l’ha data il commissario italiano Marco Zacchera interpellato da Rainews: il Live Sonar indirizza il pescatore direttamente sulla preda, ha spiegato il commissario, e gli consente di catturare anche pesci di grandi dimensioni che sono preziosi per il ripopolamento naturale.
Dal lago Maggiore Saccucci rilancia sulla necessità di aprire un confronto sul tema: «Siamo pronti a partecipare ad eventuali incontri promossi da altre associazioni locali». E muove una critica nei confronti di chi ha il compito di far rispettare le regole per l’esercizio della pesca: «Per tutelare realmente i pesci andrebbero incrementati i controlli sui pescatori professionali. Ci sono regole che devono essere rispettate», sottolinea Saccucci in riferimento a criticità che l’associazione da lui rappresentata ha recentemente elencato in un post su Facebook, puntando il dito in particolare sul presunto utilizzo di reti non regolamentari.
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