Si è conclusa questa mattina una complessa attività investigativa, denominata “Luma”, coordinata dalla Procura della Repubblica di Varese e avviata dal Nucleo Operativo e Radiomobile della Compagnia Carabinieri di Luino nel novembre 2024. L’operazione ha portato all’esecuzione di sei misure cautelari in carcere a carico di cittadini italiani di etnia sinti, ritenuti membri di un’associazione a delinquere specializzata in furti in abitazione compiuti con le modalità delle cosiddette “truffe agli anziani o a persone in condizione di minorata difesa”.
Il provvedimento è stato emesso dal G.I.P. del Tribunale di Varese, dott. Marcello Maria Buffa. L’articolata operazione ha visto impegnati decine di militari dei Comandi Provinciali dei Carabinieri di Varese, Novara, Biella, Vercelli, La Spezia e Torino, con il supporto delle unità cinofile del Nucleo CC di Casatenovo (LC) e un elicottero del 1° Nucleo Elicotteri Carabinieri di Volpiano.
L’indagine prende avvio da approfondimenti eseguiti nel territorio luinese su una serie di furti e truffe porta a porta. Gli autori si spacciavano per appartenenti alle Forze dell’Ordine, funzionari comunali o tecnici incaricati della verifica di forniture domestiche. Fenomeni simili sono stati riscontrati anche nelle province limitrofe del Nord Lombardia, in particolare Milano e Como.
Durante uno di questi episodi, i militari sono riusciti a identificare un’autovettura sistematicamente impiegata nei reati, alla quale venivano applicate targhe clonate sempre diverse. Da questo elemento è scattata una serie di attività di osservazione, pedinamento e intercettazione tecnica che ha permesso di risalire ai componenti del gruppo, domiciliati tra le province di Novara, Biella, Vercelli, Pavia e Torino.
Il sodalizio criminale si muoveva secondo un modus operandi collaudato, con una precisa suddivisione dei ruoli: leader, telefonista, autista, finto carabiniere o operatore di polizia. Gli indagati adottavano costanti accortezze per sfuggire alle indagini, tra cui il deposito del mezzo utilizzato all’interno di un box nel Novarese, dotato di videosorveglianza interna collegata in tempo reale a uno smartphone.
Dall’analisi delle denunce raccolte, sono stati ricostruiti oltre 30 colpi andati a segno negli ultimi otto mesi, per un valore stimato della refurtiva superiore ai 500mila euro. Di questi, 26 sono stati commessi in provincia di Varese, 2 in quella di Como e 2 a Milano. Sono ancora in fase di accertamento una ventina di episodi simili per valutare l’eventuale coinvolgimento della banda.
Durante le attività odierne sono state eseguite 9 perquisizioni: sei ai danni dei soggetti destinatari delle misure cautelari e tre nei confronti di indagati nelle province di Vercelli e La Spezia. L’obiettivo è quello di preservare beni mobili e immobili ritenuti frutto delle attività illecite, ai fini di una successiva confisca.
In una delle perquisizioni è emerso anche un soggetto ritenuto essere un ricettatore abituale della refurtiva. Complessivamente sono stati sequestrati sei veicoli, oltre 14.000 euro in contanti, due orologi Rolex e numeroso materiale ritenuto di interesse investigativo: oggetti per camuffamento, attrezzi da scasso, spray al peperoncino, 15 targhe clonate, uno scanner per intercettare comunicazioni delle forze di polizia e un dispositivo elettronico in grado di simulare fughe di gas.
Le indagini proseguono per accertare altre decine di episodi analoghi commessi in Piemonte e Lombardia, nonché per identificare altri ricettatori, correi e fiancheggiatori, al fine di ricostruire la struttura completa della rete criminale. Gli arrestati sono stati trasferiti nelle case circondariali più vicine, a disposizione dell’autorità giudiziaria per le valutazioni di competenza.
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