(Recensione di Fabio Secchi Frau per “storiadeifilm.it“) – “A.S.S.O. nella manica” è un film di Ari Sandel. Con Mae Whitman, Robbie Amell, Bella Thorne, Bianca A. Santos e Skyler Samuels. E’ uscito nelle sale cinematografiche italiane lo scorso 19 agosto.
Bianca, una liceale prossima al diploma, scopre per caso di essere conosciuta dal corpo studentesco come “L’A.S.S.O. nella manica” (Amica Sfigata Strategicamente Oscena) ovvero la tipica bruttina che le altre utilizzano per sembrare attraenti. Questa rivelazione cambierà la vita della mite Bianca che, con l’aiuto del più bello del liceo, riuscirà a strapparsi di dosso questa etichetta “infame” e diventare a sorpresa la più popolare di tutte.
Bianca Piper è la bruttina, ancora non tanto stagionata della sua mini-cricca di amiche strafighe. Aveva tutto per essere felice, ma non lo è più grazie alle parole del suo vicino di casa, Wesley Rush, studente dal fisico scolpito dal rugby, che le rivela la sua etichetta di DUFF (in italiano, verrà tradotto come ASSO ovvero Amica Sfigata Strategicamente Oscena, mentre in America è l’acronimo di Designated Ugly Fat Friend, ovvero “brutta grassa amica designata”), cioè l’amica meno carina e meno vanitosamente pericolosa di un gruppo di gnocche, alla quale altri possono chiedere informazioni per rimorchiarle. Da quel giorno, come nelle fiabe, Bianca decide di passare da brutto anatroccolo a cigno e le vite di tutti coloro che le girano intorno, compresa quella della “femmina alfa” del suo liceo (termine che credo sia erroneamente scientifico e che ho rubato ai troppi “telefilm licantropici”… chi di dovere mi correggerà), che la prende di mira solo perché amica di Wesley, cambieranno.
Ari Sandel, vincitore dell’Oscar al miglior corto (West Bank Story, 2007), debutta alla regia di un lungometraggio a soggetto con una commedia per teenagers, prostrandosi praticamente ai piedi dell’industria Hollywoodiana e perdendo tutto il suo stile (ahimé), che verrà sostituito da uno più aderente a videoclip, social media e video-diary su Youtube, che (per chi non lo sapesse) trova le sue radici nel serial cult Clarissa (voce over, didascalie, disegni etc. etc.), senza però abusarne troppo e, quindi, stancare lo spettatore. Infatti, riesce perfettamente a mantenere un ritmo vivace e di supporto alla leggerezza della vicenda.
Il film è la riuscita trasposizione cinematografica del romanzo per giovani adulti “The DUFF” dell’allora diciasettenne Kody Keplinger, che solo recentemente ne ha pubblicato il seguito “Lying Out Loud”. Pare che il libro sia in parte autobiografico (e, in effetti, la somiglianza fra la scrittrice e Mae Whitman è paurosamente notevole) e, pertanto, nato dalla scoperta della Keplinger di essere una delle DUFF del suo liceo.
L’A.S.S.O. nella manica non ha le carte per essere un… (per continuare a leggere la recensione cliccare qui –>> “storiadeifilm.it”).
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