(a cura di Claudio Ferretti per Varesenoi.it) Ha destato un grande successo tra i giovani canottieri e le loro famiglie l’incontro con Gabriel Soares, medaglia d’argento nel doppio pesi leggeri alle Olimpiadi di Parigi – presso la Canottieri Arolo.
Gabriel, accompagnato dal presidente del comitato Lombardo della FIC Leonardo Binda e dalla sua famiglia, ha ricevuto i saluti dal presidente della società Davide Ferretti e dalla amministrazione comunale leggiunese, presente con il sindaco Giovanni Parmigiani, il suo vice Alessio Molinari e il consigliere delegato allo sport Iseo Barco.
Il campione ha risposto alle numerose domande che gli sono state poste e ha dato preziosi consigli comportamentali ai giovani vogatori che, con grande passione, praticano la disciplina sportiva. Grande protagonista è stata la mamma brasiliana, ma di origine bergamasca, di Soares, Silvana Da Penha Silva.
Rispondendo alle diversi domande dei vogatori e di alcuni genitori, mamma Silvana ha voluto sottolineare l’importanza della pratica dello sport come educazione, socializzazione e spirito di aggregazione: «Quando siamo arrivati in Italia Gabriel aveva nove anni ed il canottaggio gli ha permesso di integrarsi e di fare amicizie sane. Non è però sempre stato facile, è stato molte volte vicino ad abbandonare, perché si sentiva demotivato interiormente».
«È stata la vicinanza della famiglia e la stretta sinergia con il suo allenatore del tempo ad aiutarlo a trovare le leve motivazionali per proseguire e ottenere in seguito i risultati che ha raggiunto con tante rinunce e sacrifici, cercando di far conciliare studio, allenamento e i vari nostri impegni famigliari. Gli allenatori sono importanti e fondamentali, ma è anche la vicinanza della famiglia che deve trasmettere motivazioni e dare seri esempi comportamentali», ha continuato la mamma.
Domanda d’obbligo a un certo punto: «Quando suo figlio ha vinto la medaglia olimpica cosa ha pensato?». Risposta: «Ho rivisto per un attimo tutto quanto ho passato con lui in questi anni e i momenti di vicinanza cui abbiamo dovuto per forza rinunciare. Ho visto le sue lunghissime trasferte per prepararsi… Ma ne è valsa la pena… Sono contenta che allora non abbia rinunciato a correre in barca… Ho fatto il mio dovere di mamma».
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