(di Renato Balducci – www.luganolife.it) L’associazione delle industrie ticinesi (Aiti) ha inviato una lettera alla direttrice del Dipartimento federale delle finanze (Dff) Karin Keller-Sutter e al capo del Dipartimento federale degli affari esteri Ignazio Cassis per chiedere chiarimenti sulla “tassa sulla salute” a carico dei “vecchi” frontalieri italiani. Lo riporta Swissinfo.
«Vogliamo verificare se il contributo di compartecipazione alla spesa sanitaria italiana sia in conflitto o meno con le disposizioni del nuovo accordo fra Svizzera e Italia sulla fiscalità dei lavoratori frontalieri», ha confermato al Corriere del Ticino il direttore di Aiti, Stefano Modenini.
Una richiesta analoga è stata fatta negli scorsi giorni a Roma dalle organizzazioni sindacali italiane Cgil, Cisl e Uil contrarie a questa tassa che sarebbe di fatto una doppia imposizione, espressamente vietata dal nuovo accordo.
«Aiti – scrive Swissinfo – si dice preoccupata perché una tassa come questa avrebbe conseguenze negative sulla competitività delle aziende, tenuto conto che queste ultime faticano sempre più a trovare manodopera qualificata». Toccherà alla Confederazione svizzera stabilire se si tratta di una violazione dell’accordo.
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