Bedero Valcuvia | 15 Gennaio 2024

Bedero Valcuvia festeggia Sant’Antonio fra tradizione e devozione popolare

Nel fine settimana appena trascorso la comunità locale si è raccolta intorno alla figura del Santo vivendo con cura e intensità i riti tipici della festa, compresa la benedizione degli animali

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(Cesi Colli – foto Luca Luppi) Nel cuore del freddo inverno arriva puntuale, come ogni anno, una delle ricorrenze più attese e sentite dagli abitanti di Bedero Valcuvia: quella di Sant’Antonio Abate.

Vivere la fede popolare come occasione di festa e di rinnovata ricerca di quei valori spirituali e umani che hanno sempre impreziosito il nostro paese significa tenere vive le tradizioni, fare del passato il patrimonio del presente e il perno del futuro.

S. Antonio è più vicino al cuore dei bederesi del patrono, S. Ilario di Poitiers, uomo di grande sapienza, profondità di dottrina e tenace nel combattere l’eresia ariana, al quale è dedicata solo una S. Messa nel giorno della memoria liturgica. Perché? S. Antonio è un santo popolare, venerato da sempre nel mondo rurale con aspetti devozionali di fede sincera. Bedero, fino a pochi decenni orsono, era un paese prevalentemente contadino e per questo i bederesi hanno nel cuore il santo abate, un testimone di fede cristiana e di coraggio evangelico, un gigante di santità, che pur facendo di tutto per vivere nel nascondimento divenne il caposcuola del monachesimo cristiano.

Sono ormai alcuni anni che è scomparsa la particolarità che fosse la festa di “òmen”, mentre quella settembrina di Maria era dedicata ai “dònn”. Rimangono, però, alcune tradizioni particolari. Sono scelti i capifesta, che quest’anno sono due giovani, Andrea Motta e Federico Rizzi, che ci hanno detto: «Abbiamo deciso di proporci come capifesta perché riteniamo che sia fondamentale preservare queste tradizioni che portano con loro la memoria del nostro paese e perché riteniamo che ognuno possa fare la sua parte, per quanto piccola, per mantenere vive queste occasioni di aggregazione, che danno nuova vita alla comunità». Sono loro l’anima della festa e i loro nomi sono stati scritti sull’antica alabarda, che in molteplici nastri colorati riporta i nomi di tutti i capifesta degli ultimi cento anni.

Sabato 13 gennaio, alla sera sono iniziati i festeggiamenti con il tradizionale banco gastronomico sul sagrato della chiesa, con la possibilità di cenare sia all’aperto, sia nel salone dell’oratorio. I nostri cuochi sono stati all’opera anche domenica a mezzogiorno e a loro va il nostro plauso sia per l’impegno che per la bravura.

Un grande braciere in piazza ha illuminato e riscaldato l’aria gelida di metà gennaio perché S. Antonio è anche il protettore del fuoco, in quanto sarebbe sceso nelle profondità dell’inferno per liberare i peccatori dalle fiamme.

Alle 21,00 il rito della salita del “lanternino”: i capifesta, dopo avere recitato davanti all’altare del santo la tradizionale preghiera per ottenerne grazie e protezione, accesa la lanterna, emblema di quel fuoco che Gesù ha portato sulla terra per alimentare la vita, al suono festoso delle campane, sono usciti sulla piazza. Tra gli applausi della gente, un filo ha trainato la lanterna fino alla sommità del campanile, simbolo della luce che invade il mondo avvolto dalle tenebre… e, già che tutti guardavamo il cielo, il buio è stato rotto dal pirotecnico spettacolo dei fuochi d’artificio, che suscitano sempre stupore e divertimento. Per il piacere di stare insieme, ancora festa coi giochi inventati e diretti dai volontari della parrocchia.

La sagra è apprezzabile, fare festa è bello, le relazioni sono importanti, il coinvolgimento è indispensabile, ma in quanto siamo parrocchia e comunità in cammino di fede occorre non dimenticare la dimensione religiosa della Festa Patronale ed evidenziarne il contenuto specificatamente cristiano e umano che ne è all’origine.

Così domenica, prima della celebrazione della S. Messa solenne, animata dalla corale bederese, con all’organo il talentuoso Sebastiano Longoni (solo dieci anni!), in un sagrato immerso nel sole, il parroco don Enrico Broggini ha benedetto gli animali. Un tempo la fede contadina si rivolgeva a Dio perché benedisse quegli animali che, insieme alla terra, erano il bene più prezioso per l’aiuto nel lavoro e per sfamarsi. Oggi sono profondamente mutati i parametri e i rapporti, ma forse resta sempre un sottofondo di fede nel desiderio di portare a benedire i nostri animali di compagnia, amici di strada che condividono con noi l’alito della vita e esseri viventi come noi.

Tanta, tanta gente, accompagnando la statua del santo, ha partecipato alla processione per le vie del paese: Le preghiere salivano a S. Antonio perché aiutasse tutti a cercare Dio con il suo stesso coraggio, la sua stessa forza e decisione.

Per concludere, momento di divertimento sulla piazza con l’incanto dei canestri, battuti all’incanto al miglior offerente. Generosi come sempre, i bederesi hanno potuto sostenere la parrocchia nelle sue molteplici attività.

L’augurio è che S. Antonio aiuti tutti a vivere nell’ imitazione della sua saggezza, della sua cristiana perseveranza e della sua capacità di affrontare il rischio che sono componenti necessari di una vita che vuole crescere…

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