(a cura delle volontarie del CAV del Medio Verbano) Il tramonto di domenica 19 novembre dalla terrazza di Palazzo Verbania a Luino è stato il degno sfondo per la chiusura della mostra lì allestita dal Centro di Aiuto alla Vita del Medio Verbano, “Il Rinascimento dei bambini. 600 anni di accoglienza agli Innocenti a Firenze”.
Non è retorica o romanticismo sottolineare come lo spettacolo della natura autunnale abbia coronato la bellezza della carità che questa mostra ha voluto “di-mostrare”.
I numerosi visitatori hanno potuto conoscere e apprezzare la storia dello “Spedale degli Innocenti” attraverso pannelli, non solo esplicativi, ma anche belli da guardare, raffiguranti le opere d’arte che hanno accompagnato i 600 anni della sua storia.
Il momento più significativo dei tre giorni di esposizione è stato l’incontro di sabato 18 con la curatrice della mostra, la professoressa Mariella Carlotti, in collegamento da Firenze. Damiano Franzetti, giornalista di VareseNews, ha coordinato i diversi interventi. Così il numeroso pubblico ha potuto rendersi conto del lavoro di rete che è stato determinante per la buona riuscita dell’evento.
Prima di tutto il CAV Medio Verbano, che ha voluto celebrare i 40 anni di presenza a Laveno Mombello e i 10 anni a Luino Voldomino, portando nel nostro territorio la testimonianza di un’opera antica di 600 anni, di accoglienza ai bambini, proprio perché legata allo stesso spirito di cura per la vita nascente che il CAV esprime nelle sue attività.
Determinante è stata la collaborazione con l’Amministrazione Comunale di Luino, che da subito ha offerto il suo patrocinio, riconoscendo il valore, non solo della mostra, ma anche del CAV nel sostegno alla maternità. Un segno visibile di questo legame si è evidenziato nell’intervento del sindaco, dottor Enrico Bianchi. Si aggiunga poi il Banco Farmaceutico, che ha promosso nel 2019 l’allestimento al Meeting di Rimini; il Decanato di Luino e le associazioni locali con cui il CAV collabora da tempo: le ACLI, La Sorgente, la Croce Rossa Italiana, il Nido dei gigli e il CCSB.
La professoressa Carlotti ha presentato la mostra partendo dalle motivazioni che l’hanno spinta ad intraprendere questa ricerca storica e a sottolineare alcuni aspetti particolari che l’avevano colpita. Citiamo soltanto il fatto che “per dei bambini abbandonati, per i derelitti, sia stata pensata una dimora magnifica, tradizionalmente identificata come il prototipo dell’architettura rinascimentale”, progettata nientemeno che da Brunelleschi e di cui tutta la città si sarebbe presa cura. Come a dire che lì i bambini avrebbero trovato un luogo di serenità, di pace e di bellezza, una cura educativa, un futuro positivo.
È quello che anche il Centro di Aiuto alla Vita vorrebbe per i bambini e per le mamme che si rivolgono alle volontarie nel momento di una gravidanza indesiderata o quando le difficoltà socioeconomiche sembrano insormontabili. È quello che ha spinto 40 anni fa un piccolo gruppo di laici coraggiosi a fondare il CAV del Medio Verbano, sostenuti da due preti, don Sandro Dell’Era e don Mario Sessa, rispettivamente, parroci di Besozzo e di Caravate. Diversi nel carattere, ma uniti da una grande fede e dalla convinzione che ogni vita umana va concretamente accolta e accompagnata come dono di Dio.
Ci piace ricordare queste figure significative per l’avvio di una lunga storia di accoglienza, che anche nel nostro territorio ha messo le radici e si è sviluppata con il contributo di tanti, uomini e donne, pieni di speranza viva e di carità ancora oggi pienamente operativa.
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