E poi, ieri sera su Arcumeggia è sorta la luna piena. Grandissima e rosata. Quasi a svelare, suggellandola, l’atmosfera “magica” respirata nel tardo pomeriggio e nella prima serata nello svolgersi dell’incontro Editoria e Musica, settimo appuntamento della Rassegna MusiCuvia, organizzata dall’Associazione Momenti Musicali, ospite la Proloco di quell’affascinante Borgo Dipinto che è Arcumeggia.
Si poteva, infatti, credere a una regia sapiente che avesse steso un fil rouge tra i libri presentati e invece è stato casuale che tutti e tre fossero basati su epistolari: reali per Johannes Kreisler – Amori e amicizie del giovane Brahmsdi Gianluca Di Donato e Il confine dell’inganno – SergejBortkiewiczdi Alfonso Soldano, invenzione letteraria per Nient’altro che un nome di Anna Lina Molteni.
Non è un caso però che siano titoli del comune editore Florestano, specializzato in libri che, come saggi o romanzi o opere specifiche di letteratura musicale, abbiano attinenza con la musica. Anche in questo accostamento si cela una sorta di scelta condivisa: Johannes e Kreisler sono il “doppio” presente in Brahms, allo stesso modo in cui Florestano ed Eusebio lo sono stati per Schuman: razionalità e fantasia, due anime, spesso in contrasto, che convivono nello stesso corpo.
Ma anche il soprano protagonista di Nient’altro che un nome, Emma, vive due sdoppiamenti di personalità: quello, doloroso e senza via d’uscita, della follia e quello, per lei salvifico e ogni volta diverso, dell’identificazione con la donna-eroina interpretata sulla scena.
Deve invece adattarsi alle circostanze terribili di una vita vissuta all’ombra delle maggiori tragedie del ‘900, il compositore e pianista SergejBortkiewicz, al quale Alfonso Soldano presta le parole: “Prigioniero della mia vecchia Europa, ho vagato a lungo prima di trovare un posto che mi consentisse con più calma di addentrami in quel gran mondo di elevazioni che è la Musica, un’arte molto lontana dall’infinita schiera di orrori che le Guerre hanno portato in dote al genere umano”. Bortkiewicz era ucraino e oggi più che mai la sua vicenda, di esule perenne in cerca di una patria che forse non è mai esistita, è letta nel suo aspetto più drammatico.
Le tre presentazioni si sono succedute senza soluzione di continuo. Soldano ha presentato Di Donato e Roberta Magarelli, editore en chef di Florestano ha accompagnato il libro di Soldano, mentre per Nient’altro che un nome una scrittrice, Francesca Pilato, ha dialogato con l’altra scrittrice, Anna Lina Molteni.
E infine, la commistione tra letteratura e musica si è realizzata concretamente nel concerto finale, anche questo a seguire, come parte finale della stessa partitura dell’intero incontro. Non sono state eseguite musiche a caso, ma ogni scelta era legata al libro: Di Donato ha eseguito tre brani di Brahms (Capriccio op.76 n.1 in fa diesis minore, L’allegro ma non troppo dalla Sonata op. 2 e l’Intermezzo op.118 n.2 in la maggiore), Soldano ha suonato Bortkiewicz (Notturno & Improvviso op.24 “Diana ed Eros”). Le atmosfere di Nient’altro che un nome sono state invece evocate dal soprano Francesca Lanza, accompagnata al pianoforte da Adalberto Maria Riva e ancora una volta, la scelta è caduta sulle arie “cavalli di battaglia” della protagonista Emma. Nella chiesa di Arcumeggia, hanno preso vita la Zerlina di Mozart (batti batti bel Masettodal Don Giovanni), la Thaïs di Massenet (dismoique je suis belle da Thaïs) e infine la scena della pazzia dalla Lucia di Lammermoor di Donizetti (ardon gli incensi).
Poi, dopo gli applausi, è calato il silenzio e, come già si è detto, è comparsa la luna ed è possibile che a qualcuno dei presenti siano venute in mente le parole di Giulietta: Oh, non giurare sulla luna, la luna volubile, la luna incostante…ma forse viatico delle necessarie illusioni prestate dall’arte, per ricercare quella felicità, e sono ancora parole di Soldano – Bortkiewicz, che non è questione di riuscire a trovare tangibilmente, quanto sentire intorno a sé.
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