Un uomo dai comportamenti pericolosi e una madre che esasperata si rivolge ai carabinieri per denunciarlo. Segue l’arresto, poi la detenzione domiciliare e oggi l’obbligo di firma, oltre ad una vicenda processuale – in corso in tribunale a Varese – dove l’uomo, 34 anni, è accusato di maltrattamenti ai danni del genitore e della sorella, poco più che ventenne.
I fatti che hanno portato a questa situazione risalgono a circa un anno fa e si sono verificati in un piccolo paese della Valtravaglia, dove l’odierno imputato era tornato, chiedendo ospitalità alla madre e alla sorella, dopo un periodo trascorso a vivere da solo in affitto. Con le due, secondo le accuse, era un conflitto continuo: per i suoi problemi con la droga che lo trasformavano in una persona aggressiva e senza scrupoli – stando a quanto riportato dalla madre del 34enne ai carabinieri – ma anche per la difficile convivenza tra il cane dell’uomo – un dogo argentino – e quello delle due donne di casa, un jack russell.
La madre del 34enne ne aveva parlato con una parente, forse cercando conforto e confidando alla stessa alcuni dettagli di quei dispiaceri quotidiani. Dettagli che la donna, da testimone, ha riportato davanti ai giudici del collegio nella mattinata di giovedì 22 dicembre, parlando brevemente del suo rapporto con entrambe le persone offese nel processo, a cominciare dalla madre dell’imputato che telefonandole un giorno le racconta del figlio ingestibile, delle minacce di morte che sarebbero arrivate quando lei cercava di opporsi alle continue richieste di soldi del figlio: «Mi parlava delle minacce che riceveva e del fatto che veniva obbligata ad andare al bancomat a prelevare». Di 500 o 1.000 euro l’entità delle richieste.
Anche la sorella del 34enne si confida con la parente e un giorno dice che il fratello l’ha picchiata, che ce l’ha sempre con lei. Una persona “fatta a modo suo”, ha però precisato la testimone parlando della ragazza e sottolineando: «Non sempre dice la verità». A mandare su tutte le furie il fratello era anche il sospetto che la giovane frequentasse un uomo sposato. “Non sono affari tuoi” rispondeva lei, alzando un muro che poi veniva abbattuto con violenza, verbale e fisica, in base alle accuse oggi contestate all’imputato. Anche la persona sentita giovedì in udienza dai giudici tendeva a stare sulle sue, senza approfondire certe dinamiche familiari, per quanto drammatiche: «Non volevo mettermi in mezzo ai loro problemi. Ho solo consigliato di rivolgersi ai carabinieri».
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