Potrebbero non bastare affatto a rimpinguare le scorte idriche del Nord Italia, anche in vista dell’avvio della stagione dell’irrigazione colturale, le piogge previste per questi giorni anche sull’alto Varesotto: tali precipitazioni potranno portare un ristoro puramente momentaneo e parziale, ma non saranno sufficienti a colmare il gap precipitativo da inizio anno.
I dati consegnati all’Osservatorio permanente sulle crisi idriche dalle agenzie meteorologiche regionali del distretto del Po tratteggiano infatti un quadro idro-meteo-climatico a dir poco sconfortante, in un contesto di grave impoverimento idrico che ha caratterizzato gli ultimi 110 giorni. Peraltro, i dati relativi al semestre ottobre 2021-marzo 2022 hanno evidenziato come questo sia il sesto periodo più secco di sempre.
L’assenza di precipitazioni significative su molte parti del bacino ha aggravato la siccità che perdura da ormai due mesi sul distretto del Po, facendo protrarre oltre tempo una magra invernale particolarmente intensa. Tanto che le richieste di prelievo per i fabbisogni attuali mostrano già le prime criticità, sia per l’idropotabile sia per la produzione idroelettrica e dai primi di aprile la richiesta sarà ancora più consistente, proprio per soddisfare le necessità del comparto agricolo.
È sempre più inesorabile il processo di esaurimento delle portate del Po che ha determinato, in tutte le stazioni, l’attestarsi di valori ben inferiori alla “Portata caratteristica di magra (Q355)” e al di sotto della soglia di emergenza. Così come si rileva una disponibilità idrica ai minimi nel lago Maggiore – con afflussi minimi e parzializzazioni dei rilasci – il cui livello è di poco superiore allo zero idrometrico (+6,4 cm all’idrometro di Sesto Calende) e il riempimento pari al 30%. Lago di Como e lago d’Iseo, invece, riportano valori addirittura al di sotto dello zero idrometrico, rispettivamente -31cm e -21cm, e una riserva d’acqua disponibile prossima al 5%.
Come spiega l’Autorità Distrettuale del Fiume Po-MiTE, in uno scenario di questo tipo che caratterizza diversi territori del Settentrione, il ruolo giocato dai provvedimenti presi in tempi utili dalle Regioni consentono di scongiurare una completa deregulation di utilizzo e consumo che, in questa particolare e difficile fase storica, oltre che climatica, porterebbe a ripercussioni nefaste. Alcune amministrazioni regionali, anche alla luce di quantità pioggia cadrà nei prossimi quattro giorni, potranno però operare scelte precise sulle modalità di accesso e di distribuzione delle risorse idriche attraverso una pianificazione temporale e/o una calendarizzazione del prelievo.
Come previsto la siccità si è estesa da ovest verso est e dunque Lombardia (sottobacini a quota 12-16% di riempimento), Veneto e soprattutto Emilia-Romagna (che preleva quasi esclusivamente solo dal Po con una mappa di affluenti ai minimi storici e con falde impoverite) non vivono momenti sereni.
Per questa ragione il Segretario Generale dell’Autorità Distrettuale del Fiume Po-MiTE, Meuccio Berselli ha chiesto, concertato e ottenuto di organizzare il prossimo Osservatorio già tra pochi giorni, a metà di aprile, per comprendere sia il potenziale effetto delle precipitazioni dei prossimi giorni, sia le possibili soluzioni da attuare per adattarsi a un clima che penalizza sempre di più comunità e territori alla ricerca di una costante resilienza nella gestione dei fenomeni idro climatici.
Se si guarda al solo mese di marzo, secondo il bollettino dell’Autorità Distrettuale del Fiume Po-MiTE, è stata rilevato un attenuamento dell’anomalia positiva delle temperature registrata nei mesi precedenti a causa delle minime mattutine molto rigide, spesso al di sotto dello zero che hanno causato gelate mattutine, con forte escursione termica nel corso della giornata anche oltre i 15 gradi: un fattore che ha permesso il mantenimento dello scarso manto nevoso sull’arco alpino e appenninico, che potrà così fondersi nei prossimi giorni, quando le temperature torneranno su valori medi. Il naturale aumento delle temperature, con punte di oltre 20 gradi negli ultimi giorni, tuttavia farà incrementare l’effetto dell’evapotraspirazione.
Lo stress idrico dovuto alla scarsità d’acqua sta riducendo il potenziale di resa non solo delle colture invernali, ma anche della produzione idroelettrica, che si attesta sui valori minimi rispetto a quelli degli ultimi 20 anni. Sono iniziate anche le prime sofferenze dell’idropotabile, specialmente in Piemonte, anche se nell’alto Varesotto un primo provvedimento in merito è già stato assunto dal Comune di Maccagno con Pino e Veddasca, che ha deciso di limitare il consumo di acqua nei municipi di Veddasca e Maccagno.
La pioggia è urgente – ribadisce in conclusione l’ente distrettuale – per evitare di ridurre ulteriormente il potenziale di resa e per consentire buone condizioni di semina primaverili. Il clima più freddo del solito, dal 20 febbraio, ha contribuito a ridurre l’evapotraspirazione, ma non appena le temperature aumenteranno l’impatto dello stress idrico diventerà evidente, sia per le colture sia per l’habitat.
La disponibilità di risorsa idrica attuale per l’irrigazione sarà inferiore al normale, anche per il fatto che si prevede un limitato ricarico dallo scioglimento delle nevi e dalle future precipitazioni. Per questo l’irrigazione comincerà prima del solito e con quantitativi richiesti maggiori, con possibili effetti negativi sulle superficie coltivate che dovranno ottimizzare con turnazioni e, ove possibile, ritardare la semina. Il picco della domanda d’acqua è atteso, come di consueto, a maggio a causa della sovrapposizione della domanda da parte delle principali colture impiantate nel distretto.
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