Germignaga | 22 Gennaio 2022

“Germignaga, ricordi dal passato”: le due vite della Chiesa di San Carlo

La struttura edificata nel 1664 fu gravemente danneggiata due secoli dopo a causa di un fulmine. Poi, ad inizio Novecento, arrivò il restauro per evitare l'abbandono

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(A cura di Renzo Fazio, dalla pagina Facebook “Germignaga, ricordi dal passato”) Nonostante siano ben oltre 300 le cartoline note di Germignaga, stranamente nessuna di queste raffigura la chiesa di San Carlo come soggetto, eppure si tratta di un edificio storicamente interessante e con alcune importanti peculiarità.

Voluta dal popolo germignaghese ormai quattro secoli fa, i lavori di edificazione iniziarono nel 1657 e vennero completati pochi anni dopo, nel 1664. Il 30 aprile 1841 un fulmine colpì la sommità del campanile che collassò sul tetto provocando anche il crollo di una parte della volta. I gravi danni causati furono riparati grazie alle generose offerte della popolazione che rifiutarono l’ipotesi di alienazione proposta dall’Imperial Regia Delegazione Provinciale, a causa dell’importo estremamente oneroso prospettato.

Qualche anno più tardi, nel 1907, nuovamente ci fu il concreto rischio di abbandono di questo edificio ma, anche questa volta, la popolazione si oppose fermamente e qualche anno più tardi venne effettuato un ulteriore intervento di restauro che si completò nell’anno 1910.

Nell’ultimo secolo ben pochi sono stati i lavori effettuati su questo edificio, l’unico abbastanza evidente dal raffronto di queste due immagini (riportate in copertina, ndr) della facciata (quella di sinistra dei primi anni del ‘900 mentre quella a destra degli ultimi del ‘900) è il rifacimento dell’intonacatura che ha cancellato un grande rosone che si trovava al di sopra del portale di ingresso.

Una cosa interessante presente fin dall’originaria costruzione, che probabilmente molti non hanno mai notato, è invece l’iscrizione in latino che a fatica si intravede nella parte rettangolare del portale in granito rosa, interpretata e tradotta alcuni anni fa da Pier Giacomo Pisoni per l’inventario epigrafico verbanese:

“Divo CAROLo AVSPICE INCHOATVm CVM VITA HOC OSTIO CLAVSI. OPUS INGRESSVUMQue AD CAELVUM APERVI. PResbiter G.ANDrea CALDERonus P.”

(Cominciata sotto la protezione di San Carlo, ho concluso l’opera con questo portale, insieme con la mia vita, ed ho aperto l’ingresso al Cielo. Prete Giovanni Andrea Calderoni Parroco [oppure: pose])

Una curiosità infine: subito dopo la conclusione del primo conflitto mondiale, per qualche anno la sagrestia della chiesa di San Carlo fu messa a disposizione del Corpo Musicale di Germignaga per l’esecuzione delle prove.

(Foto di copertina dalla pagina Facebook “Germignaga, ricordi dal passato”)

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