Cuvio | 16 Gennaio 2022

“Come eravamo”, quando per il calcio fu dichiarata una guerra a Cuvio

Se nel ’45 contro il Valmarchirolo si finì a botte, così non fu in Centro America nel ’69, quando si scatenò una vera e propria guerra tra Honduras ed El Salvador

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(A cura di Giorgio Roncari) Il 28 giugno 1969 una notizia che aveva dell’incredibile fu riportata da tutti i quotidiani e riferita dai telegiornali: “El Salvador e Honduras in guerra per il football”. Un annuncio che lasciava sbalorditi anche gli abitanti delle nostre valli che di ‘guerriglie’ agonistico-sportive per una partita di calcio con conseguenti scazzottature ne sapevano bene: furono molti quelli che ritornarono con la mente alla fatidica partita giocata a Cuvio sul finire del ’45 tra i locali e la Valmarchirolo, terminata a botte da orbi in una rissa collettiva che solamente l’intervento dei carabinieri, con tanto di colpi sparati in aria, riuscì a sedare.

Ma quella che stava succedendo in Centro America non era una scazzottata, era un conflitto vero e proprio con l’intervento di esercito e aviazione e la miccia che l’aveva acceso era stata proprio una partita di calcio fra le due Nazionali. Si poteva dire che il fanatismo sportivo aveva raggiunto i livelli di quello religioso e di quello politico.

Fra i due paesi confinanti nell’istmo caraibico da tempo non correva buon sangue, forse non ne era mai corso. El Salvador, uno stato piccolo come la Lombardia, all’epoca contava quasi 3 milioni di abitanti che lo facevano sovrappopolato; l’Honduras è cinque volte più grande ma con una popolazione allora di soli 2 milioni di anime o poco più, con una povertà più accentuata. Dispetti diplomatici non venivano lesinati, tra l’altro l’Honduras accusava l’OSA (l’Organizzazione degli Stati Americani) e gli Stati Uniti di accordare maggiori aiuti al Salvador. L’ultima ripicca era stato il rimangiarsi, da parte del governo honduregno, il patto che permetteva ai campesiños salvadoregni di emigrare nell’Honduras, acquistare e coltivare le enormi estensioni abbandonate per mancanza di manodopera. Un voltafaccia preso per una questione di sicurezza interna dato che i contadini locali avevano inscenato continue e violente contestazioni contro il governo e i migranti salvadoregni. Molti di questi ultimi vennero così maltrattati ed espulsi tra le proteste del governo di S. Salvador.

In quel periodo si stavano giocando le qualificazioni ai mondiali di Mexico 70, un traguardo ambito in tutto il centro America e Caraibi dato che il Messico, di gran lunga la formazione più forte, era già qualificato d’ufficio e ogni nazionale si giocava sino alla morte l’unica possibilità di partecipare alla competizione. In quella situazione politico diplomatica portata al limite, capitò che una delle semifinali per la qualificazione si giocasse proprio tra Honduras ed El Salvador.

A Tegucigalpa, in Honduras, l’8 giugno i giocatori salvadoregni, arrivati per sicurezza all’ultimo momento, dovettero trincerarsi nell’albergo dove, per tutta la notte precedente l’incontro, i tifosi locali fecero un gran baccano con claxon, sirene e tirando sassi per evitare che riposassero, arrivando a tagliare le gomme del pullman avversario e prendere a botte vari tifosi ospiti. La partita fu vinta dai padroni di casa 1 a 0 all’ultimo minuto.

La settimana dopo furono i salvadoregni a rendere pan per focaccia e anche di più, tanto che i giocatori ospiti arrivarono allo stadio sui carri armati dell’esercito, mentre parecchi loro tifosi furono malmenati e ci furono addirittura tre morti. I padroni di casa vinsero per 3 a 0 ma siccome non venivano conteggiati i gol, si dovette fare uno spareggio in campo neutro. Proprio quello che ci voleva in una situazione del genere.

Lo spareggio si giocò il 27 giugno allo stadio Atzeca di Città del Mexico, presidiato da 5.000 poliziotti. Come nei migliori thriller, finì 2 a 2 con i supporter avversi che riuscirono a tratti a venire alle mani. Il Salvador riuscì a segnare il terzo gol all’11° del primo tempo supplementare e quando la partita finì le due tifoserie si scatenarono in una guerriglia urbana durata ore. Fu la goccia che fece traboccare il vaso. Il giorno dopo il governo honduregno, presa la sconfitta come un’ulteriore ingiustizia, ruppe le relazioni diplomatiche con gli odiati nemici sequestrando molti beni agli emigranti salvadoregni e ci furono morti.

El Salvador reagì con accuse di genocidio e non passò molto che con l’esercito attaccò i confini nemici occupando alcune città e paesi. L’Honduras contrattaccò con l’aviazione recuperando terreno. Le ostilità durarono cinque giorni poi l’OSA intervenne imponendo ai contendenti la cessazione di quell’assurda guerra che comunque causò quasi seimila vittime tra militari e civili, lasciò profondi malcontenti e un lungo strascico diplomatico e politico.

Per la cronaca il Salvador batté poi Haiti qualificandosi a quei mondiali anche se rimediò tre sonore sconfitte. La partita tra Cuvio e Valmarchirolo del ‘45, invece, era stata sospesa al novantesimo sul 2 a 1 per i padroni di casa i quali si imposero nella ripetizione per 5 a 0. Nel ritorno, come nei migliori thriller vinsero i valmarchirolesi 3 a 1. Inutile dire che in entrambi i casi gli esagitati tifosi di casa tennero un atteggiamento, diremmo, da battaglia.

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