Milano | 15 Novembre 2021

“Una minaccia al giorno”, dura la vita da sindaco

Il dato emerge dal rapporto di "Avviso pubblico" sulle intimidazioni subite dagli amministratori. Quasi 500 casi nel 2020. Con la pandemia pioggia d'insulti via social

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Sono 465 gli atti intimidatori compiuti nel 2020 ai danni di sindaci, assessori, consiglieri comunali e regionali. Atti registrati dall’associazione Avviso pubblico, rete di enti locali impegnati nella promozione della legalità e delle pratiche riguardanti la cittadinanza responsabile. In media nove episodi a settimana: una minaccia ogni diciannove ore.

Un quadro che ha visto coinvolte in totale ben 89 province, il numero più alto negli ultimi dieci anni, cioè da quando esiste il rapporto. Un numero che descrive un aspetto della vita da amministratore pubblico spesso poco conosciuto, fonte di  complicazioni – e talvolta anche di grossi rischi – a cui si espone chi si occupa della collettività, nell’interesse dei cittadini.

Sono stati 280 in totale i comuni colpiti, un dato più basso rispetto ai 559 dell’anno precedente (2019), ma che va contestualizzato con gli stravolgimenti portati dalla pandemia, in particolare per quanto concerne lo slittamento delle campagne elettorali (regionali e amministrative) che solitamente si tengono nel periodo maggio – giugno, e purtroppo coincidono con l’aumento dei casi di comportamenti intimidatori all’indirizzo dei candidati.

I casi di intimidazioni, diffamazioni e aggressioni ad opera di singoli cittadini sono stati 168; casi per la metà circa legati all’imposizione delle restrizioni anti contagio, ma la perdita di controllo e i conseguenti atti violenti hanno riguardato anche scelte amministrative non condivise, estremismo politico, problemi economici, sgomberi abitativi, attività abusive (commercio, parcheggi).

Rilevante, poi, il ruolo assunto dai social, già nel 2019 tra i mezzi più utilizzati per veicolare la violenza. Dal terzo posto, nel giro di pochi mesi, sono passati al primo (19% dei casi). A seguire aggressioni e incendi (18% ciascuno), minacce verbali e telefonate (12%), lettere minatorie (10%), danneggiamenti (9%), scritte offensive (7%), utilizzo di ordigni esplosivi (4%), buste con proiettili (2%), spari contro auto e case (1%).

Negli ultimi dieci anni la panoramica sugli episodi registrati ha riguardato soprattutto le regioni del sud Italia dove è tradizionalmente più forte l’insediamento mafioso: Sicilia, Puglia, Campania e Calabria, con il 59% dei casi. Da tempo, tuttavia, le segnalazioni sono in costante aumento nel centro – nord del Paese, e dal 20% del 2013 si è passati al 42% dello scorso anno.

Tornando al 2020, è la Campania la regione che ha registrato il maggior numero di casi (85). La Lombardia ha raggiunto i 37 casi segnalati: è stata la regione del nord più colpita dal fenomeno.

“Tutte le province italiane hanno fatto registrare almeno un atto intimidatorio o di minaccia nel corso di questi dieci anni – si legge tra le righe del report -. Domina la classifica la provincia di Napoli, seguita da quella di Cosenza e Reggio Calabria. L’unica provincia presente nella top ten a non essere collocata nel sud/isole è quella di Roma (quinto posto). La prima provincia per atti intimidatori del nord è Milano (quindicesimo posto).

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