Canton Ticino | 6 Dicembre 2020

Ticino, la didattica a distanza convince solo in parte

Un'indagine sull'impatto del metodo negli istituti della regione fotografa le reazioni di alunni e docenti. Ancora troppo ampio il divario con la scuola in presenza

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Sono più di tremila le persone coinvolte – tra studenti, docenti, dirigenti scolastici e genitori – nel recente studio volto a fotografare l’impatto della didattica a distanza negli istituti del Canton Ticino durante il primo e finora unico lockdown applicato sul territorio.

Un’indagine curata dall’Istituto per la valutazione esterna delle scuole di livello secondario (IFES) che per quanto concerne il Ticino ha interessato ben cinque licei più la scuola cantonale di commercio.

Sulle 3.263 persone che hanno risposto alle domande del sondaggio, svoltosi online, sono stati 1.581 gli alunni coinvolti (il 30% di quelli iscritti al settore medio superiore), 312 i docenti (circa il 50% del totale), 1.357 i genitori e 13 i dirigenti scolastici. Impatto della didattica a distanza, carichi di lavoro, motivazione personale, contatti sociali e sostegno ricevuto sono alcune delle principali tematiche trattate dall’inchiesta.

Partendo da ciò che ha funzionato, secondo gli intervistati, il primo riferimento va ai due principali strumenti impiegati per la didattica, la piattaforma online Moodle (utilizzata per il materiale didattico) e l’applicazione MS Team, impiegata invece per le lezioni online. Entrambi gli strumenti hanno patito alcuni problemi di sovraccarico sulle reti durante il primo periodo di utilizzo, ma una volta superata la fase di assestamento sono stati apprezzati per la loro funzionalità dalla maggior parte dell’utenza.

Il carico di lavoro imposto, tuttavia, ha talvolta creato delle problematiche – stando a quanto hanno segnalato genitori e alunni – perché mal distribuito nell’arco della settimana. Inefficiente, sempre a detta degli intervistati, la frequenza e la regolarità dei contatti tra docenti e allievi attraverso video lezioni e colloqui individuali. Da rivedere anche le modalità di valutazione.

La linea tra insegnanti e alunni è risultata condivisa rispetto alla efficienza della comunicazione delle novità inerenti la scuola con l’inizio del lockdown. Gli insegnanti ritengono di essere stati informati in modo soddisfacente (85%) così come gli alunni (nella misura del 70% degli intervistati).

Sull’impiego delle modalità di didattica a distanza la forbice si è però nuovamente allargata. La maggior parte dei docenti (80%) ritiene di aver ricevuto indicazioni chiare per l’approccio all’insegnamento online, mentre il 40% degli alunni ha incontrato difficoltà nel comprendere quali strumenti venivano usati dagli insegnanti e per cosa. Quasi il 70% degli allievi, però, ha potuto raggiungere gli insegnanti in modo rapido.

Notevole la differenza di vedute anche sulla valutazione complessiva dell’impegno e delle motivazioni che hanno contraddistinto gli alunni durante il periodo della DaD: l’80% di loro ritiene di aver ricoperto il proprio ruolo in maniera coscienziosa. Più ridotta invece la soddisfazione al riguardo degli insegnanti.

Quello che emerge nel complesso è uno scenario ritenuto accettabile in una situazione straordinaria, come quella vissuta tra la scorsa primavera e l’estate. Ma la DaD allo stato attuale non sembra in grado di poter sostituire l’insegnamento in classe, né in termini strettamente legati all’apprendimento, né per quanto riguarda le relazioni e le interazioni. La scuola a distanza, come documenta l’indagine, ha inoltre prodotto un aumento non indifferente del carico di lavoro. Anche la collaborazione tra insegnanti in questo senso ne ha risentito, nonostante il sostegno ritenuto adeguato da parte delle direzioni scolastiche.

Sono significative, infine, le osservazioni raccolte dagli alunni sul livello dell’apprendimento. Gli stessi ritengono di aver imparato molto meno durante il periodo di scuola a distanza, rispetto alle normali lezioni in presenza. Più del 40% degli studenti ha affermato che studiare da casa è stato difficile, anche a causa delle distrazioni non presenti in aula.

Molti hanno affermato di aver migliorato il proprio rapporto con i supporti informatici, con lo studio autonomo e con le dinamiche organizzative, ma molti altri – in particolare i soggetti più fragili – hanno evidenziato l’insorgere di nuove difficoltà e di maggiori ostacoli.

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