Società | 17 Novembre 2020

Come cambierà la politica della Lombardia sull’attività fisica

I rialzi altalenanti dei contagi con numeri inquietanti per la Lombardia impone ripensamenti seri su come pianificare la futura politica a favore degli esercizi fisici

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Mentre il territorio lombardo è nuovamente sotto forte pressione per questa nuova crescente ondata di contagi da Coronavirus, le autorità si affannano per la predisposizione dei nuovi Covid hotel in provincia di Varese in cui ospitare coloro che hanno bisogno di quarantena senza necessità di ospedalizzazione. Al contempo partono le riflessioni su come regolare l’attività fisica dei cittadini d’ora in poi.

Forse in qualche modo l’attuale sistema dinamico di valutazione periodica della situazione sanitaria territoriale con l’attribuzione dei colori che tengono conto di 21 parametri (non solo strettamente sanitari) ha complicato un po’ le cose, almeno per quanto concerne la pianificazione delle politiche di welfare pubblico di medio e lungo periodo.

In questo vi rientrano anche i piani di politica della promozione dell’attività fisica, a cui viene invitata tutta la comunità per gli indiscussi benefici per la salute fisica e mentale. Già da alcuni anni sono molte le azioni messe in campo per spingere le persone ad uscire di casa e fare esercizio, portando sempre più gente a riempire i parchi urbani per seguire iniziative come le camminate di gruppo o per la corsa individuale con fitness tracker per monitorare i propri percorsi all’aria aperta. Questo comporta a monte anche azioni di miglioramento della sicurezza e della qualità dell’aria, che hanno bisogno di una lunga programmazione per essere attuate.

Il susseguirsi dei provvedimenti amministrativi della Regione Lombardia e non solo riduce l’orizzonte temporale su cui ragionare, o meglio ha bisogno di misure diverse e più elastiche, che si adattino a spronare le persone a fare moto anche fra le quattro mura.

Già con la determinazione della Giunta Regionale del 2017 sono stati predisposti sostegni, anche di natura finanziaria, a supporto dell’attività fisica giovanile come azione di educazione e medicina preventiva:

– La Dote sport, il contributo economico destinato alle famiglie in condizioni economiche meno favorevoli per permettere loro  i avvicinare i propri figli allo sport.
– L’iniziativa “A scuola di sport: Lombardia in gioco”, che mira a valorizzare l’attività motoria nelle scuole primarie della Lombardia, non solo come attività fisica, ma anche relazionale e cognitiva.

– Erasmus Plus “Boss – Benefits of Outdoor Sports for Society”, il progetto europeo che mira a dimostrare il valore dei benefici sociali legati alla pratica dello sport all’aria aperta. 

Nelle fasi in cui ogni struttura sportiva deve chiudere, è indispensabile trovare giusta chiave per far sì che le persone sfruttino il permesso di svolgere attività fisica individuale vicino all’abitazione per non dover pagare un conto salato dovuto all’aumento delle patologie legate alla sedentarietà che si manifesteranno nel post Covid.

Un’idea può essere quella di sollecitare sul tema per via telefonica almeno le categorie più a rischio, così come viene fatto per informarsi sui bisogni in situazioni che presentano un alto rischio di isolamento sociale e degrado della qualità della vita. Intanto anche architetti e progettisti stanno rivedendo come sarà l’urbanistica dopo la pandemia.

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