Il peso delle tasse non riscosse negli ultimi dieci anni potrebbe rivelarsi un problema per il Comune di Luino.
Oltre tre milioni di euro risultano ancora non riscossi. Un ammanco oggettivamente rilevante di cui si è discusso la settimana scorsa durante l’assemblea di palazzo Serbelloni, grazie agli interrogativi sollevati dal consigliere di minoranza Furio Artoni: “Che fine hanno fatto questi soldi? Il Comune riuscirà a recuperarli? Quali saranno le conseguenze in caso di prolungata insolvenza?”.
La nuova amministrazione ha subito avviato delle ricerche attraverso gli uffici dell’ente pubblico anche se la problematica, è bene sottolinearlo, non ha nulla a che vedere con il bilancio e con i suoi conteggi, lasciati in ordine da chi ha preceduto Enrico Bianchi e la sua nuova giunta.
La principale preoccupazione del capogruppo di “Azione civica per Luino e frazioni”, per tornare all’ultimo dei quesiti citati, è che il peso di questa somma possa, da qui ai prossimi cinque anni, penalizzare il Comune nella capacità di investire in progetti dedicati alla città, a causa di limitazioni e sanzioni che potrebbero presentarsi in virtù delle complesse dinamiche che disciplinano la materia.
Materia che ha a che fare con il cosiddetto “fondo crediti di dubbia esigibilità“, che obbliga ogni amministrazione ad accantonare soldi per eventuali emergenze, congelandoli fino alla riscossione e dettando così l’equilibrio del bilancio, per evitare che somme calcolate – ma non ancora ottenute (il 20% delle entrate secondo i numeri riportati da Artoni) possano scontrarsi con esigenze reali e imminenti. In altre parole il fondo serve per accumulare risorse utili a fronteggiare potenziali ammanchi, proprio come quelli provenienti dalla riscossione delle tasse.
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