Lombardia | 29 Marzo 2020

Coronavirus, 141mila lavoratori a casa nel Varesotto: paga più di tutti il settore manifatturiero

Senza lavoro 1,6 milioni di lombardi, costretti a casa dalla chiusura delle attività nella lotta al Covid-19. Ecco le cifre della Fondazione Studi Consulenti del Lavoro

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Sono 1,6 milioni i lavoratori lombardi che hanno sospeso l’attività lavorativa a seguito delle chiusure previste dai decreti firmati dal presidente del Consiglio. Il 28,8% risiede a Milano (464 mila lavoratori), il 15,2% a Brescia (244 mila lavoratori) e il 12,4 a Bergamo (199 mila lavoratori).

Complessivamente, su 100 occupati, sono il 37,5% quelli che “restano a casa per decreto”, una percentuale che ovviamente non tiene conto di tutte le attività non rientranti nella lista Ateco (classificazione adottata dall’Istat), ma che hanno chiuso per scelta propria.

Ben il 42,6% degli occupati interessati dai Dpcm lavora nel manifatturiero (687 mila occupati), in primis fabbricazione di prodotti di metallo (11% del totale dei lavoratori che restano a casa), fabbricazione di macchinari (8,1%) e a seguire metallurgico (4%). Complessivamente su 100 occupati nel settore manifatturiero, sono 60 a restare a casa per chiusure obbligate.

Le attività commerciali si sono fermate in larga parte, lasciando a casa 267 mila lombardi (il 16,6% di quanti sono interessati dal decreto), ma anche per i servizi si registra una battuta d’arresto importante: sono 506 mila i lavoratori interessati dal decreto che lavorano nei diversi settori (31,4% del totale), in primis attività di ristorazione (12,1% per 194 mila addetti), e a seguire servizi alla persona, come parrucchieri, centri estetici (4,6%), attività di ricerca e selezione del personale (2,3%), attività immobiliari (2,3%).

Complessivamente, in Lombardia il 37,5% degli occupati è costretto a casa per la chiusura dell’attività economica. La quota più elevata si registra nelle provincie a più alta densità produttiva, come Brescia (45%) e Lecco (44,5%), a seguire Mantova, Bergamo e Como. A Milano, città a forte vocazione terziaria, il blocco delle attività interessa, invece, il 33% degli occupati.

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