Si terrà nella serata di venerdì 26 maggio a Porto Ceresio il secondo appuntamento con la rassegna “Storie di Confine” attraverso cui raccontare la storia di Porto Ceresio e delle nostre zone ai tempi del contrabbando attraverso occhi diversi. Protagonista del secondo incontro lo spettacolo teatrale di e con Stefano Beghi “Rimanendo sul confine”. L’appuntamento è per le ore 21 presso la sala mostre di piazzale Luraschi.
Porto Ceresio, venerdì lo spettacolo teatrale “Rimanendo sul confine”. Prosegue a Porto Ceresio la rassegna “Storie di confine” due incontri attraverso cui raccontare e far conoscere la storia di Porto Ceresio e delle zone limitrofe ai tempi del contrabbando adottando una prospettiva diversa. Il primo appuntamento ha visto la presentazione di due libri “Contrabbandiere mi voglio fare – storia di contrabbando tra Canton Ticino e provincia di Varese ” di Roberta Lucato e “Passatori, contrabbandieri e altri racconti” di Sergio Scipioni. L’incontro è stato molto animato e vivace anche grazie alle diverse posizioni sull’argomento. Il secondo appuntamento si terrà invece nella serata di venerdì 26 maggio e sarà interamente dedicato allo spettacolo di e con Stefano Beghi: “Rimanendo sul confine”, realizzato in collaborazione con con KarakorumTeatro, con musiche di Marco Prestigiacomo, le scenografie e le illustrazioni di Jacopo Di Ienno, le stampe Simone Giorgio e le grafiche Irene Ginocchio.
Un gioco quasi teatrale, sul contrabbando quasi romantico. Lo spettacolo teatrale che avrà luogo nella serata di venerdì a Porto Ceresio ha come protagonista un uomo cresciuto sul confine tra Italia e Svizzera che ha un obiettivo: fare l’insegnate di scopa, “il gioco di carte più diffuso dell’era moderna”. Quali sono le regole per diventare un grande giocatore? E soprattutto, esiste la partita perfetta? La risposta a questa domanda si nasconde nella grande partita del 3 aprile 1973. Il suo racconto ci porta a scoprire storie di confini e contrabbando, briganti gentiluomini, militari in esilio, le loro avventure sul confine tra legale ed illegale, bisogno e desiderio, coraggio e follia, in cui giocare è provare ad andare oltre, è concedersi il diritto di sentirsi “un eroe”. Uno dei temi più discussi sui giornali di oggi, il confine, viene raccontato e messo in discussione da una storia fatta di cose semplici, di paesi, di laghi, di Dei appena nati… partendo da lontano, ma non abbastanza per essere storia. Non ancora. Quando si pensa ad un confine, il più delle volte, si pensa ad una linea, ma per quanto si siano sforzati per cercarla, i protagonisti di questa “fiaba” quella linea non l’hanno mai trovata: forse si vede solo da lontano, oppure l’acqua e il tempo l’hanno cancellata. Forse non è mai esistita. Quello che resta sono da una parte gli Stati, le loro regole e le loro procedure, dall’altra le persone, i sogni, le necessità. Quella linea rappresenta da sola il confine di uno stato, il confine del lecito e delle possibilità, il confine tra povertà e dignità, tra il bisogno e la voglia, tra la “giusta misura” e “il di più”. È un racconto romantico quello degli spalloni, quasi mitologico, a tratti surreale, che dietro a una superficie fatta di sogni, avventure e grandi imprese, nasconde temi importanti come la speranza, il limite umano, la paura del futuro e storie troppo amare da digerire. Nella grande storia di un mondo troppo piccolo nasce solo una domanda: perché di là non si può andare?
Una drammaturgia basata su un lungo lavoro di ricerca. Grazie alla collaborazione di alcuni agenti della Guardia di Finanza in congedo e di alcuni ex contrabbandieri, l’autore ha ricostruito aneddoti, dettagli storici e antropologici del fenomeno del contrabbando, che gli stessi protagonisti hanno definito “romantico”. Grazie alle interviste e allo studio del territorio interessato dal traffico illegale di sigarette negli anni ’60/’70, il testo vuole riportare alla luce il passato di un piccolo mondo rimasto sempre nella periferia della storia nazionale. Mantenendosi a distanza dai canoni del teatro civile, il linguaggio e l’immaginario dello spettacolo restano costantemente quelli del racconto e della fiaba. La musica, originale e suonata dal vivo gioca un ruolo importante per trasportare il pubblico in una dimensione sul confine tra realtà e immaginazione dando corpo alle emozioni dei protagonisti e proseguendo la descrizione dove finiscono le parole. Gli oggetti e gli elementi scenografici sono minimi ed essenziali e si rifanno a immagini del gioco: i personaggi sono rappresentati come carte, le carte geografiche come tableau di un gioco in scatola su cui non possono mancare pedine, macchinine e elementi decorativi fatti con materiali di riciclo. Aprendosi all’improvvisazione e alla clownerie nello spettacolo è previsto il coinvolgimento diretto del pubblico per costruire momenti di grande comicità capaci di mettere in difficoltà anche l’attore che si mette totalmente nelle mani del pubblico.
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