Oggi a Milano hanno avuto luogo le celebrazioni per la Giornata europea dei Giusti. Quest’anno ad essere inserito nel Giardino Virtuale di Milano è stata una figura molto cara a Luino: Don Piero Folli. L’ANPI di Luino negli scorsi giorni, prima della scomparsa del presidente Remo Passera, esprimeva la più viva soddisfazione per questo meritato riconoscimento postumo ad un sacerdote che si è prodigato per salvare tante vite umane, favorendo l’espatrio di perseguitati politici ed ebrei in Svizzera, pagando di persona con il carcere duro a San Vittore durante la seconda guerra mondiale. A ritirare la pergamena il prevosto di Luino, don Sergio Zambenetti, accompagnato dall’assessore alla Cultura, Pier Marcello Castelli, e dalla consigliera comunale Enrica Nogara.
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Don Piero Folli, tra i nomi del Giardino dei Giusti anche quello del parroco “Ribelle per amore”. Da oggi, lunedì 6 marzo, tra i nomi che compaiono nel Giardino Virtuale dei “Giusti del Monte Stella” a Milano, c’è anche anche un nome caro alla città di Luino e ancor più a quella di Voldomino, quello di Don Piero Folli. Come da consuetudine, infatti, ha avuto luogo a Palazzo Marino l’apertura delle celebrazioni per la Giornata europea dei Giusti con la relativa consegna delle pergamene. La cerimonia ha avuto inizio alle ore 14.30 presso la Sala Alessi, con i saluti istituzionali dell’Associazione “Giardino dei Giusti” di Milano: il sindaco Giuseppe Sala, il Presidente Consiglio Comunale Lamberto Bertolé, Gabriele Nissim, presidente “Gariwo”, e Giorgio Mortara, vicepresidente Unione Comunità Ebraiche Italiane. A seguire la presentazione Giardino Virtuale dei “Giusti del Monte Stella” tra i quali con grande soddisfazione dell’ANPI di Luino, è stato inserito il nome di Don Piero Folli. Alle 16.30, inoltre, vi è stata la commemorazione in Consiglio Comunale della “Giornata Europea dei Giusti”, accompagnata dagli interventi istituzionali, dalla lettura dei 22 nomi dei Giusti onorati nel Giardino Virtuale e seguita dal Dibattito dei Consiglieri.
Il ritiro del premio da parte della delegazione luinese. ANPI Luino: “Un meritato riconoscimento postumo”. A ritirare la pergamena in memoria di Don Piero Folli è stata una delegazione guidata dal prevosto luinese don Sergio Zambenetti, insieme all’assessore alla Cultura Pier Marcello Castelli, e dalla consigliera comunale Enrica Nogara. Negli scorsi giorni, prima della scomparsa del presidente Remo Passera, avvenuta ieri pomeriggio, è stato l’ANPI Luino ad esprimere la più viva soddisfazione: “Un meritato riconoscimento postumo ad un sacerdote che si è prodigato per salvare tante vite umane, favorendo l’espatrio di perseguitati politici ed ebrei in Svizzera, pagando di persona con il carcere duro a S. Vittore”. Nel marzo del 2015, in occasione dell’anniversario della sua scomparsa, l’ANPI, con il contributo del Gruppo Alpini Luino e il patrocinio della Parrocchia di Voldomino, ha dato alle stampe, a cura di Oliviero Baroni ed Emilio Rossi, una pubblicazione dal titolo “Don Piero Folli nel commosso ricordo di Don Marco Baggiolini”, dedicato allo straordinario vissuto di quest’uomo. L’amministrazione comunale di Luino, poi, accogliendo i desideri di insegnanti, genitori ed estimatori dell’intrepido parroco che sfidò le inique leggi razziali del 1938, facendo prevalere il senso di umanità e di solidarietà attinto dal Vangelo, ha intitolato a Don Piero Folli la scuola elementare di Voldomino.
Il parroco “Ribelle per amore”: Don Piero Folli. “Che volete di più, avete anche la benedizione di un vecchio avanzo di galera!”, furono le parole pronunciate da Don Piero Folli dal letto dell’ospedale di Luino, dal quale ebbe ancora la forza, per l’ultima volta, di benedire i suoi amati parrocchiani con il segno della Croce del Cristo partigiano – combattente, prima di esalare il suo ultimo respiro. Morirà poco prima delle 8, nella mattinata dell’8 marzo 1948. Si, “vecchio avanzo di galera”, perché Don Piero Folli, parroco della piccola realtà di Voldomino, il buio del fondo delle carceri di S.Vittore lo ha conosciuto.
“Gigante della chiesa” è l’etichetta che molti utilizzano per onorarne il ricordo. Si, un “gigante della chiesa”, ma di quella povera. Quella chiesa che resta lontana dagli sfarzi, che diventa un tutt’uno con la comunità alla quale appartiene, che vive lo stesso presente incerto dell’umanità delle cui anime si prende cura, che affronta con forza e determinazione, il presente e i tempi nei quali chiamata ad operare. Gli stessi tempi nei quali Don Piero si trovò a guidare la piccola parrocchia di Voldomino non furono semplici. Parroco dalla spiccata personalità, rimasta indelebile nella memoria del piccolo borgo, Don Piero Folli arrivò nel luinese nell’estate del 1923. Uomo risoluto, dalla personalità complessa e decisa, portò nella piccola comunità di Voldomino una ventata di modernità e rinnovamento, come ebbe modo di constatare il Cardinal Tosi che vi si recò in visita Pastorale. Se il Cardinale guardandosi intorno aveva potuto vedere tutto rimesso a nuovo, dai rosoni alle lesene, era ciò che non cadeva sotto lo sguardo umano ad aver subito il rinnovamento più grande con l’arrivo del nuovo Prevosto.
Giunsero i tempi bui. E’ il 2 ottobre del 1938 quando le sirene degli stabilimenti di Luino si odono forti e chiare anche da Voldomino: Mussolini chiama all’adunata il popolo italiano e gli impone la guerra. La situazione precipita in una spirale di terrore misto a confusione ed incertezza. Don Piero non indietreggia e dal suo pulpito sempre forti e severe sono le parole rivolte ai soprusi e alle ingiustizie fasciste. Gli alleati detengono il controllo dei territori a sud del Po, nella restante parte della nazione, che si espande fino alle Alpi, a contendersi il passo con gli alleati che avanzano ci sono i tedeschi e i fascisti della Repubblica di Salò. Voldomino è lì, sta sulla frontiera svizzera, quella che ogni giorno ebrei ed ufficiali inglesi cercano di attraversare alla ricerca di rifugio e salvezza. I partigiani continuano a combattere strenuamente per la libertà, ormai da anni miraggio in Italia. A tenere la fortificazione del San Martino, a pochi km da Voldomino, c’è il colonnello Croce. Don Piero Folli non perde occasione per farsi trovare ancora una volta dalla parte dei più deboli. Ogni qualvolta veniva a sapere della presenza di soldati fascisti o tedeschi, grandi lenzuola bianche, visibili con l’ausilio di un cannocchiale dal S. Martino, iniziavano a svolazzare davanti alla casa del parroco. Così come furono decine e decine i fuggiaschi a trovare ospitalità, nella sua casa, in oratorio, nella sacrestia o nell’asilo, grazie anche ai suoi fedelissimi parrocchiani, di cui non perse mai il sostegno. Un tragitto segnato dalla speranza quello dei fuggiaschi, di cui Voldomino divenne una tappa e il suo parroco infaticabile ingranaggio.
A quel punto però i sospetti del nemico diventarono certezza. Era il 3 dicembre del 1943 quando un gruppo di SS armate circonda la casa di Don Folli, nella quale 14 ebrei, tra cui dei bambini, avevano trovato riparo. Colto in flagrante viene preso e messo contro la cancellata del cortiletto che stava dietro alla chiesa. Anche lì, incapace di tacere davanti ai soprusi perpetrati ai danni di donne e bambini ebrei, viene oltraggiato e percosso a sangue, poi, sotto le ripetute minacce di morte, caricato sul camion con destinazione Milano, carcere di S. Vittore. Il loro intento era quello di farlo parlare, raccontare e fargli fare i nomi di quanti lo aiutavano con la sua opera e per questo subì indicibili torture. Don Piero Folli non parlò e nessuno “cadde” per lui. Dopo quei tre terribili mesi di carcere fu trasferito a Cesano Boscone e al termine della guerra fa rientro a Voldomino, dove ad attenderlo c’erano i suoi parrocchiani. Rientrato dopo il 25 aprile intervenne subito per impedire la fucilazione dei fascisti ad opera dei partigiani, la vendetta era per lui un concetto che c’era necessità di superare. Don Folli trascorrerà ancora tre anni nella sua Voldomino, piegato nel fisico ma non nell’animo. Gli ultimi momenti di questo “Ribelle per amore”, come ebbe modo di definirlo Giovanni Barbareschi, trascorsero all’ospedale di Luino circondato dall’affetto dei suoi parrocchiani.
(Un grazie va a Oliviero Baroni ed Emilio Rossi per la ricostruzione biografica della vita di don Piero Folli)
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