31 Gennaio 2017

Infuria il dibattito nel Pd: per anticipare il Congresso sfiducia o dimissioni

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Nel Pd infuria il dibattito sulla necessità o meno che il partito vada a Congresso, ma le cose non sono così facili come sembrano. Questa la situazione attuale all’interno del partito dell’ex premier e segretario Matteo Renzi.

(gaiaitalia.com)

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Infuria il dibattito nel Pd: per anticipare il Congresso sfiducia o dimissioni. L’Unità fa il punto sulla situazione spulciano lo statuto approvato nel 2009 e modificato nel 2015 e scopre che per aprire le porte del Congresso servirebbero un paio di passi non proprio scontati: le dimissioni del segretario Matteo Renzi o una sfiducia nei suoi confronti da parte dell’Assemblea, la stessa che ha approvato la sua ultima relazione, il 18 dicembre, con 481 voti favorevoli e solo due contrari.

Cosa dice l’articolo 5 dello statuto del Pd? E’ l’articolo 5 dello Statuto a stabilire le regole del Congresso che, come le primarie, deve essere convocato ogni quattro anni. Calendario alla mano, il prossimo dovrebbe essere per autunno, visto che l’ultimo appuntamento è stato tra settembre e dicembre del 203. C’è tutto il tempo per decidere, visto che, sempre secondo le regole, il Congresso deve essere convocato entro l’8 giugno.
1. I mandati di Segretario nazionale del Partito e di componente della Assemblea nazionale durano quattro anni.
2. Il Presidente dell’Assemblea nazionale indice l’elezione dell’Assemblea e del Segretario nazionali sei mesi prima della scadenza del mandato del Segretario in carica. Quando ricorrano i casi di scioglimento anticipato dell’Assemblea previsti dall’articolo 3, comma 2, e dall’articolo 4, comma 7, il Presidente dell’Assemblea nazionale indice l’elezione entro i quattro mesi successivi.

Le eccezioni. Ci sono però delle eccezioni e riguardano i casi in cui il segretario si dimetta – è accaduto con Walter Veltroni e Pierluigi Bersani – o venga sfiduciato dall’assemblea. Quest’ultima è una procedura lunga e complessa, che prevede di raccogliere almeno 200 firme all’interno del ‘Parlamentino’ del Pd. La terza via è quella della frattura tra la Segreteria e la Direzione o l’Assemblea. Nel caso in cui mozioni approvate da questi due organi fossero contestate dal Segretario, questi potrebbe scegliere di lasciare l’incarico. Ma cosa succederebbe a quel punto? Il partito non sarebbe tenuto  a convocare un Congresso, vista la vicinanza con la scadenza naturale, e affidare la guida a un interim come fu nel caso di Guglielmo Epifani nel periodo tra le dimissioni di Bersani e il Congresso del 2013. (AGI)

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