Canton Ticino | 28 Ottobre 2026

Ticino, clima e gestione dell’acqua: verso un Contratto di Fiume condiviso tra istituzioni e territorio

Clima, risorse idriche e tutela degli ecosistemi al centro del confronto tra enti e amministratori per definire un Contratto di Fiume capace di unire Italia e Svizzera

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Come cambierà il fiume Ticino nei prossimi decenni? E quali strumenti serviranno per affrontare gli effetti del cambiamento climatico e garantire una gestione sostenibile dell’acqua? Sono le domande al centro del workshop “Gestione virtuosa delle acque in un’ottica di costruzione di un Contratto di Fiume“, che si è svolto il 15 ottobre a Villa Picchetta, a Cameri, sede dell’Ente di Gestione delle Aree Protette del Ticino e del Lago Maggiore.

L’incontro ha riunito enti, tecnici, amministratori e portatori di interesse per proseguire il confronto sul futuro del bacino del Ticino, una risorsa strategica per l’ambiente, l’agricoltura e le comunità che vivono lungo il suo corso.

Il workshop rientra nell’ambito di Iniziativa Ticino, che promuove una visione condivisa del corridoio ecologico tra Italia e Svizzera, ed è finanziato dal progetto VISTA TICINO attraverso il programma di cooperazione transfrontaliera Interreg VI-A Italia-Svizzera.

La giornata, moderata da Monica Perroni, direttrice dell’Ente di Gestione delle Aree Protette del Ticino e del Lago Maggiore per il Piemonte, si è aperta con la presentazione del progetto VISTA TICINO da parte di Martina Spada, di Istituto Oikos, che ha illustrato gli obiettivi del percorso partecipativo.

Tra i temi principali affrontati durante il workshop ci sono stati gli effetti del cambiamento climatico sul regime delle acque e sulla disponibilità della risorsa idrica.

Francesco Tornatore, dell’Autorità di Bacino Distrettuale del Fiume Po, ha presentato alcuni scenari relativi all’evoluzione del bacino nei prossimi decenni. Tra gli elementi più significativi emerge la progressiva riduzione dell’innevamento alpino, destinata a incidere sulla disponibilità di acqua lungo il corso del fiume.

Le proiezioni illustrate indicano una possibile diminuzione dell’innevamento annuo compresa tra il 32% e il 42%. Uno scenario che potrebbe comportare periodi siccitosi più lunghi, accompagnati da temperature elevate, alternati a precipitazioni intense e concentrate in brevi intervalli di tempo.

Il cambiamento riguarda quindi non soltanto la quantità d’acqua disponibile, ma anche la distribuzione delle portate nel corso dell’anno, con conseguenze per gli ecosistemi, l’agricoltura, gli usi civili e la gestione del rischio idraulico.

La stretta relazione tra disponibilità idrica e biodiversità è stata approfondita da Stefania Poma, responsabile della Conservazione ambientale dell’Ente di Gestione delle Aree Protette del Ticino e del Lago Maggiore.

Il Ticino è caratterizzato da un mosaico di ambienti naturali che comprende il fiume, le zone umide, le aree forestali e numerosi altri habitat, strettamente legati alla presenza e alla dinamica dell’acqua.

La conservazione di questi ambienti dipende dalla capacità di mantenere gli equilibri ecologici e di affrontare le trasformazioni del regime idrico. La biodiversità, come emerso durante l’incontro, non è soltanto un patrimonio naturalistico da proteggere, ma anche una componente essenziale dei sistemi naturali da cui dipendono la qualità della vita e il benessere delle comunità.

Una gestione sostenibile del bacino deve quindi tenere insieme le esigenze ambientali e quelle delle attività umane, evitando che la tutela della risorsa idrica venga affrontata separatamente dagli altri aspetti del territorio.

Il confronto si è poi concentrato sugli strumenti di governance già attivi per la gestione delle acque del Ticino.

Paolo Mancin, della Direzione Ambiente, Settore Tutela e uso sostenibile delle acque della Regione Piemonte, ha illustrato il ruolo della Commissione Internazionale per la Protezione delle Acque Italo-Svizzere (CIPAIS) e della Commissione per la regolazione dei livelli del Lago Maggiore.

Si tratta di organismi che da decenni favoriscono il coordinamento tra Italia e Svizzera nella gestione delle acque del bacino. Strumenti importanti, che costituiscono una base per affrontare le nuove sfide legate al clima e alla crescente necessità di conciliare gli usi della risorsa idrica.

In questo quadro, il Contratto di Fiume viene individuato come un’opportunità per ampliare la collaborazione, coinvolgendo in maniera strutturata istituzioni, amministrazioni locali, portatori di interesse e comunità.

L’obiettivo è costruire una strategia condivisa che integri la gestione dell’acqua con la tutela della biodiversità, la conservazione degli habitat e lo sviluppo sostenibile del territorio.

Accanto agli approfondimenti tecnici, il workshop ha previsto momenti di confronto diretto e una visita alla diga della Miorina, infrastruttura strategica per la regolazione dei livelli del Lago Maggiore e delle portate del Ticino.

La visita ha permesso ai partecipanti di osservare da vicino alcune delle dinamiche affrontate durante la giornata, collegando le questioni tecniche della gestione idrica alle caratteristiche concrete del bacino.

L’incontro di Cameri rappresenta il primo di tre appuntamenti tematici rivolti agli stakeholder piemontesi, previsti dall’Ente di Gestione nell’ambito del percorso partecipativo per la costruzione del Contratto di Fiume del Ticino.

I contributi raccolti confluiranno in un Protocollo di Intesa finalizzato ad avviare la costruzione del futuro accordo, con l’obiettivo di definire una strategia condivisa per la gestione sostenibile del bacino.

Il progetto VISTA TICINO contribuisce agli obiettivi della più ampia Iniziativa Ticino, che riunisce enti, istituzioni e comunità italiane e svizzere attorno a una visione comune del corridoio ecologico del fiume. Il segretariato dell’iniziativa è affidato a Istituto Oikos.

Il percorso punta a considerare il Ticino come un sistema unitario, nel quale dinamiche idrologiche, funzionalità degli ecosistemi e qualità della vita delle comunità sono strettamente connesse.

La costruzione di un Contratto di Fiume mira così a favorire una governance capace di mettere in relazione la tutela ambientale, la gestione delle risorse naturali e le esigenze dello sviluppo locale. Una sfida che richiede collaborazione tra istituzioni e territori, soprattutto in uno scenario climatico destinato a rendere sempre più centrale la gestione dell’acqua.

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