(a cura di Matteo Toson) Questa mattina mia figlia Sophie torna a scuola. Alle spalle ci sono oltre novanta giorni di vacanze scolastiche, durante i quali noi genitori abbiamo dovuto organizzare il tempo dei figli tra ferie, centri estivi, oratori, nonni e lavoro.
Anche quando si trovano servizi validi, bisogna accompagnare i ragazzi, andare a riprenderli e far coincidere questi tragitti con gli impegni professionali. Nella nostra esperienza, escluse tre settimane trascorse insieme, abbiamo investito una cifra considerevole tra centro estivo, pranzi, gite e attività. Servizi dei quali siamo stati molto contenti e che ci hanno aiutato concretamente a conciliare famiglia e lavoro.
Con settembre cambia l’organizzazione, ma gli accompagnamenti continuano. Riparte il tragitto quotidiano verso la scuola e riprendono le attività sportive: palestra, campo, allenamenti, corsi. Ogni attività aggiunge una destinazione e un orario da rispettare. Chi ha figli conosce questo incastro. Se un genitore lavora lontano, rientra dal Ticino o ha un turno incompatibile con l’allenamento, occorre trovare qualcuno che possa accompagnare. E quando quell’aiuto manca, il ragazzo rischia di rinunciare all’attività.
Dal 16 al 22 settembre si svolge la Settimana Europea della Mobilità. Il tema del 2026, “Mobility for Everyone”, richiama la possibilità per tutti di accedere a un trasporto sostenibile, con un’attenzione particolare alle esigenze delle diverse generazioni. È un tema che entra direttamente nella vita delle famiglie. Un’attività sportiva può essere disponibile sul territorio, ma rimanere difficile da frequentare se manca un collegamento compatibile con gli orari o una persona che possa accompagnare.
L’inclusione riguarda quindi anche il percorso necessario per raggiungere un’opportunità. Per i ragazzi significa poter andare all’allenamento anche quando i genitori lavorano. Per le famiglie significa avere un sostegno nell’organizzazione della giornata. Per i minori con disabilità significa disporre di trasporto e accompagnamento adeguati.
Da queste esigenze nasce “SportBus Luino”, il progetto sviluppato con il contributo dell’architetto Stefano Introini, esperto di urbanistica e mobilità, e che ho già avuto modo di proporre all’amministrazione comunale.
La proposta prevede un servizio di trasporto sportivo assistito per collegare aree residenziali, punti di raccolta e impianti negli orari degli allenamenti. Dove utile, andrebbe valutato anche il collegamento con l’uscita da scuola. Il ragazzo potrebbe raggiungere la propria attività attraverso un servizio organizzato, con corse prenotate e modalità di rientro concordate. La famiglia avrebbe un’alternativa agli accompagnamenti individuali.
Il lavoro progettuale affronta già gli elementi necessari per costruire il servizio: domanda potenziale, percorsi, personale, sicurezza dei minori, agevolazioni e sostenibilità economica.
“SportBus” non sarebbe soltanto un mezzo per andare da un luogo all’altro. La socialità e lo stare insieme possono cominciare proprio dal viaggio. Condividere il mezzo di trasporto significa incontrarsi, parlare, imparare a rispettare gli altri e acquisire familiarità con le regole del trasporto collettivo. Il bus diventa così anche un piccolo spazio educativo.
C’è poi un altro aspetto. Salendo tutti sullo stesso mezzo si lascia a casa, almeno per qualche ora, l’immagine dell’automobile come simbolo dello status economico o sociale della famiglia. Sul bus i ragazzi sono tutti uguali: conta la destinazione comune, non l’auto con cui sono arrivati.
È un modo semplice per insegnare fin da giovani che il mezzo pubblico è uno spazio condiviso, che richiede rispetto, attenzione e responsabilità verso gli altri.
Per definire le corse servono informazioni precise: dove vivono i ragazzi, quali impianti frequentano, in quali giorni e a quali orari. Il progetto prevede la raccolta dei calendari delle società sportive e un questionario alle famiglie. Questi dati permetterebbero di individuare fermate e collegamenti realmente utilizzabili, verificando tempi di viaggio e compatibilità tra le diverse attività. Le associazioni sportive avrebbero un ruolo importante anche nell’accoglienza dei ragazzi e nel coordinamento con il gestore. Un cambiamento di orario o la cancellazione di un allenamento devono infatti trovare una risposta nell’organizzazione del trasporto.
L’accompagnamento dei minori è un elemento centrale della proposta. Il servizio prevede utenti registrati, controllo di chi sale e scende e procedure per la consegna dei ragazzi agli adulti autorizzati. Gli strumenti digitali potrebbero supportare prenotazioni, registrazione delle presenze e notifiche ai genitori. Il personale manterrebbe la responsabilità della gestione operativa, con regole definite e tutela dei dati dei minori. A questo sistema potrebbe essere associato uno smartwatch o bracciale intelligente SportBus, collegato a un’app dedicata. Il dispositivo registrerebbe automaticamente la salita sul mezzo e la discesa, consentendo di conoscere il momento in cui il ragazzo è salito a bordo, il percorso della corsa, le fermate effettuate e l’avvenuta discesa.
La famiglia potrebbe quindi ricevere sull’app le informazioni essenziali sul viaggio, mentre il gestore avrebbe uno strumento ulteriore per verificare le presenze e organizzare il servizio. Non un sistema che sostituisce la responsabilità degli accompagnatori, ma un supporto alla sicurezza e alla comunicazione con i genitori. Il progetto considera anche il caso in cui, al rientro, nessuno si presenti a prendere il ragazzo. Occorre stabilire prima come intervenire e chi contattare.
La formazione degli accompagnatori dovrebbe comprendere gestione del gruppo, prevenzione del bullismo e attenzione ai bisogni dei minori con disabilità. La qualità del servizio dipende anche da come i ragazzi vivono il viaggio.
La proposta comprende agevolazioni legate all’ISEE e soluzioni dedicate ai ragazzi con disabilità. Tariffe e modalità di accesso dovrebbero essere definite sulla base dei bisogni rilevati e delle risorse disponibili. Il progetto contiene inoltre una simulazione economica: uno scenario considera 300 iscritti, circa 120 presenze medie giornaliere e un costo del primo anno stimato in 253.000 euro. Sono ipotesi progettuali da verificare con la domanda effettiva e con preventivi operativi.
Le possibili coperture comprendono contributi pubblici, quote familiari, sponsorizzazioni e finanziamenti. Non si tratta di risorse già assegnate, ma di un quadro sul quale costruire la verifica economica. Per valutare la convenienza per le famiglie bisognerà confrontare la tariffa con i costi degli accompagnamenti e considerare anche il tempo recuperato.
“SportBus” potrebbe alleggerire il traffico nelle fasce di ingresso e uscita dagli allenamenti, riducendo gli accompagnamenti in auto effettivamente sostituiti dal servizio. Il beneficio atteso riguarda anche la sosta, le manovre e gli attraversamenti davanti agli impianti. Sono effetti da misurare durante una sperimentazione, insieme a puntualità, utilizzo delle corse e soddisfazione delle famiglie.
C’è anche un possibile beneficio ambientale. Considerando, in uno scenario prudenziale, 120 presenze medie al giorno per 20 giorni al mese e circa 2 chilometri di accompagnamenti individuali in automobile evitati per ogni presenza, si arriverebbe a circa 4.800 chilometri di spostamenti in auto evitati ogni mese.
Assumendo un’emissione media di circa 167 grammi di CO₂ per chilometro, il risparmio sarebbe dell’ordine di 800 kg di CO₂ al mese, pari a oltre 7 tonnellate durante nove mesi di attività. È naturalmente una stima progettuale, da verificare sulla base delle corse realmente attivate e degli spostamenti in auto effettivamente sostituiti.
La proposta è già stata portata all’amministrazione. Approvazione, coperture economiche e avvio richiedono ulteriori decisioni e verifiche.
Il rientro a scuola ci ricorda quanto tempo dedichiamo ogni giorno ad accompagnare i figli. La ripresa dello sport aggiunge altri tragitti, ma anche opportunità importanti per la loro crescita.
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