La dolorosa tragedia è avvenuta lo scorso giovedì, il 30 luglio, intorno alle ore 19.30, tra Luino e Germignaga. Quattro ragazzi giovani, il sole, la bella stagione, il caldo bollente e solo il desiderio di divertirsi e rinfrescarsi con un tuffo nel Lago Maggiore. In un attimo, però, la situazione è degenerata drammaticamente.
Quattro giovani si sono tuffati nella foce del fiume Tresa, ignorando, probabilmente, la pericolosità di quella zona. Uno di loro, Ibrahim, non è più riemerso da quelle insidiose acque. Ibrahim, un ragazzo di 17 anni di cittadinanza egiziana, la cui vita è stata spezzata troppo presto.
Atroci i gemiti, i pianti e la disperazione dei suoi fratelli di comunità. Ibrahim era arrivato dall’Egitto da solo, accompagnato unicamente da un bagaglio di speranza, volontà e tanto coraggio, senza i suoi genitori; e adesso, il suo papà, rintracciato in una remota provincia egiziana di campagna, attende dolorosamente la salma del proprio bambino.
Sui social media in molti hanno commentato con parole di odio quanto accaduto. Tanta crudeltà rivolta verso la morte di un ragazzino di soli 17 anni. Il sindaco di Germignaga, Marco Fazio, si è espresso così: «Giunto sul posto con lo strazio nel cuore, ho dovuto vedere le lacrime e i gemiti di chi è rimasto. Se li avessero visti o sentiti tutte le persone che hanno commentato avrebbero lasciato spazio al silenzio e alla compassione».
«L’imprudenza o la non conoscenza dei luoghi e la provenienza di chi muore non possono giustificare certe parole. Era un ragazzo. Solo un ragazzo. E oggi piangiamo con i suoi compagni, con chi gli ha voluto bene», afferma Marco Fazio.
Ibrahim viene descritto come un ragazzino che aveva voglia di fare, spensierato e allegro, anche se la vita, forse, non è sempre stata così buona con lui. E questo lo sa bene anche la compagnia di Teatro Periferico di Cassano Valcuvia, la quale aveva seguito Ibrahim e altri giovani nello spettacolo “Aladdin e i desideri”, andato in scena tra aprile e maggio.
Teatro Periferico ha voluto ricordare Ibrahim sui social media: come tutti i ragazzi, lui aveva vari sogni nel cassetto e infatti voleva tanto avere una bella auto, viaggiare, avere molti soldi e diventare, un giorno, un pizzaiolo. Ibrahim, immigrato in Italia quando era poco più che un bambino, con la speranza e il diritto di possedere una vita migliore e invece, morto annegato.
Queste alcune delle commoventi parole di Teatro Periferico: «Il nostro spettacolo, che Ibrahim interpretava con gioia e leggerezza (mai un malumore, mai un bofonchio) e illuminava con il suo sorriso perfetto, bianchissimo e ancora fanciullesco, incomprensibilmente non indurito dalla vita, finiva con una canzone di Vecchioni “Sogna, ragazzo, sogna”. E allora sogna, Ibrahim, ragazzo, sogna…»
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