(di Fabio Passera) Nasce nella notte dei tempi una storia che, trecentotrentaquattro anni dopo, mantiene inalterati fascino e mistero. Domenica 2 agosto 2026 la comunità di Veddo rinnova l’appuntamento con Bruganten e la sua piccola chiesa, quell’oratorio fortemente voluto da un sacerdote figlio di quelle terre per sancire un legame che già allora egli si immaginava perenne.
Tutta la vicenda parte dal testamento di don Domenico Baroggi ritrovato all’Archivio Diocesano di Milano e datato 20 giugno 1710. Nativo proprio di Veddo, era allora parroco di Campagnano, Garabiolo e Musignano.
Inizia così lo straordinario documento che detta le ultime volontà di don Domenico della casata dei Baroggi, che convinto che “non v’è cosa più certa della morte, ne più incerta dell’ora sua,…”, lasciò il suo testamento perché perennemente i suoi eredi ed in generale tutti gli abitanti di Veddo avessero a cuore le sorti della Chiesa di Bruganten.
Si legge ancora “..Voglio ancora, che siano tenuti, e obbligati far celebrare tre Messe per ogni settimana di qualunque anno sino in perpetuo e all’infinito nell’oratorio o sia chiesa posta nel territorio d’esso luogo di Macagno ove si dice a Broganteno, da me fatta edificare, ad onore e gloria di Dio,….” Il nome prende origine da un valleggio adiacente, ancora in mappa.
Solo in anni recenti, grazie al alcune ricerche nell’Archivio Parrocchiale di Maccagno Superiore, è venuto alla luce un carteggio finora inedito attribuito a Giacomo Antonio Baroggi e steso il 17 gennaio 1785 grazie al quale si è definitivamente potuta ricostruire la data nella quale fu benedetta la Chiesa. Era il 4 agosto 1692, esattamente 334 anni fa.
Dall’archivio parrocchiale di Maccagno Superiore, dal registro delle morti si legge: …“..Addì venti ottobre millesettecentoundici. Il Molto Reverendo Padre Domenico Baroggio Curato di Campagnano morto nel giorno prossimo trascorso nell’età di settantadue anni…
Dedicato alla Madonna della neve, l’Oratorio solo nel 1935 fu aperto al pubblico, dopo che per oltre duecento anni era appartenuto ad una famiglia patrizia del posto, il casato dei Baroggi. Gli abitanti di Veddo trovavano però sempre le porte aperte per una preghiera, un veloce segno di croce, un ristoro dalla calura o dalla fatica dei campi.
Gente semplice e orgogliosa, fiera di abitare in un piccolo centro capace di dare i natali ad un grande architetto come Ferdinando Caronesi, che fece grande l’Italia cogliendo i suoi primi spunti osservando le plastiche geometrie della piccola chiesa. Qualche anno più tardi, la poetessa Ada Negri immortalò per sempre pagine di grande letteratura parlando di Bruganten, dei possenti alberi che la circondavano, della gente che si affannava a trascinare della legna, a mantenere le vigne, a coltivare qualcosa per sfamare i propri figli. Ognuno pensando a un futuro migliore, ma tutti fieri di rimirare il Lago Maggiore dall’alto.
Forse anche di questi due celebri personaggi parlano due aggiunte successive che avvennero alla Chiesa. La prima riguarda la Sacrestia, che lo stesso don Domenico, nel suo testamento, auspicava venisse costruita. Guardando l’edificio dalla facciata, si vede come la porzione dedicata al ricovero dei paramenti sia stata realizzata solo successivamente. In quella piccola sacrestia è ancora custodito il dipinto originale della Madonna, che fu spostato lì solo nel primo decennio del 1900.
Non stupisca che la Sacrestia fu realizzata in un secondo tempo. San Carlo Borromeo e le sue Celebri Visite Pastorali in Valle Veddasca erano avvenute oltre 100 anni prima, e le sue raccomandazioni, che al tempo erano veri e propri ordini ai parroci della zona, erano caduti in disuso.
Ecco da dove nasce la voglia di far nascere un giorno di festa, per ringraziare delle tante opportunità ricevute da questo piccolo fazzoletto di terra. Oggi continua questa tradizione tra sacro e profano, perché Bruganten sopravvive al tempo che fugge via. C’è l’attaccamento al luogo che ti ha visto crescere, il ricordo di anziani saggi e di una quotidianità fatta di esempio. Appena sopra Maccagno, in frazione Veddo.
Il programma della festa: domenica 2 agosto ore 11 S. Messa; al termine, aperitivo insieme.
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