Si è concluso con un’assoluzione il processo nei confronti del 50enne di nazionalità albanese imputato per violenza sessuale e maltrattamenti in famiglia ai danni della figlia minorenne. Il giudice dell’udienza preliminare Rossana Basile, al termine del rito abbreviato celebrato al Tribunale di Varese, ha assolto l’uomo con la formula «perché il fatto non sussiste», respingendo la richiesta di condanna avanzata dalla Procura.
A riportarlo è il quotidiano locale La Prealpina, in un articolo a firma di Massimiliano Martini.
Il pubblico ministero Maria Claudia Contini aveva chiesto sei anni di reclusione, mentre la parte civile, rappresentata dall’avvocato Chiara Di Giovanni, aveva domandato un risarcimento di 50mila euro. Secondo il giudice, tuttavia, gli elementi raccolti nel corso del processo non sono risultati sufficienti a dimostrare la responsabilità dell’imputato oltre ogni ragionevole dubbio. Le motivazioni della sentenza saranno depositate entro novanta giorni.
L’uomo, che ha sempre respinto ogni addebito, era finito sotto processo per fatti che, secondo l’ipotesi accusatoria, si sarebbero verificati tra il 2024 e il 2025 in un comune del Luinese. L’indagine aveva preso avvio dopo la segnalazione del figlio della coppia al 114 – Emergenza Infanzia, facendo scattare il “codice rosso”. Il cinquantenne era rimasto sottoposto a misura cautelare tra carcere e arresti domiciliari per circa un anno e tre mesi.
Secondo la ricostruzione della Procura, la ragazza, all’epoca quindicenne, sarebbe stata vittima di ripetuti maltrattamenti, tra insulti, percosse e limitazioni della libertà personale, in un contesto di continue vessazioni psicologiche e fisiche. Nel capo d’imputazione figuravano inoltre diversi presunti episodi di violenza sessuale, che l’uomo avrebbe commesso quando si trovava da solo con la figlia.
Nel corso del processo la difesa, rappresentata dagli avvocati Valentina Commisso e Giorgio Macchi, ha sostenuto l’infondatezza delle accuse, richiamando anche una consulenza tecnica che ha evidenziato patologie psichiatriche della giovane, ritenute dai legali un elemento tale da incidere sull’attendibilità del suo racconto. Una tesi che il gup, come riferito da Prealpina, ha ritenuto fondata, pronunciando l‘assoluzione da entrambe le imputazioni.
«È una bravissima persona che non meritava di subire questo trattamento», hanno commentato i difensori al termine dell’udienza, ribadendo la convinzione dell’innocenza del loro assistito, che ha sempre negato ogni accusa.
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