Porto Valtravaglia | 18 Giugno 2026

A Porto Valtravaglia il progetto che riporta i giovani verso formazione e lavoro

In Lombardia 157mila giovani sono fuori da studio e occupazione. Con “Coltivare inclusione”, 21 ragazzi hanno completato un percorso formativo, 3 avviati al tirocinio e 1 assunto

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In Lombardia sono circa 157.000 i giovani tra i 15 e i 24 anni che non studiano, non lavorano e non seguono percorsi di formazione. Un fenomeno che continua a rappresentare una delle principali sfide educative e sociali del territorio, nonostante la regione registri uno dei più bassi tassi di abbandono scolastico precoce in Italia, inferiore al 9%. A essere maggiormente esposti al rischio di esclusione sono i giovani provenienti da contesti vulnerabili e gli studenti con background migratorio, che in Lombardia superano le 220.000 unità.

Per rispondere a questa emergenza educativa nasce “Coltivare inclusione”, il progetto promosso da Fondazione Asilo Mariuccia presso il polo educativo di Porto Valtravaglia, in collaborazione con il Consorzio Castanicoltori di Brinzio e grazie al sostegno del bando Emblematico Provinciale di Fondazione Cariplo con la Fondazione Comunitaria del Varesotto.

L’iniziativa ha coinvolto 55 adolescenti italiani e stranieri, tra cui minori stranieri non accompagnati (MSNA) e ragazzi di seconda generazione, spesso lontani dai percorsi educativi tradizionali e caratterizzati da situazioni di forte fragilità sociale. Dei 55 giovani coinvolti nella fase iniziale, 30 si sono iscritti al percorso formativo. Tra questi, 21 hanno completato la formazione, tre sono stati avviati a un tirocinio e uno ha già ottenuto un contratto di lavoro.

Complessivamente, il progetto ha realizzato tre corsi di formazione per un totale di 500 ore dedicate all’apprendimento pratico nel settore della florovivaistica e della castanicoltura. Un approccio che punta a valorizzare il legame con il territorio e a restituire ai giovani strumenti concreti per costruire il proprio futuro.

«Per Fondazione Asilo Mariuccia, il reinserimento formativo di questi ragazzi richiede approcci concreti, esperienziali e fortemente legati al territorio», spiega la presidente della Fondazione, Emanuela Baio. «Nei laboratori, lo studio teorico lascia spazio all’apprendimento attraverso il fare: puntualità, rispetto delle regole, sicurezza, collaborazione e responsabilità diventano strumenti educativi fondamentali per ricostruire senso di autoefficacia e prospettive future. Aver completato ventuno percorsi formativi, avviato tre tirocini e ottenuto un’assunzione è per noi un risultato che attesta la concreta capacità della Fondazione di agire lì dove il bisogno è più profondo e più difficile da raggiungere».

Il progetto si sviluppa nell’Alto Varesotto, un territorio dove la natura, l’agricoltura e la tradizione florovivaistica rappresentano importanti occasioni di crescita educativa e professionale. Determinante è stata la collaborazione con il Consorzio Castanicoltori di Brinzio, che ha contribuito alle attività formative attraverso workshop permanenti dedicati alla castanicoltura.

Per Federico Visconti, presidente della Fondazione Comunitaria del Varesotto, l’iniziativa rappresenta un esempio concreto di come affrontare il fenomeno dei NEET: «I rapporti tra i giovani e il mondo del lavoro sono oggi particolarmente complessi. Per affrontare questa sfida serve una mobilitazione dell’intera società civile, guidata da una progettazione attenta ai bisogni reali, dalla capacità di produrre risultati concreti e dalla volontà di valutare e correggere costantemente il percorso. Fondazione Asilo Mariuccia e i suoi partner hanno dimostrato che questa strada è possibile».

Un valore aggiunto del progetto è stato il lavoro di rete tra istituzioni, educatori, famiglie, scuole e associazioni del territorio. «Lavorare con questi ragazzi ha trasformato anche noi», racconta Emidio Musacchio, psicologo e responsabile del polo educativo di Porto Valtravaglia. «Ci ha spinto a ripensare linguaggi e modalità di coinvolgimento, creando spazi in cui ogni giovane potesse sentirsi accolto senza giudizio. Abbiamo scoperto che alcune ferite possono essere curate solo attraverso una responsabilità condivisa tra comunità educante e territorio».

L’evento conclusivo del progetto si è svolto oggi presso il polo educativo di Porto Valtravaglia alla presenza di partner, istituzioni e autorità locali, offrendo l’occasione per fare il punto sui risultati raggiunti e sulle prospettive future.

Da oltre vent’anni Fondazione Asilo Mariuccia realizza a Porto Valtravaglia percorsi di educazione al lavoro rivolti ai minori più fragili. Attraverso laboratori professionalizzanti e attività formative ha accompagnato oltre 500 ragazzi in percorsi di crescita personale e inserimento lavorativo.

Fondata a Milano nel 1902, la Fondazione è oggi una delle realtà storiche lombarde impegnate nell’accoglienza e nel sostegno di donne con bambini vittime di violenza e minori soli, italiani e stranieri. Attraverso comunità educative, case rifugio, percorsi di semi-autonomia e attività di formazione professionale, continua a promuovere inclusione sociale e opportunità di riscatto per le persone più vulnerabili.

Il tema resta centrale anche a livello nazionale. In Italia sono circa 1,7 milioni i giovani tra i 15 e i 34 anni classificati come NEET. Nella fascia tra i 15 e i 29 anni il tasso raggiunge il 13,3%, collocando il Paese tra i peggiori in Europa. Sebbene l’abbandono scolastico precoce sia sceso all’8,2%, il fenomeno continua a colpire in misura molto maggiore i giovani provenienti da contesti fragili e gli studenti stranieri, per i quali il tasso di dispersione raggiunge il 26,2%, quasi quattro volte superiore rispetto ai coetanei italiani.

In questo scenario, esperienze come “Coltivare inclusione” dimostrano come percorsi educativi basati sul lavoro, sul contatto con il territorio e sulla costruzione di relazioni significative possano rappresentare una risposta concreta per contrastare esclusione sociale, dispersione scolastica e disoccupazione giovanile.

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