Una carriera lunga quasi cinquant’anni dedicata alla comunicazione, alla televisione e alla capacità di parlare a generazioni diverse con semplicità e autenticità. Con queste motivazioni l’Università degli Studi dell’Insubria ha conferito oggi a Gerry Scotti la Laurea Magistrale honoris causa in Scienze e tecniche della comunicazione, nel corso di una solenne cerimonia svoltasi nell’Aula Magna del Rettorato di Varese.
All’evento hanno partecipato la ministra dell’Università e della Ricerca Anna Maria Bernini, la presidente della Conferenza dei Rettori delle Università Italiane Laura Ramacciotti, rappresentanti delle istituzioni, della comunità accademica, del gruppo Mediaset, oltre a familiari e amici del popolare conduttore televisivo.
Ad aprire la cerimonia è stata la rettrice Maria Pierro, che ha definito quella di Gerry Scotti un’esperienza professionale «emblematica», capace di trasformare il sapere in una pratica concreta e condivisa. La rettrice ha sottolineato come il suo modello comunicativo si sia distinto nel tempo per la capacità di coniugare tradizione e innovazione, cultura popolare e linguaggi mediatici complessi, mantenendo sempre credibilità, misura e autenticità.
«In un sistema mediatico in cui il successo è spesso effimero – ha affermato Pierro – la capacità di Gerry Scotti di essere riconosciuto e apprezzato nel tempo per il suo stile garbato, la spontaneità e l’empatia rappresenta un risultato straordinario, che merita di essere studiato prima ancora che celebrato».
Anche la ministra Bernini ha evidenziato il valore del percorso professionale del conduttore: «Gerry Scotti ha attraversato generazioni diverse mantenendo la rara capacità di parlare a tutte. La sua carriera dimostra che la comunicazione più efficace è quella che sa creare relazione e fiducia e che anche l’intrattenimento, quando è di qualità, può trasmettere cultura e stimolare curiosità».
Nel corso della cerimonia è stato trasmesso anche un videomessaggio del presidente della Regione Lombardia Attilio Fontana, che ha ricordato il recente conferimento della Rosa Camuna e la nomina di Scotti ad Ambasciatore per la Ricerca, incarico attraverso il quale promuove la cultura scientifica tra i giovani.
Particolarmente significativa la laudatio pronunciata dal professor Giulio Facchetti, ordinario di Glottologia e Linguistica, che ha individuato nello stile comunicativo del presentatore alcuni elementi distintivi: «empatia e vicinanza emotiva», una vera e propria «grammatica del buonumore», la capacità di gestire tempi e silenzi e una presenza televisiva rassicurante. «Gerry Scotti rappresenta la comfort zone visiva del telespettatore», ha affermato il docente, definendolo anche «un ponte semiotico tra la cultura analogica dei padri e quella digitale dei figli».
La direttrice del Dipartimento di Scienze Umane e dell’Innovazione per il Territorio, Paola Biavaschi, ha invece ricordato come la forza del conduttore risieda nella capacità di costruire un rapporto di fiducia con milioni di persone attraverso uno stile comunicativo fondato su autenticità, chiarezza e rispetto.
Il momento più atteso è stato naturalmente la lectio magistralis del neolaureato honoris causa. Con la consueta ironia, Gerry Scotti ha esordito tra gli applausi con una battuta: «Oddio, ma state parlando di me? Devo credere alle mie orecchie?».
Nel suo intervento ha ripercorso le tappe fondamentali della propria vita e della propria carriera, intrecciando ricordi personali e riflessioni sul valore della comunicazione. Citando Cartesio, Martin Luther King, Gandhi e Galileo, ha spiegato come la fiducia nel proprio pensiero e nella propria voce abbia rappresentato il filo conduttore della sua esperienza professionale. Da qui la frase che ha dato il titolo alla sua lectio: «Da cinquant’anni comunico ergo sum».
Scotti ha raccontato le proprie origini in provincia di Pavia, il padre operaio al Corriere della Sera, la madre e i valori trasmessi dalla famiglia. Ha ricordato con affetto gli anni della scuola e dell’università, confessando di aver festeggiato due debiti in latino e greco perché «erano solo due», e ha rivolto un messaggio agli studenti presenti: «Non date una delusione ai vostri genitori. Provateci sempre ad arrivare in fondo, credeteci».
Non sono mancati i riferimenti agli inizi in radio, quando si occupava dei dischi in vinile, e all’incontro decisivo con Claudio Cecchetto che cambiò il corso della sua vita professionale. Il conduttore ha poi parlato dell’evoluzione della televisione, della pubblicità, dei social network, dei meme e persino dell’intelligenza artificiale, mostrando ancora una volta la capacità di leggere e interpretare i cambiamenti della comunicazione contemporanea.
In chiusura ha citato Madre Teresa di Calcutta, definendola «una grande influencer» per il suo invito a vivere pienamente il presente e a trovare la felicità nel momento.
La riflessione finale è stata tra le più apprezzate dal pubblico: «Avere sempre qualcosa da imparare è l’unica sensazione che vi dà la forza di andare avanti ogni giorno. Ecco perché ora diventare dottore un po’ mi pesa, perché ero abituato a sentirmi sempre quello che è da 50 anni fuori corso».
Al termine della lectio, Gerry Scotti ha ricevuto la pergamena e il tocco accademico tra gli applausi dell’Aula Magna. Con questo riconoscimento, l’Università dell’Insubria ha voluto celebrare non soltanto una carriera di successo, ma soprattutto il valore culturale di uno stile comunicativo capace di rafforzare il legame tra media e società italiana, accogliendo simbolicamente il celebre presentatore «come allievo, ma in realtà come maestro della Scienza della Comunicazione».
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