Varese | 25 Maggio 2026

Il presente e il futuro della sanità per l’Ordine dei Medici di Varese

Al convegno intitolato “Tra il dire e il fare…la responsabilità” la riflessione sulla situazione attuale e sulle prospettive future. «Serve programmazione con responsabilità condivisa»

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Una fotografia dello stato della sanità italiana, ma anche una riflessione sulle prospettive future. Una sfida difficile, quella di coniugare progresso e valori, terapie e innovazione, che l’Ordine dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri della provincia di Varese ha affrontato nell’Aula Magna dell’Insubria in via Ravasi, nel convegno annuale dal titolo “Tra il dire e il fare…la responsabilità”.

Un convegno inaugurato dalla presidente dell’Ordine, la dottoressa Giovanna Beretta che ha evocato «la ricerca di inedite sinergie» e la necessità di un «convinto gioco di squadra». Dopo il saluto del sindaco Davide Galimberti, è intervenuto il dottor Walter Bergamaschi, già direttore generale dell’Ospedale di Circolo di Varese e ora direttore generale della programmazione al Ministero della Sanità.

«Abbiamo un sistema sanitario nazionale efficace, che cura bene, che spende poco», ha dichiarato il dottor Bergamaschi. Un sistema sanitario universalistico «da trasformare per preservare». Alla luce del nuovo piano sanitario nazionale, Bergamaschi ha passato in rassegna alcuni temi decisivi per la sanità del futuro, dalle case e ospedali di comunità alla situazione di medici e infermieri alle differenze territoriali. Nella fase attuale, ha concluso Bergamaschi, è indispensabile una «programmazione con responsabilità condivisa, considerando l’universalità del sistema come una preziosa opportunità».

Sono poi intervenute la magnifica rettrice dell’Insubria, la professoressa Maria Pierro, e la presidente della Scuola di Medicina, la professoressa Francesca Rovera, che si sono soffermate sulla necessità di «umanizzare le cure».

A conclusione del convegno annuale dell’Ordine dei Medici di Varese, ha preso la parola il dottor Mauro Moreno, Direttore generale dell’ASST Sette Laghi, che ha sostenuto la necessità di una forte integrazione tra i vari soggetti (non escluso il terzo settore) e un forte investimento nel capitale umano, da retribuire e motivare in modo adeguato.

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