Alto Varesotto | 13 Maggio 2026

Varese, al via il 17° Festival della Filosofia dei Giovani Pensatori

Tre mattinate intense, in cui la filosofia si fa pratica viva, coinvolgendo studenti di ogni ordine e grado. La prima sarà il 19 maggio, la seconda il 22 e la terza il 29. Di seguito i dettagli

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Si avvia la diciassettesima edizione del Festival della Filosofia dei Giovani Pensatori, l’evento culminante del progetto promosso dall’Università degli Studi dell’Insubria e dall’Ufficio Scolastico Territoriale di Varese, curato dal professor Fabio Minazzi e dalla professoressa Stefania Barile, con la collaborazione del Liceo Scientifico «G. Ferraris», scuola polo del progetto. Tre mattinate, il 19, 22 e 29 maggio, porteranno studenti dalla scuola dell’infanzia alle superiori a confrontarsi con filosofia, scienza, storia, economia, tecnologia, fantasia e impegno civile.

Un programma che, già nel titolo della prima giornata – «Filosofia, storia, economia, finanza e tecnologia» – sembra voler mettere in discussione una separazione che ancora oggi accompagna il modo in cui immaginiamo i diversi saperi. I Giovani Pensatori saranno chiamati a confrontarsi anche con l’ethical hacking, il pensiero di Marx, la logica, l’economia e la finanza etica. Nelle giornate dedicate ai più piccoli, invece, il progetto «Filosofare con i bambini» porterà la riflessione filosofica nella scuola primaria, mentre i «Giovanissimi Pensatori Navigators» lavoreranno sul rapporto tra fantasia, storia, pensiero critico e giustizia sociale.

Non è un dettaglio da poco. La filosofia, quando entra davvero nella scuola, non consiste soltanto nell’imparare nomi, date e sistemi di pensiero, ma significa soprattutto imparare a fare domande. E forse è proprio questo il motivo per cui iniziative come quella dei Giovani Pensatori possono lasciare un’impronta sui ragazzi molto più profonda di quanto si possa immaginare nell’immediato.

Personalmente, ho iniziato ad appassionarmi alla filosofia già al liceo, quando partecipai con il gruppo della mia scuola al Forum della Filosofia. Ricordo quell’esperienza con particolare affetto: non era ancora la filosofia studiata per cinque anni all’università, con la sua complessità, la storia dei concetti e il confronto serrato con i testi, ma era già la scoperta di qualcosa che avrebbe poi accompagnato una parte importante della mia vita. Quell’esperienza mi fece capire che la filosofia poteva essere anche discussione, confronto, ricerca comune, e soprattutto che non era qualcosa di relegato alle pagine dei manuali. Poter ragionare insieme ad altri ragazzi su una questione, ascoltare interpretazioni diverse dalla propria e provare a difendere un’idea significava, in fondo, esercitarsi già allora in una forma di pensiero critico.

Anni dopo ho scelto di studiarla all’università, per cinque anni, fino alla laurea magistrale. E più passa il tempo, più mi convinco che una delle cose più importanti che questo tipo di formazione possa lasciare non sia necessariamente una risposta, ma l’abitudine a non accontentarsi della prima risposta disponibile. È un’attitudine che serve anche molto lontano dalle aule universitarie. Il progetto dei Giovani Pensatori nasce infatti proprio dalla volontà di mettere in comunicazione discipline che troppo spesso vengono presentate come mondi separati. L’Università dell’Insubria, presentando la XVII edizione, ha sottolineato la necessità di superare la tradizionale divisione tra sapere umanistico e sapere scientifico e di promuovere un dialogo interdisciplinare e transdisciplinare.

Ed è una prospettiva particolarmente attuale: in un’epoca nella quale l’intelligenza artificiale e le nuove tecnologie stanno modificando rapidamente il mondo del lavoro, potrebbe sembrare che la risposta debba essere esclusivamente tecnica. Eppure i dati raccontano una situazione più complessa.

Nel Future of Jobs Report 2025, elaborato dal World Economic Forum sulla base delle risposte di oltre mille aziende che rappresentano più di 14 milioni di lavoratori in 55 economie, il pensiero analitico risulta la competenza di base più richiesta dagli employer: il 69% degli intervistati lo considera una core skill. Seguono resilienza, flessibilità e agilità, leadership e influenza sociale, pensiero creativo e consapevolezza di sé. Il rapporto prevede inoltre che entro il 2030 una parte significativa delle competenze richieste nel mondo del lavoro cambierà, mentre continueranno a crescere sia le competenze tecnologiche sia quelle cognitive e creative.

Naturalmente, pensiero analitico non significa automaticamente filosofia e non sarebbe corretto sostenere che un corso di laurea filosofico costituisca una garanzia professionale. Ma è difficile non vedere una consonanza tra queste competenze e alcune delle capacità che la formazione filosofica cerca di esercitare: analizzare un problema, distinguere una premessa da una conclusione, riconoscere un’assunzione implicita, mettere in discussione un concetto apparentemente ovvio, costruire un’argomentazione e confrontarsi con un punto di vista diverso dal proprio. Sono capacità che possono avere applicazioni anche nel mondo delle imprese, della comunicazione, della consulenza, dell’etica aziendale e della gestione delle decisioni. E proprio mentre la tecnologia diventa sempre più presente nei processi lavorativi, cresce anche la necessità di persone capaci di interpretare le conseguenze delle decisioni, non soltanto di eseguire procedure.

La filosofia, in questo senso, non dovrebbe avere bisogno di essere difesa perché «serve a trovare lavoro». È una motivazione troppo povera per una disciplina che nasce proprio dalla domanda su che cosa significhi vivere, conoscere, agire e costruire una società, ma è anche vero che sarebbe altrettanto sbagliato considerarla incapace di avere una ricaduta concreta sul presente. Il valore del pensiero filosofico può emergere proprio quando il mondo cambia rapidamente e le risposte già confezionate diventano insufficienti. Perciò trovo particolarmente significativo che il Festival dei Giovani Pensatori porti questa riflessione non soltanto agli studenti delle scuole superiori, ma anche ai bambini. Il progetto «Filosofare con i bambini» parte infatti dall’idea di esercitare già nella scuola primaria quella capacità di osservare, interrogare e andare oltre ciò che appare immediatamente visibile. Perché forse il pensiero critico non si insegna dicendo ai ragazzi che cosa pensare, ma offrendo loro gli strumenti per capire come pensare.

Ed è forse questa una delle eredità più importanti che esperienze come il Forum della Filosofia che frequentai da adolescente, o oggi il Festival dei Giovani Pensatori, possono lasciare: non necessariamente la scelta di diventare filosofi, ma la consapevolezza che vale la pena fermarsi a pensare prima di accettare il mondo così come ci viene presentato.

Il Festival sarà inoltre l’occasione per premiare la creatività degli studenti con il Premio Gianfranco Brebbia «Giovani», legato al Concorso Cinematografico sulla rilettura contemporanea di Marx. Tre mattinate, dunque, ma anche un’occasione per ricordare che pensare non è un lusso. È una pratica che si può imparare, coltivare e condividere. E che, soprattutto per i più giovani, può cominciare molto prima di una scelta universitaria e accompagnarli molto più lontano di quanto possano immaginare.

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