Nell’ambito della quarta edizione del Festival della Meraviglia, “Storia, storie e storielle”, la mostra “Stories make worlds” si inserisce nel programma ufficiale del Festival, che si svolge tra Laveno Mombello e Luino dall’8 al 10 maggio (con eventi fino al 24 maggio). La mostra è a cura di Andrea Borsato, Francesco E. Guida, Martina Esposito e Anita Ruggiu e si terrà sabato 9 maggio, alle ore 11.30, presso l’Hotel de Charme a Laveno.
Il Festival della Meraviglia è un progetto culturale diffuso sul territorio del Lago Maggiore che promuove il dialogo tra discipline e invita a riflettere sul ruolo della narrazione nella costruzione del presente. Per maggiori informazioni è possibile visitare il sito del Festival, cliccando qui.
“It matters what stories make worlds, what worlds make stories”: le parole di Donna Haraway invitano a riflettere sull’importanza che le storie hanno sulla realtà. Tutto ciò che conosciamo ha la forma di una storia, che si concretizza in un mondo attraverso luoghi, oggetti e personaggi.
La realtà è fatta dall’interdipendenza tra questi mondi e queste storie, che danno forma e visibilità a punti di vista diversi. In questo contesto, i dieci progetti in mostra, in dialogo con la ricerca artistica di Alessandro Puccia, permettono di guardare il presente attraverso un proprio mondo narrativo, un immaginario speculativo che prende vita dalla complessità della realtà per porre delle domande su di essa.
Al centro di ogni scenario, una macchina interattiva concretizza queste riflessioni, rendendo tangibili problemi che appaiono spesso troppo grandi per essere realmente affrontati. Nel contesto delle ultime tre edizioni del Laboratorio di Sintesi Finale C1, gli studenti del Corso di laurea in Design della comunicazione (Scuola del Design, Politecnico di Milano) hanno sviluppato scenari che riflettono su temi come il cambiamento climatico, la sovrapproduzione alimentare e la disinformazione.
“Stories make worlds” colloca i lavori degli studenti all’interno di un universo dove ogni mondo viene messo in relazione con gli altri, a rispecchiare la complessa interdipendenza tra storie diverse che è propria della nostra realtà. All’interno di questa riflessione si colloca la ricerca artistica di Alessandro Puccia, che indaga l’acqua come elemento generativo, memoria e forma.
Attraverso la raccolta di campioni provenienti da diverse parti del mondo, l’artista costruisce immagini che trasformano la materia in racconto e il dato reale in visione. Il suo lavoro si fonda su un processo di osservazione e selezione che rende visibile ciò che normalmente sfugge allo sguardo, restituendo all’acqua la sua dimensione di soggetto: presenza viva, capace di contenere territori, relazioni e memorie.
Il Laboratorio di Sintesi Finale C1 (Antidisciplinary Lab) è uno dei corsi progettuali del terzo anno della Laurea in Design della Comunicazione. Il Laboratorio, condotto dai professori Francesco E. Guida (coordinatore), Pietro Buffa, Alessandro Masserdotti e Giacomo Scandolara, con la collaborazione di un team di collaboratrici e collaboratori, prepara studentesse e studenti alla laurea di primo livello.
La caratteristica dell’Antidisciplinary Lab è che agisce e consente di sviluppare progetti articolati e di sistema tra branding, interaction ed experience, con un approccio speculativo. L’output principale è costituito da “macchine comunicative” che consentono agli utenti di vivere esperienze all’interno di scenari fittizi.
Alessandro Puccia è un artista visivo italiano la cui ricerca si fonda sull’acqua come elemento generativo, mediatore simbolico e soggetto formale. L’acqua, intesa come struttura biologica e veicolo di memoria, diviene per l’artista il punto di origine di una riflessione sul corpo, sul linguaggio naturale e sull’interiorità.
La sua pratica nasce da un percorso personale di trasformazione e si sviluppa in una direzione che coniuga dimensione spirituale e approccio scientifico. Utilizza il microscopio come strumento di indagine visiva, affiancandolo alla fotografia e alle tecnologie digitali per esplorare le forme invisibili e mutevoli dell’acqua. Negli ultimi anni ha avviato una nuova fase della sua ricerca, focalizzata sulla spontaneità della natura, lasciando emergere composizioni libere da interventi artificiali.
L’opera di Puccia si articola tra estetica, ecologia e percezione, ponendo l’acqua come passaggio tra materia e intuizione. Attraverso installazioni, mostre e attività educative, il suo lavoro invita a ripensare il rapporto tra essere umano e ambiente, con particolare attenzione ai temi della sensibilità , della cura e della trasformazione.
La sua ricerca si propone come un attraversamento poetico, ma al contempo concreto, dell’acqua come forma vivente e memoria collettiva.
© Riproduzione riservata
