Luino | 5 Maggio 2026

Andrea Assi, il “fulmine nero” della gravity bike che a Duno ha sbaragliato gli avversari

L’intervista al luinese che ha partecipato alla prima gara del circuito di speed down in Valcuvia: una passione di lunga data per le due ruote e un solo obiettivo, divertirsi

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Sull’impegnativa discesa di Duno, dove il manubrio della gravity non si gira, si accompagna, ed il freno non interrompe, decide, un fulmine nero, di un temporale improvviso, sbaraglia gli avversari nel round di apertura del competitivo campionato speed down riguardante il Varesotto.

Scopriamo chi è Andrea Assi, questo il suo nome, temerario corridore luinese, che si candida come nuovo protagonista nel mondo delle bici spinte dalla forza di gravità.

Ti aspettavi di vincere alla prima uscita?

Ad essere sincero no, anche se sapevo di poter far bene perché nelle due gare disputate l’anno scorso contro gli stessi rivali avevo ottenuto un primo e un secondo posto. Comunque fino a quando non tagli il traguardo può succedere di tutto.

Com’è stata la gara inaugurale di Duno?

All’inizio mi ha spiazzato, pensavo di trovarmi a mio agio nella guida, invece nel warm up mi sono fatto rifilare quattro secondi da Fabio Fasolio. Ho capito che dovevo cambiare qualcosa, così con l’aiuto dello stesso “Santo” Fabio ho sostituito il manubrio con un altro più stretto per migliorare la guidabilità e ho aumentato la pressione delle gomme per ottenere una miglior scorrevolezza. Da quel momento i tempi sono andati in progressivo miglioramento, fino alla vittoria.

Da dove nasce la tua passione per le due ruote?

Un giorno nel centro di Varese vidi esposta nella vetrina di un locale, l’Oca Ubriaca si chiamava, una bici appartenente al proprietario. Era una fixed bike, o meglio una bici a scatto fisso priva di freni. La provai e fu subito amore appassionato. La prima gara fu la Skid World a Milano, avevi cinquanta metri di rincorsa e poi con la forza delle gambe sui pedali dovevi bloccare la ruota posteriore. Chi otteneva la frenata più lunga vinceva. Quel giorno mi scoppiarono due copertoni, ma portai a casa il quinto posto.

In seguito ho disputato anche delle Alleycat dove bisognava raggiungere dei check point cartina alla mano. Vinceva chi impiegava meno tempo. Si trattava di gare poco legali. Nei Ravens del 2017 mi sono piazzato al secondo posto del campionato italiano. Posso ritenermi fortunato di poter raccontare di aver preso parte a ben cinque Red Hook a Milano, ultima tappa del mondiale fixed. Solo chi l’ha vissuta può capire cos’è! Ricordo anche un impresa ai limiti della follia durante un allenamento: salire da Vira all’Alpe Neggia con lo scatto fisso!

Obiettivi stagionali?

Cercherò di fare del mio meglio in ogni gara, ma l’unico obiettivo è divertirmi con questa nuova grande famiglia. Mi piacerebbe creare un gruppo, attirare nuove persone perché questo è un ambiente bello e sano. Tramandare questa passione ai nostri figli sarebbe una cosa grandiosa e grazie a Luino Notizie so di giocarmi una gran carta.

Sei competitivo anche fuori dalle corse?

Sì, provo ad essere sempre competitivo in ogni disciplina e se non riesco a vincere sono il primo ad andare a festeggiare con gli avversari.

C’è una tua versione che non si è ancora vista?

No, io sono così: un quarantaseienne sempre quindicenne…

La tua vita da sportivo ti soddisfa?

Ormai mi considero un finto sportivo. In queste gare non serve una gran forma fisica, anzi, più pesi in teoria dovresti migliorare i tempi.

Prossima gara?

Domenica 17 maggio saremo a Mesenzana e capirò se ho delle possibilità dì vincere solo vedendo i crono dei rivali.

Ringraziamenti?

Un grosso grazie a Fabio Fasolio, Marco Otta e Vincenzo La Bua per la preziosa collaborazione, oltre ad Alex Riggi che tiene sempre sul pezzo tutto il gruppo.

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