Evaristo Scalco, l’artigiano 67enne residente a Cittiglio che nel novembre 2022 aveva ucciso un muratore peruviano di 41 anni che stava festeggiando con degli amici la nascita del suo bambino nel centro storico di Genova, scagliandogli contro una freccia, ha lasciato gli arresti domiciliari per fare ingresso nel carcere di Opera, a Milano.
Lo riporta il quotidiano locale La Prealpina in un articolo a firma di Luca Testoni, spiegando che, dopo oltre tre anni di arresti domiciliari, l’ingresso in carcere è conseguenza del fatto che la condanna a 21 anni per omicidio volontario aggravato da futili motivi è definitiva.
Attualmente Scalco si trova recluso nel centro clinico dell’istituto penitenziario milanese, poiché deve ancora riprendersi da un’operazione chirurgica delicata. I suoi difensori, gli avvocati Jacopo Pensa e Federico Papa, avevano tentato di ottenere un rinvio dell’esecuzione della pena, sostenendo che le sue condizioni di salute non fossero compatibili con la detenzione. Richiesta però respinta dalla Procura generale di Milano.
I legali non hanno tuttavia intenzione di abbandonare questa strada: tutta la documentazione clinica è stata trasmessa al Tribunale di Sorveglianza che, a sua volta, ha richiesto al medico del penitenziario una valutazione aggiornata sullo stato di salute del detenuto e sulla sua compatibilità con il regime carcerario. L’obiettivo dichiarato è quello di ottenere il ritorno ai domiciliari.
Sul piano della ricostruzione dei fatti, La Prealpina ricorda che la Corte d’Assise d’Appello di Milano aveva inquadrato il gesto di Scalco nell’ambito del cosiddetto dolo eventuale: quella sera, infastidito dal rumore proveniente dalla strada sotto l’appartamento che aveva affittato nel centro storico genovese, e irritato dalle risate con cui il gruppo aveva risposto alle sue proteste, l’artigiano di Cittiglio aveva scoccato la freccia dalla finestra verso il peruviano. Pur non avendo pianificato di uccidere, aveva comunque consapevolmente accettato il rischio che la sua azione potesse rivelarsi letale.
La sentenza ha però anche registrato, a suo parziale credito, che non appena vide la vittima a terra immobile, Scalco mostrò segni immediati di pentimento spontaneo.
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