Nell’aprile del 1526 mons. Francesco Ladino, vescovo ausiliare di Milano, giunse in questa zona del lago Maggiore e consacrò la chiesa del Convento di santa Maria di Trezzo, la chiesa di san Martino di Campagnano, quella di Graglio e di Armio e in seguito sia quella di Maccagno superiore sia quella di Curiglia, come riportato dai documenti e dalle lapidi presenti ancor oggi in alcune chiese, fa sapere grazie alla sua ricerca Claudio Terzi.
Il cardinale Federico Borromeo, nel 1596, scrisse che tali consacrazioni furono volute dalla popolazione, e ciò probabilmente per celebrare il ritorno di questi territori alla Chiesa di Milano dopo l’occupazione degli Elvetici che, con lo scisma luterano, erano considerati eretici.
«L’anniversario attuale è stato l’occasione per approfondire la storia della valle Veddasca dagli inizi del Cinquecento al secolo scorso, utilizzando prevalentemente i documenti depositati presso l’Archivio di Stato di Milano e l’Archivio storico Diocesano di Milano» afferma Terzi.
Dai dati più vecchi ritrovati, quelli del 1569, risulta che da Biegno a Campagnano, compresi Monteviasco e Curiglia, in valle vivevano circa 1588 anime divise in 276 fuochi o nuclei familiari. Si aggiungono a questi gli abitanti di Maccagno Superiore, 120 divisi in 32 fuochi e quelli di Maccagno Inferiore, 179 divisi in 38 fuochi, risulta il che il territorio era abitato da 1887 abitanti, divisi in 346 nuclei familiari.
Inoltre, dai racconti delle visite pastorali e vicariali, risulta che le vie di comunicazione consistevano in sentieri lungo i versanti delle montagne spesso pericolosi, stretti e “paurosi”, cosa che rendeva molto difficili gli spostamenti.
«L’esame dei documenti di quei periodi ha permesso quindi di farsi un’idea di come vivesse la popolazione della valle – continua Claudio Terzi -, di quali fossero le sue abitudini, i rapporti tra gli abitanti, soprattutto verso quelli più deboli, ma anche le relazioni con la Chiesa e con il prete locale».
Delle cinque chiese consacrate da Ladino nel 1526 quattro sono state nel tempo abbattute e ricostruite, solo una è rimasta, sebbene con qualche modifica: si tratta dell’antica parrocchiale di Maccagno Superiore, oggi dedicata a Sant’Antonio di Padova, visitabile solo occasionalmente.
«Partendo quindi dalle chiese consacrate da mons. Ladino ho seguito l’evoluzione della loro struttura e della loro storia che comprende anche quella delle loro popolazioni, visto che le chiese erano costruite e mantenute dalla popolazione stessa, informazioni che, sinteticamente, ho riportato in un volumetto che sarà disponibile da inizio maggio presso alcune chiese della valle e che si potrà poi trovare anche nell’edicola di Maccagno» conclude Claudio Terzi.
(a cura di Claudio Terzi – Foto da https://www.parrocchiamaccagno.it/)
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