Luino | 13 Aprile 2026

«Accogliere come vorremmo essere accolti», l’esperienza di tutrice di minori nel Luinese

Mariella Martorana, del Gruppo di Lavoro per l’Integrazione, racconta il percorso che l’ha portata a seguire tre giovani stranieri non accompagnati dal punto di vista formale, ma non solo

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(A cura di Mariella Martorana del Gruppo di Lavoro per l’Integrazione del Comune di Luino) Tutti noi sappiamo cos’è l’empatia: la capacità di mettersi nei panni degli altri. C’è chi è naturalmente predisposto e chi meno, ma è anche una competenza che può essere coltivata attraverso l’incontro e il confronto con le altre persone.

Io non so se lo sono o no, ma sicuramente, quando si tratta di ragazze e ragazzi, sono particolarmente empatica e, di conseguenza, sensibile anche agli adulti che ci sono dietro questi giovani.

Credo sia questo il motivo principale che mi ha fatto partecipare all’incontro organizzato dal Gruppo di Lavoro per l’Integrazione del Comune di Luino, il 7 novembre 2024, in cui veniva presentata la figura del tutore o tutrice di minori stranieri non accompagnati (MSNA).

Mi sono chiesta: come vorrei che fossero accolti i nostri ragazzi se si trovassero in un Paese diverso? E se il viaggio per arrivarci fosse pericoloso, difficile, emotivamente devastante, come mi augurerei venissero accolti e aiutati?

Ecco perché ho voluto entrare in questo mondo del tutoraggio, nonostante gli inevitabili dubbi: avrò il tempo? Quali responsabilità avrò? Sarò in grado di mantenere il giusto equilibrio tra coinvolgimento e distanza? Il modo migliore per rispondere era provarci. E così ho fatto, come avrei sperato accadesse se fossero stati i miei figli o i ragazzi del nostro paese a trovarsi in quella situazione.

Durante il corso di formazione ho acquisito alcune conoscenze normative che mi hanno rassicurata: la responsabilità del tutore è prevalentemente formale. Il ruolo consiste, ad esempio, nel firmare richieste per visite mediche, documenti e percorsi formativi, ma anche nell’essere un punto di riferimento. Il corso ha offerto anche indicazioni preziose sulla gestione emotiva: essere presenti, affiancare il lavoro delle comunità che accolgono i minori, collaborare senza sostituirsi o contrapporsi alle modalità educative adottate.

Attualmente sono tutrice di tre ragazzi: due ospiti dell’Asilo Mariuccia di Porto Valtravaglia e uno della Comunità Ballafon di Castelveccana. Ogni comunità ha un proprio progetto educativo, ma l’obiettivo è comune: favorire l’inserimento e offrire concrete opportunità future, sia lavorative sia sociali. Educatrici, educatori e dirigenti conoscono bene questi ragazzi e lavorano con professionalità per costruire percorsi adeguati a ciascuno.

Collaborare non è difficile: è fondamentale mettersi in ascolto, ricordando che ciò che vediamo è solo una parte di un progetto più ampio.

E i “miei” ragazzi? Sono esattamente come i nostri adolescenti: simpatici, alcuni più pigri, altri più intraprendenti. Ognuno con la propria personalità, non riducibile all’etichetta di “migrante”. Hanno sogni, progetti, il desiderio di costruirsi nuove opportunità, proprio come i nostri ragazzi quando vanno all’estero per studiare o lavorare.

Certo, il punto di partenza è diverso: i nostri viaggiano in aereo, hanno un alloggio e una famiglia che può sostenerli. Questi ragazzi, invece, spesso devono inviare denaro alle famiglie per ripagare il debito del viaggio.

Come ricordano gli psicologi sociali Tajfel e Allport, uno dei modi per passare dalla competizione alla cooperazione tra gruppi è la conoscenza reciproca: frequentarsi, condividere esperienze, lavorare per un obiettivo comune. Il tutoraggio è un’opportunità concreta in questa direzione: conoscere questi ragazzi e accompagnarli, facendo capire loro che non sono soli. Perché sostenere il loro futuro significa contribuire al futuro di tutta la società.

Grazie a questa iniziativa del Gruppo di Lavoro per l’Integrazione, partita nel 2024, nel nostro territorio abbiamo 8 tutrici e tutori volontari che svolgono questa importante attività per la crescita e l’inserimento di questi ragazzi.

A breve organizzeremo un’altra serata per far conoscere la figura del tutore volontario. Chi volesse ricevere informazioni sulla figura del tutore volontario e su come si diventa tutori volontari può scrivere alla mail della Comunità Operosa Alto Verbano: comunitaoperosa@gmail.com.

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