Alto Varesotto | 1 Aprile 2026

Acque più sicure tra Italia e Svizzera: nasce il progetto Interreg SAI

Presentato a Varese il progetto transfrontaliero "Salvaguardia Acquae Insubriae": un milione di euro per monitorare i laghi Maggiore e Ceresio con tecnologie innovative e approccio "One Health"

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Si è svolta a Varese la presentazione ufficiale del progetto SAI – Salvaguardia Acque Insubriae, un’iniziativa transfrontaliera che punta a rafforzare la tutela delle acque dei laghi Maggiore e Ceresio attraverso sistemi di monitoraggio innovativi e un approccio integrato alla salute ambientale.

Il progetto, finanziato con circa un milione di euro, di cui oltre 884mila destinati ai partner italiani, avrà una durata di 30 mesi e mira a rivoluzionare le modalità di controllo e prevenzione dei rischi legati agli ecosistemi lacustri.

Cuore dell’iniziativa è l’utilizzo di tecnologie automatiche e open-source per il monitoraggio delle acque, affiancate all’approccio “One Health“, che considera in modo integrato la salute dell’uomo, degli animali e dell’ambiente. Tra le principali criticità che il progetto intende affrontare figurano contaminanti emergenti come PFAS, antibiotico-resistenza e tossine prodotte dai cianobatteri.

«Il progetto SAI rappresenta un passo decisivo per la tutela dei laghi insubrici e per il rafforzamento della cooperazione tra Italia e Svizzera», ha dichiarato Massimo Sertori, assessore regionale agli Enti locali e Risorse Idriche.

Sulla stessa linea Marco Magrini, presidente della Provincia di Varese, ha sottolineato il valore strategico dei laghi per il territorio: «Non sono solo identità, ma una leva fondamentale per il turismo, economia e salute. La qualità delle acque incide direttamente sulla vita dei cittadini».

Per Salvatore Gioia, direttore generale di ATS Insubria, «il progetto rappresenta un investimento concreto per la sicurezza delle comunità, capace di integrare tecnologie avanzate e monitoraggi automatici per rafforzare la prevenzione dei rischi sanitari e ambientali».

Importante anche il contributo del mondo accademico e scientifico. L’Università dell’Insubria, coinvolta nel progetto, conferma il proprio impegno nei programmi Interreg, come evidenziato dal Prorettore Vicario Umberto Piarulli.

La Direttrice del Dipartimento di Biotecnologie e Scienze della Vita, Flavia Marinelli, ha ribadito il valore delle collaborazioni multidisciplinari per la salvaguardia del territorio. Capofila svizzero è SUPSI- Scuola Universitaria Professionale della Svizzera Italiana, che ha evidenziato l’importanza di una cooperazione scientifica concreta e orientata ai risultati. Fondamentale anche il contributo alle autorità ticinesi, che hanno sottolineato la necessità di protocolli condivisi per affrontare eventuali emergenze.

Tra i partner figura anche IZSLER Istituto Zooprofilattico Sperimentale Lombardia-Emilia Romagna, che metterà a disposizione le proprie competenze per analisi su pesci e acque, con particolare attenzione alla presenza di contaminanti chimici e agenti zoonotici.

L’incontro, indotto da Alfonso Grisolia del Segretariato Congiunto Interreg Italia-Svizzera, ha visto la partecipazione anche di numerosi partner istituzionali e scientifici. Il coordinamento scientifico è stato affidato a Marco Farioli di ATS Insubria, che ha evidenziato l’importanza di una governance condivisa, capace di rispondere in modo tempestivo alle sfide ambientali e sanitarie.

Con il progetto SAI prende così forma un modello di collaborazione transfrontaliera che punta a coniugare innovazione, tutela ambientale e salute pubblica, rafforzando la sicurezza e la qualità delle acque dei laghi Maggiore e Ceresio.

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